ROMA – L’industria italiana si muove su un sentiero stretto e accidentato, un percorso che nel 2026 promette di tornare al segno positivo dopo tre anni di contrazioni, ma senza lo slancio di una vera e propria inversione di tendenza. È questo il quadro, ricco di contrasti, che emerge dall’analisi del Centro Studi di Confindustria, una fotografia dettagliata di un sistema manifatturiero che lotta per uscire da una lunga fase di debolezza. Se da un lato si registra un cauto ottimismo, con il numero di settori in crescita più che raddoppiato nel 2025, dall’altro persistono profonde criticità in comparti storici del Made in Italy, zavorrati da un contesto macroeconomico ancora denso di incertezze.
Una Crescita a due Velocità: Aumentano i Settori in Positivo
L’analisi degli economisti di viale dell’Astronomia evidenzia un primo, importante segnale di miglioramento: il numero di settori industriali con produzione in aumento è salito a 9 nel 2025, rispetto ai soli 4 dell’anno precedente. Un dato che suggerisce l’inizio di un percorso positivo, sebbene la strada per un recupero completo sia ancora lunga e impervia. Tuttavia, la solidità di questa ripresa è messa in discussione da altri numeri: solo 3 settori manifatturieri su 22 hanno registrato una crescita consecutiva sia nel 2024 che nel 2025. Al contrario, ben 12 comparti hanno subito cali in entrambi gli anni, delineando un’Italia industriale che viaggia a velocità diverse.
Il 2025 si è configurato come un anno di transizione, caratterizzato da una prima fase di “fine caduta” seguita da un “parziale e debole recupero”. Nonostante ciò, la produzione aggregata ha segnato un’ulteriore, seppur contenuta, riduzione (-0,2%), dopo le pesanti flessioni del biennio 2023-2024. Le prospettive per il 2026 indicano una “moderata crescita”, che permetterebbe di recuperare solo in parte i livelli produttivi persi negli ultimi anni.
I Pilastri della Crisi: Automotive e Moda non Vedono la Luce
Nel dettaglio settoriale, emergono le performance più preoccupanti. Due pilastri dell’economia e dell’immagine dell’Italia nel mondo, l’automotive e la moda, continuano a navigare in acque agitate. Entrambi i settori hanno vissuto due anni consecutivi di caduta, sebbene il calo si sia leggermente attenuato nel 2025.
- Automotive: Con una contrazione del 10,3%, il settore auto sconta l’aumento dei prezzi al consumo, un quadro normativo incerto che disorienta gli acquirenti e la crescente pressione competitiva delle importazioni.
- Moda: Il sistema tessile-abbigliamento-pelli, in calo aggregato del 5,5%, è penalizzato da un export in frenata e da una fiducia delle famiglie ancora troppo bassa per sostenere i consumi interni.
Un caso a parte è rappresentato dalla chimica, l’unico settore che nel 2025 ha registrato un calo (-2,6%) più marcato rispetto all’anno precedente. Questo andamento è sintomo di problematiche strutturali, legate principalmente al caro energia, utilizzata sia come forza motrice che come materia prima, che sta portando a chiusure e riconversioni di impianti in tutta Europa.
Le locomotive della Ripresa: Farmaceutica e Metallurgia in Rilancio
In questo scenario complesso, alcuni comparti mostrano una notevole capacità di reazione e si candidano a trainare la ripresa.
- Farmaceutica: Con una crescita del 3,8%, questo settore si conferma un’eccellenza del Made in Italy. La performance è spinta da un export eccezionale, cresciuto del 28,5% su base annua, il dato più alto tra tutti i comparti. Il surplus con l’estero ha raggiunto gli 11,4 miliardi di euro, con un boom delle vendite verso gli Stati Uniti (+54%), in parte legato a dinamiche di accumulo di scorte.
- Metallurgia: Anche questo settore ha registrato una crescita robusta (+4,0%), sostenuta moderatamente dalle esportazioni nonostante i dazi imposti da partner commerciali come gli USA su acciaio e alluminio.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dal settore alimentare, che si conferma “anti-ciclico”. È cresciuto in entrambi gli anni (+2,6% in media nel biennio 2024-2025), fornendo un supporto vitale al resto dell’industria nei periodi di difficoltà economica. Con un peso del 15,2% sulla produzione industriale totale, la sua stabilità è un fattore cruciale per l’intera economia.
Fattori di Spinta e Ostacoli: Tra Tassi d’Interesse e Incertezza Globale
L’analisi di Confindustria identifica chiaramente i fattori trasversali che influenzano l’andamento dell’industria italiana.
Fattori di ostacolo:
- Energia cara: Un fardello che appesantisce i bilanci di tutte le imprese.
- Contesto internazionale: Il dollaro debole, i dazi e il conseguente calo dell’export di beni frenano la crescita.
- Domanda interna debole: L’elevata incertezza spinge le famiglie a risparmiare, contraendo i consumi.
Fattori di spinta:
- Costo del denaro: I tassi di interesse, seppur in risalita a fine 2025, sono inferiori rispetto al 2023.
- Credito: La ripartenza del credito per le imprese offre liquidità per gli investimenti.
- Investimenti: La buona dinamica degli investimenti, specialmente in macchinari, crea domanda per numerosi settori industriali.
In conclusione, l’industria italiana si prepara a un 2026 di transizione. I primi indicatori congiunturali suggeriscono un lieve miglioramento, ma la ripresa sarà moderata e non sufficiente, in molti casi, a sanare le perdite recenti. Sarà fondamentale consolidare i segnali positivi e affrontare le debolezze strutturali per imboccare con decisione un sentiero di crescita solida e duratura.
