La politica italiana si prepara a un nuovo, potenziale cambiamento delle regole del gioco in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. La coalizione di centrodestra al governo ha infatti depositato ufficialmente in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, una proposta di legge per la riforma del sistema elettorale. Il testo, frutto di un’intesa raggiunta dopo intense trattative notturne tra i partiti della maggioranza, è stato ribattezzato “Stabilicum”, un nome che ne evoca l’obiettivo primario: garantire stabilità e governabilità al Paese. La riforma si propone di superare l’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum”, introducendo un impianto radicalmente diverso.
L’architettura dello “Stabilicum”: proporzionale con correttivo
Il cuore della proposta del centrodestra è l’abbandono del sistema misto del Rosatellum per tornare a un impianto di tipo proporzionale. Tuttavia, non si tratta di un proporzionale puro. Per scongiurare l’instabilità e la frammentazione politica, il testo introduce un robusto “premio di governabilità”. Questo meccanismo assegna un bonus di 70 seggi alla Camera dei Deputati e 35 al Senato della Repubblica alla lista o alla coalizione che riesca a ottenere almeno il 40% dei voti validi su base nazionale. L’intento, come si legge nella premessa della legge, è quello di “coniugare pluralismo politico e stabilità istituzionale nel rispetto dei principi costituzionali”.
Il premio di maggioranza è comunque concepito con dei limiti. La proposta specifica che la coalizione vincente non potrà in ogni caso superare una soglia massima di 230 seggi alla Camera (su 400 totali) e 114 seggi al Senato (su 200). Questo per preservare il ruolo e la rappresentanza delle opposizioni parlamentari.
Addio ai collegi uninominali e alle preferenze
Una delle modifiche più significative rispetto al sistema vigente è la cancellazione totale dei collegi uninominali. Con il Rosatellum, circa un terzo dei parlamentari (il 37%) veniva eletto con un sistema maggioritario “faccia a faccia” in cui vinceva il candidato più votato nel singolo collegio. La nuova proposta prevede che tutti i parlamentari siano eletti in collegi plurinominali con un sistema proporzionale. In sostanza, i seggi verranno distribuiti ai partiti in proporzione ai voti ricevuti.
Un altro punto cruciale riguarda le modalità di scelta dei candidati. La bozza attuale prevede l’utilizzo di liste bloccate, ovvero elenchi di candidati predefiniti dalle segreterie dei partiti. Questo significa che gli elettori non potranno esprimere un voto di preferenza per un singolo candidato all’interno della lista scelta. Questo tema è stato oggetto di dibattito all’interno della stessa maggioranza, con Fratelli d’Italia inizialmente favorevole all’introduzione delle preferenze e la Lega contraria. Sebbene la proposta attuale le escluda, non è escluso che l’argomento possa riemergere durante l’iter parlamentare.
L’ipotesi del ballottaggio e l’indicazione del Premier
Cosa succede se nessuna coalizione raggiunge la soglia del 40%? La legge prevede un’ipotesi di ballottaggio, seppur definita “residuale”. Questo secondo turno scatterebbe solo nel caso in cui almeno due coalizioni ottengano un risultato compreso tra il 35% e il 40% dei consensi. In questa circostanza, le due coalizioni più votate si sfiderebbero in un secondo turno per l’assegnazione del premio di maggioranza.
Per quanto riguarda la figura del Presidente del Consiglio, la proposta introduce “l’indicazione obbligatoria del nominativo da proporre” come premier. Ciascuna coalizione dovrà depositare, insieme al programma elettorale, il nome della persona che intende indicare al Capo dello Stato per la guida del governo. Questo nome, tuttavia, non comparirà sulla scheda elettorale, ma sarà un elemento di trasparenza politica, pur nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica.
Cosa resta del Rosatellum
Non tutto dell’attuale sistema elettorale verrebbe archiviato. La proposta di riforma mantiene alcuni elementi chiave del Rosatellum:
- Soglia di sbarramento: Resta invariata la soglia del 3% su base nazionale che una lista deve superare per poter accedere alla ripartizione dei seggi. Viene confermata anche la soglia del 10% per le coalizioni.
- Pluricandidature e parità di genere: Rimangono in vigore le norme che consentono ai candidati di presentarsi in più collegi e i meccanismi volti a garantire l’alternanza di genere nelle liste.
- Circoscrizioni e collegi: Le dimensioni e la conformazione delle attuali circoscrizioni e dei collegi plurinominali non subiranno variazioni.
Le reazioni politiche
Il deposito della proposta ha immediatamente acceso il dibattito politico. Mentre la maggioranza rivendica la bontà di una riforma mirata a garantire stabilità, le opposizioni si sono mostrate molto critiche. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito il testo “inaccettabile” e portatore di una “forte distorsione della rappresentanza”. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha accusato il governo di pensare solo a “garantire se stesso”. Le forze di opposizione lamentano la mancanza di un dialogo preliminare e si preparano a una dura battaglia parlamentare.
