Le acque dei Caraibi tornano a essere teatro di altissima tensione. Un incidente marittimo al largo delle coste cubane ha riacceso la storica ostilità tra L’Avana e Washington, inserendo nel complesso quadro geopolitico anche la voce della Russia. Mercoledì, una motovedetta della guardia costiera cubana ha aperto il fuoco contro un motoscafo registrato in Florida, causando la morte di quattro persone e il ferimento di altre sette. L’episodio ha immediatamente provocato reazioni opposte e una pericolosa escalation verbale, con il Cremlino che ha prontamente difeso l’operato delle forze cubane.

La dinamica dello scontro: due versioni contrapposte

Secondo la versione ufficiale del Ministero dell’Interno cubano, l’incidente è avvenuto nella mattinata del 25 febbraio, quando un motoscafo con numero di registrazione FL7726SH è entrato illegalmente nelle acque territoriali, spingendosi fino a un miglio nautico a nord-est di Cayo Falcones, nella provincia di Villa Clara. Le autorità de L’Avana sostengono che, all’avvicinarsi di una motovedetta per l’identificazione, dall’imbarcazione statunitense sarebbero partiti dei colpi d’arma da fuoco che hanno ferito il comandante dell’unità cubana. A quel punto, i militari avrebbero risposto al fuoco, in quella che viene descritta come una legittima operazione di difesa della sovranità nazionale contro “aggressori stranieri”. Cuba ha inoltre denunciato il ritrovamento a bordo di un vero e proprio arsenale, composto da fucili d’assalto, armi corte, esplosivi e uniformi mimetiche, definendo l’azione un tentativo di “terrorismo”.

Di tutt’altro avviso la versione che emerge da fonti non ufficiali statunitensi. Un funzionario americano, citato dal New York Times, ha descritto l’imbarcazione come un motoscafo civile a bordo del quale vi erano cittadini cubani intenti a recuperare alcuni parenti dall’isola. Questa narrazione dipinge uno scenario di disperazione, legato alla grave crisi economica e sociale che Cuba sta attraversando, aggravata dalle recenti sanzioni americane che hanno quasi azzerato le forniture di petrolio.

Le reazioni internazionali: Washington indaga, Mosca approva

La reazione di Washington non si è fatta attendere. Il senatore Marco Rubio, figura di spicco della politica estera statunitense e di origine cubana, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno raccogliendo informazioni in modo indipendente e non si baseranno esclusivamente sulla versione fornita da L’Avana. “Quando avremo più informazioni, saremo pronti a rispondere di conseguenza”, ha affermato, sottolineando come lo status quo a Cuba sia ormai “insostenibile”. Anche il vicepresidente J.D. Vance ha confermato che la Casa Bianca sta monitorando attentamente la situazione.

In questo scenario già teso, si è inserita con forza la Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato senza mezzi termini che la guardia costiera di Cuba “ha fatto quello che doveva fare”. Pur invitando tutte le parti alla moderazione, Peskov ha di fatto legittimato l’uso della forza da parte dell’alleato cubano, definendo la situazione generale intorno all’isola come una “escalation”. Questa presa di posizione non sorprende, data la storica alleanza tra Mosca e L’Avana, recentemente rafforzata anche in opposizione al blocco economico imposto dagli USA.

Un contesto di crisi e tensioni geopolitiche

L’incidente non può essere analizzato come un episodio isolato. Si colloca in un contesto di profonda crisi per Cuba, che soffre una delle peggiori carenze energetiche e di beni di prima necessità degli ultimi trent’anni, una situazione che Washington spera possa portare a un cambio di regime. L’Avana, dal canto suo, denuncia da tempo tentativi di infiltrazione armata e destabilizzazione provenienti dal territorio statunitense. Non è la prima volta, infatti, che si verificano incidenti marittimi di questa natura nelle acque cubane.

La ferma presa di posizione del Cremlino, inoltre, inserisce la crisi locale in una cornice globale. Mosca vede nella difesa di Cuba un’opportunità per contrastare l’influenza statunitense e rafforzare un asse di nazioni ostili alle politiche occidentali. L’intervento di Peskov è un chiaro messaggio a Washington: Cuba non è sola e qualsiasi azione contro l’isola avrà ripercussioni sul piano internazionale.

Mentre le indagini proseguono per identificare con certezza le vittime e chiarire ogni dettaglio dell’accaduto, la tensione diplomatica tra Stati Uniti e Cuba, con la Russia a fare da sponda, è salita a un livello di guardia che non si vedeva da tempo, riportando i fantasmi della Guerra Fredda nelle calde acque dei Caraibi.

Di atlante

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