Un nuovo, significativo sviluppo segna il corso del procedimento giudiziario per la morte del noto giornalista e autore televisivo Andrea Purgatori, scomparso nel luglio del 2023. Il Giudice per l’udienza preliminare (Gup) di Roma ha accolto la richiesta di citare come responsabile civile anche il Policlinico Umberto I della capitale. Questa decisione amplia il novero dei soggetti che potrebbero essere chiamati a rispondere civilmente per il decesso del giornalista, affiancando l’importante struttura ospedaliera pubblica alle due cliniche private e alle tre compagnie di assicurazione già presenti nel procedimento.

Le accuse e gli imputati nel dettaglio

Al centro del processo, che si preannuncia complesso e denso di implicazioni, vi sono quattro medici, nei confronti dei quali la Procura di Roma ha formulato l’accusa di omicidio colposo. Si tratta di figure professionali che hanno avuto in cura Purgatori nei suoi ultimi, difficili mesi di vita. Nello specifico, sono stati rinviati a giudizio il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi, la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, membro dell’equipe di Gualdi, e il cardiologo Guido Laudani. La citazione del Policlinico Umberto I deriva dal rapporto di lavoro che lega la struttura a uno degli imputati.

Secondo l’impianto accusatorio, la morte di Purgatori, ufficialmente attribuita a un’endocardite infettiva, sarebbe stata la conseguenza di una serie di errori diagnostici e terapeutici. Le indagini, chiuse nel dicembre del 2024, hanno evidenziato presunte “imperizia, negligenza e imprudenza” da parte dei sanitari coinvolti. Un punto cruciale della tesi sostenuta dai pubblici ministeri riguarda la diagnosi di metastasi cerebrali, che avrebbe portato il giornalista a sottoporsi a sedute di radioterapia. Tuttavia, l’esame autoptico non avrebbe confermato la presenza di tali metastasi, suggerendo invece che una diagnosi tempestiva e una cura adeguata dell’infezione cardiaca avrebbero potuto salvare la vita di Purgatori. Una perizia medico-legale disposta nell’ambito delle indagini avrebbe parlato di una “catastrofica sequela di errori ed omissioni”.

La reazione della famiglia e i prossimi passi del processo

La famiglia del giornalista, assistita dall’avvocato Alessandro Gentiloni, ha espresso soddisfazione per la decisione del Gup. “Siamo soddisfatti della decisione del giudice, seguiamo gli sviluppi del processo”, ha commentato il legale, sottolineando l’importanza di questo passo per l’accertamento completo delle responsabilità. I familiari di Purgatori, insieme all’associazione Cittadinanza Attiva, erano già stati ammessi come parte civile nel procedimento durante l’udienza preliminare dello scorso settembre.

Il percorso giudiziario prosegue ora verso la prossima tappa fondamentale: l’udienza è stata aggiornata all’8 maggio, data in cui il processo entrerà in una nuova fase. In quella sede, si continuerà a dibattere per fare piena luce sulle circostanze che hanno condotto alla prematura scomparsa di una delle voci più autorevoli e apprezzate del giornalismo investigativo italiano, un professionista che ha dedicato la sua carriera alla ricerca della verità su alcuni dei più grandi misteri del nostro Paese, dalla strage di Ustica al caso di Emanuela Orlandi.

Il quadro delle responsabilità civili

La chiamata in causa del Policlinico Umberto I come responsabile civile, in aggiunta alle cliniche private Villa Margherita e Casa di Cura Pio XI, e a tre diverse compagnie assicurative, definisce un quadro di potenziali responsabilità economiche molto ampio. Qualora venisse accertata la colpa dei medici, le strutture sanitarie in cui hanno operato e le relative assicurazioni potrebbero essere chiamate a un consistente risarcimento nei confronti dei familiari della vittima. Questa dinamica processuale evidenzia la complessità della vicenda e l’intreccio di responsabilità che la giustizia è chiamata a districare per dare risposte alla famiglia Purgatori e all’opinione pubblica.

Di veritas

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