ROMA – L’incertezza regna sovrana a poche settimane dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo 2026. Secondo l’ultimo sondaggio condotto da Youtrend per Sky TG24 e diffuso in data odierna, l’esito della consultazione appare strettamente legato al numero di cittadini che si recheranno alle urne. I dati mostrano un Paese sostanzialmente diviso a metà, con il fronte del “No” che guadagna terreno e si posiziona in vantaggio in uno scenario di partecipazione contenuta.

L’affluenza: l’ago della bilancia

L’analisi di Youtrend delinea due scenari principali, entrambi plausibili, che consegnano un quadro politico complesso e in piena evoluzione. La vera partita si giocherà sulla capacità dei due comitati, per il Sì e per il No, di mobilitare il proprio elettorato di riferimento.

  • Scenario a bassa affluenza: In questa ipotesi, che considera unicamente gli elettori che si dichiarano “sicuramente” intenzionati a votare (stimata al 46,0%), il “No” prevarrebbe in modo netto con il 53,1% delle preferenze, contro il 46,9% del “Sì”. Questo dato suggerisce l’esistenza di un nucleo di oppositori alla riforma più coeso e determinato a esprimere il proprio dissenso.
  • Scenario ad alta affluenza: Qualora la partecipazione al voto si allargasse, includendo anche coloro che “probabilmente” andranno a votare (con un’affluenza potenziale stimata al 55,4%), la situazione cambierebbe radicalmente. In questo caso, si assisterebbe a un perfetto testa a testa, con entrambi gli schieramenti, “Sì” e “No”, appaiati al 50,0%. Un equilibrio che rende impossibile qualsiasi previsione certa e che sottolinea l’importanza della campagna elettorale nelle prossime settimane per convincere gli indecisi.

È interessante notare come nelle ultime settimane la percentuale del “No” sia cresciuta in entrambi gli scenari delineati, un trend che indica una rimonta significativa e che mette in discussione il vantaggio che i sondaggi precedenti attribuivano al “Sì”.

La polarizzazione del voto politico

Il sondaggio mette in luce anche una profonda spaccatura politica. Il voto al referendum sembra seguire fedelmente le linee di demarcazione tra maggioranza e opposizione, trasformando la consultazione in un vero e proprio test per il governo.

Tra gli elettori dei partiti di centrodestra, il “Sì” alla riforma raccoglie un consenso quasi plebiscitario, superando il 92% in entrambi gli scenari di affluenza. In particolare, gli elettori di Fratelli d’Italia si mostrano i più compatti, con percentuali che sfiorano il 98%. Sul fronte opposto, nel cosiddetto “Campo Largo” che unisce le forze di centrosinistra, il “No” è la scelta prevalente per circa nove elettori su dieci. Questa netta polarizzazione indica come il dibattito sui contenuti della riforma si sia in gran parte sovrapposto a un giudizio sull’operato dell’esecutivo.

I contenuti della Riforma al centro del dibattito

Il referendum del 22 e 23 marzo, essendo di natura costituzionale confermativa, non prevede il raggiungimento di un quorum. Sarà valido indipendentemente dal numero di votanti e l’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi espressi. I cittadini saranno chiamati a esprimersi sull’approvazione del testo di legge che modifica ben sette articoli della Costituzione.

I punti cardine della riforma, nota anche come “Riforma Nordio”, sono:

  1. La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri).
  2. Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in due organi distinti, uno per ciascuna delle due carriere.
  3. L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo con il compito di giudicare le infrazioni disciplinari dei magistrati.

Una riforma complessa, che secondo i suoi sostenitori mira a una maggiore efficienza e responsabilità del sistema giudiziario, ma che per i suoi detrattori rischia di minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Nota Metodologica

Il sondaggio è stato realizzato da Youtrend per Sky TG24 con metodologia CAWI tra il 24 e il 25 febbraio 2026. Il campione è composto da 809 intervistati, rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia e stratificato per quote di genere, età, titolo di studio e ripartizione geografica ISTAT. Il margine di errore statistico è stimato al +/- 3,4%, con un intervallo di confidenza del 95%.

Di veritas

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