TOKYO – Un muro invalicabile eretto in nome della tradizione. La Prima Ministra del Giappone, Sanae Takaichi, ha spento nuovamente le speranze di chi auspicava un’apertura storica per la più antica monarchia ereditaria del mondo. Intervenendo in Parlamento, la leader 64enne, figura di spicco dell’ala più conservatrice del Partito Liberal-democratico (PLD), ha ribadito con fermezza la sua contrarietà a qualsiasi modifica delle regole di successione della famiglia imperiale. L’accesso al Trono del Crisantemo, ha sentenziato, deve rimanere un’esclusiva dei soli discendenti maschi.

Una posizione che non sorprende, data la nota caratura nazional-conservatrice della Premier su temi identitari, ma che assume un peso specifico in un momento storico cruciale per il futuro della dinastia. La famiglia imperiale, infatti, si trova ad affrontare una grave crisi numerica, con un numero sempre più esiguo di eredi maschi idonei a garantire la continuità della linea di sangue.

Il parere degli esperti e il peso della tradizione

Nel suo discorso, la Premier Takaichi ha fatto riferimento alle conclusioni di un panel di esperti governativi che ha esaminato la delicata questione. Pur affermando di “rispettare” il lavoro della commissione, ha di fatto sposato la linea più conservatrice emersa, giudicando “appropriato limitare l’eleggibilità ai discendenti maschi appartenenti al lignaggio imperiale”. Questa dichiarazione ignora di fatto la crescente pressione dell’opinione pubblica: numerosi sondaggi, infatti, registrano da tempo un ampio e trasversale sostegno all’ipotesi di vedere un giorno un’imperatrice regnante sul trono.

La legge che regola la successione, la Legge sulla Casa Imperiale del 1947, è molto chiara: solo i discendenti in linea maschile del lignaggio imperiale possono ascendere al trono. Questa norma ha conseguenze dirette e significative: le principesse imperiali, infatti, perdono il loro status e i loro titoli nel momento in cui sposano un uomo comune, non di sangue blu, venendo di fatto escluse dalla famiglia. Un esempio recente che ha fatto molto discutere è stato quello della ex principessa Mako, nipote dell’imperatore emerito Akihito, che ha rinunciato al suo status per sposare il fidanzato borghese Kei Komuro.

Una crisi dinastica alle porte

La rigidità di queste regole, combinata con il calo demografico che affligge l’intero Giappone, ha portato la famiglia imperiale sull’orlo di una crisi di successione. Attualmente, la linea di successione è estremamente ristretta. Dopo l’attuale Imperatore Naruhito, che ha una sola figlia, la Principessa Aiko, i prossimi in linea sono:

  • Il Principe Ereditario Fumihito (Akishino), fratello minore dell’Imperatore.
  • Il Principe Hisahito, figlio di Fumihito, attualmente l’unico maschio della sua generazione.
  • Il Principe Masahito (Hitachi), zio dell’Imperatore, che ha però 89 anni.

È evidente come il futuro della dinastia poggi interamente sulle spalle del giovane Principe Hisahito. Se non dovesse avere figli maschi, la più antica monarchia del mondo, che secondo la tradizione risale al 660 a.C., si troverebbe di fronte a un’interruzione senza precedenti.

La visione conservatrice di Takaichi: non solo il trono

La ferma opposizione di Sanae Takaichi alla successione femminile si inserisce in un quadro ideologico più ampio, volto alla difesa strenua dei valori tradizionali giapponesi. La Premier, infatti, è nota per le sue posizioni intransigenti anche su altre questioni sociali. Si oppone apertamente, ad esempio, all’introduzione del doppio cognome per le coppie sposate, una misura fortemente richiesta dai movimenti per la parità di genere ma vista dai conservatori come una minaccia all’unità e alla struttura tradizionale della famiglia.

Questa coerenza conservatrice genera però un paradosso, come sottolineato dalle opposizioni. Sanae Takaichi è la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro nella storia del Giappone, un traguardo storico che ha rotto un importante “soffitto di cristallo”. Tuttavia, la composizione del suo governo riflette una scarsa rappresentanza femminile, con solo due ministre. Una scelta che, secondo i critici, evidenzia le resistenze interne al suo stesso partito e la sua scarsa propensione a promuovere attivamente la parità di genere ai vertici del potere.

Il dibattito pubblico e le possibili alternative

Nonostante la chiusura della Premier, il dibattito nel Paese rimane acceso. La popolarità della Principessa Aiko, figlia dell’Imperatore, è molto alta e molti cittadini la vedrebbero di buon grado come futura sovrana. Le proposte per superare l’impasse sono diverse. Oltre alla modifica della Legge sulla Casa Imperiale per includere le donne nella linea di successione, si è discusso di altre opzioni, come:

  1. Permettere alle principesse di mantenere il loro status imperiale anche dopo il matrimonio con un uomo comune, creando così nuovi rami della famiglia.
  2. Reintegrare nella famiglia imperiale, tramite adozione, i discendenti maschi di rami cadetti che furono esclusi dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Queste soluzioni, tuttavia, incontrano la forte resistenza dell’ala conservatrice, che vede nella patrilinearità un elemento fondante e irrinunciabile dell’istituzione imperiale. La posizione di Sanae Takaichi sembra, per ora, chiudere la porta a ogni compromesso, lasciando il futuro del Trono del Crisantemo sospeso tra il rispetto di una tradizione millenaria e l’urgenza di un adattamento ai tempi moderni che appare sempre più ineludibile.

Di atlante

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