Una tragedia che ha scosso l’Italia intera, lasciando dietro di sé una scia di dolore, rabbia e interrogativi angoscianti. La morte del piccolo Domenico Caliendo, di soli due anni e mezzo, avvenuta all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore, è diventata il centro di una complessa inchiesta giudiziaria che si snoda tra Bolzano e il capoluogo campano. Una vicenda intricata, fatta di accuse reciproche tra équipe mediche, presunte negligenze e una disperata ricerca della verità da parte dei genitori del bambino. Al centro di tutto, un cuore, donato per dare una nuova speranza di vita e diventato invece simbolo di un dramma che presenta ancora troppe zone d’ombra.

L’accusa di Bolzano: “Significative criticità operative del team di Napoli”

A gettare un’ombra pesante sull’operato dell’équipe medica dell’ospedale Monaldi di Napoli è una relazione inviata il 18 febbraio scorso dal dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute. Il documento, durissimo nei toni, elenca una serie di “significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli” durante l’intervento di espianto del cuore, avvenuto il 23 dicembre all’ospedale San Maurizio di Bolzano.

Le contestazioni mosse dalla sanità altoatesina sono precise e circostanziate e riguardano diversi aspetti cruciali dell’operazione:

  • Procedura chirurgica: Viene segnalato un drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, che avrebbe causato una “massiva congestione di fegato e cuore”, tanto da richiedere un intervento correttivo d’emergenza da parte del team di Innsbruck, presente per l’espianto di altri organi.
  • Dotazione tecnica incompleta: L’équipe napoletana sarebbe giunta a Bolzano priva di sacche e contenitori adeguati per il trasporto dell’organo, che sarebbero stati forniti dal personale di Bolzano e dal team austriaco. Inoltre, viene contestata una quantità insufficiente di materiale refrigerante.
  • Gestione dell’anticoagulante: La relazione parla di “incertezza in merito alla gestione dell’eparina”.

A queste accuse, l’ospedale Monaldi ha replicato riportando un’interlocuzione avvenuta in sala operatoria, in cui l’équipe partenopea avrebbe chiesto di integrare il ghiaccio e, alla domanda del personale locale se dovesse essere sterile o meno, avrebbe risposto di considerare “tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione”. Una risposta che solleva ulteriori perplessità sulla procedura seguita.

Il “giallo” del secondo espianto e la disperata ricerca della verità

La relazione di Bolzano contiene un altro passaggio che ha creato un vero e proprio “giallo”: si fa riferimento a una comunicazione post-prelievo secondo cui il cuore, una volta a Napoli, “sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato per una disfunzione primaria dell’organo”. Una circostanza seccamente smentita da Roma, che ha precisato: “Domenico è morto con il cuore arrivato da Bolzano nel petto”. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, chiede ora chiarezza, per capire se si sia trattato di dichiarazioni mendaci o di un’errata ricostruzione da parte dell’azienda bolzanina.

La madre del piccolo, Patrizia Mercolino, in un gesto di disperata determinazione, ha depositato in Procura la registrazione audio di una conversazione avuta con il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto. Nel file audio, al medico verrebbero attribuite parole pesanti come: “Le ho detto che si poteva rioperare solo per disperazione”.

L’inchiesta giudiziaria: sette indagati e cellulari sotto sequestro

Mentre il rimpallo di responsabilità prosegue, l’inchiesta della magistratura va avanti. Sette sanitari, tra medici e paramedici dell’ospedale Monaldi, sono indagati per omicidio colposo in concorso. I Carabinieri del Nas di Trento hanno acquisito presso l’ospedale di Bolzano l’elenco di tutto il personale coinvolto nella procedura di espianto e trasporto. La Procura di Napoli ha inoltre disposto accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati agli indagati.

Un punto cruciale dell’indagine riguarda la tempistica dell’intervento a Napoli. Dalle testimonianze emergerebbe che il cuore malato di Domenico sia stato espiantato alle 14:18, ovvero quattro minuti prima che arrivasse il via libera per l’organo proveniente da Bolzano, giunto alle 14:22. Questo significherebbe che, quando l’équipe si è resa conto delle condizioni critiche del cuore (“duro come una pietra”, “tutto ghiacciato”), era ormai troppo tardi per tornare indietro.

Le testimonianze raccolte descrivono scene drammatiche in sala operatoria a Napoli, con tentativi disperati di “scongelare” l’organo con acqua a temperature progressive. Emerge anche un clima di forte tensione, culminato in una riunione del 10 febbraio in cui il cardiochirurgo che ha operato Domenico avrebbe sferrato un calcio a un termosifone, proprio discutendo delle tempistiche dell’espianto.

Un dolore che diventa solidarietà

Domenico, che soffriva di cardiomiopatia dilatativa, ha lottato per oltre sessanta giorni, attaccato a una macchina che ne supportava le funzioni vitali, prima che i medici, d’accordo con i genitori, decidessero di non proseguire con l’accanimento terapeutico. La sua battaglia non è stata vana. Davanti all’ospedale Monaldi, una montagna di peluche, biglietti e fiori testimonia l’ondata di commozione e solidarietà che ha travolto l’intera comunità. Una tragedia immane che ora esige risposte chiare e definitive, per rendere giustizia a un bambino a cui è stata negata la possibilità di vivere e per garantire che un simile dramma non debba mai più ripetersi.

Di veritas

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