Dal mio osservatorio privilegiato, crocevia di storie e di arti, vi narro oggi di un successo che ha il sapore della collaborazione e la caratura del grande cinema d’autore. Alla 76ª Berlinale, uno dei palcoscenici più prestigiosi per la settima arte, un’opera ha saputo imporsi per la sua grazia narrativa e la sua profondità emotiva: Nina Roza. Il film, diretto dalla regista canadese Geneviève Dulude-De Celles, ha conquistato il cuore della giuria internazionale, aggiudicandosi il meritatissimo Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura. Una vittoria che parla anche italiano, grazie al contributo fondamentale della società di produzione romana UMI Films e alla partecipazione dell’acclamata attrice Chiara Caselli.
La forza universale di una storia intima
Nina Roza è un’opera che tesse con maestria i fili del ritorno e della memoria. Il racconto segue il viaggio di Mihail, un esperto d’arte che, dopo quasi trent’anni di assenza, lascia il Canada per tornare nella sua natia Bulgaria. Il suo compito è autenticare le opere di Nina, una bambina di otto anni i cui dipinti sono diventati un fenomeno virale. Quello che inizia come un incarico professionale si trasforma presto in un’immersione profonda e a tratti dolorosa nei fantasmi del proprio passato. L’incontro con la piccola Nina, di una maturità disarmante, lo costringe a confrontarsi con il ricordo della propria figlia, Roza, cresciuta lontano dalla terra d’origine. È un percorso di riconciliazione che solleva interrogativi universali: come si preserva l’innocenza di un bambino? Qual è il prezzo della verità e il significato autentico del “tornare a casa”?
La giuria della Berlinale ha riconosciuto nella scrittura di Geneviève Dulude-De Celles una qualità rara, premiandola con una motivazione che ne sottolinea la potenza evocativa: “Per l’incredibile uso del silenzio e la sua profonda, e cruda onestà. La scrittura non si limita a raccontare una storia, ma trova una verità universale che appartiene a tutti noi. Coglie la delicatezza di un percorso personale con parole che risultano al tempo stesso intime e universali… È un capolavoro che svela l’essenza stessa della vita umana attraverso la forza della parola scritta”. Parole che, da studioso della narrazione, non posso che sottoscrivere, riconoscendo in esse l’eco delle più grandi architetture emotive della letteratura.
Geneviève Dulude-De Celles: un talento confermato
Questo Orso d’Argento non è un fulmine a ciel sereno, ma la conferma luminosa di un talento già sbocciato. Geneviève Dulude-De Celles aveva già incantato il pubblico della Berlinale nel 2019, quando il suo film d’esordio, Une Colonie, si aggiudicò il prestigioso Orso di Cristallo nella sezione Generation. La sua filmografia, che include anche il premiato cortometraggio La coupe (vincitore a Sundance nel 2014) e il documentario Bienvenue à F.L., rivela una coerenza tematica e stilistica, un’attenzione particolare alle delicate fasi di passaggio della vita e alla ricerca di un posto nel mondo. Con Nina Roza, la regista dimostra una maturità autoriale capace di orchestrare una narrazione complessa, bilanciando silenzio e dialogo, introspezione e rivelazione.
Il ruolo cruciale della coproduzione e il successo di UMI Films
Il trionfo di Nina Roza è anche il trionfo di un modello produttivo virtuoso. Il film è infatti una coproduzione internazionale che ha unito forze creative e finanziarie di Canada (Colonelle Films), Belgio (Echo Bravo), Bulgaria (Ginger Light Films e Premiere Studio) e, appunto, Italia con la UMI Films. Questo approccio non solo arricchisce il film di prospettive culturali diverse, ma si rivela essenziale per portare alla luce storie audaci e non convenzionali.
La UMI Films, fondata a Roma da Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli, si conferma una delle realtà più dinamiche e lungimiranti del panorama cinematografico italiano. La loro missione, “dare voce a una nuova generazione di registi e narratori”, si traduce in un catalogo di opere di grande valore, come AMUSIA di Marescotti Ruspoli, premiato al Tallinn Black Nights Film Festival 2022, e L’INFINITO, scritto da Umberto Contarello e Paolo Sorrentino. Con progetti ambiziosi in cantiere, tra cui Dark Vertigo di Giancarlo Soldi e la coproduzione messicana Legitima di Elisa Miller, UMI Films disegna una traiettoria che unisce saldamente le radici italiane a uno sguardo globale. La partecipazione al film ha inoltre beneficiato del bando per le coproduzioni minoritarie della DGCA, ottenendo un finanziamento di 170.000 euro.
Ad aggiungere ulteriore lustro al progetto è la presenza di Chiara Caselli, un’attrice dal carisma internazionale, capace di muoversi con disinvoltura tra grandi produzioni hollywoodiane (My Own Private Idaho) e cinema d’autore europeo. Il suo ruolo nel film, quello della gallerista Giulia Mancini, contribuisce ad aggiungere un ulteriore strato di profondità a quest’opera polifonica e toccante.
