TEHERAN – In un clima di crescente tensione che tiene il mondo con il fiato sospeso, l’Iran ha lanciato un messaggio forte e chiaro agli Stati Uniti: qualsiasi attacco al suo territorio sarà considerato un “atto di aggressione” e riceverà una risposta decisa. A pronunciare queste parole è stato il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante un’intervista all’emittente statunitense CBS, delineando una posizione che oscilla tra l’avvertimento militare e l’apertura a una soluzione diplomatica.

Le dichiarazioni di Araghchi arrivano in un momento di massima frizione tra i due paesi, con un’imponente mobilitazione militare statunitense nel Golfo Persico che, secondo alcuni analisti, non si vedeva dai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Washington ha infatti schierato due gruppi di portaerei, caccia di quinta generazione e un significativo potenziale missilistico, aumentando la pressione su Teheran per ottenere concessioni sul suo programma nucleare e sulla sua influenza regionale.

La duplice strategia di Teheran: deterrenza e dialogo

La posizione iraniana, così come articolata dal suo capo della diplomazia, si muove su un doppio binario. Da un lato, la ferma rivendicazione del diritto all’autodifesa, sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. “Se gli Stati Uniti ci attaccano, abbiamo tutto il diritto di difenderci”, ha dichiarato Araghchi. Ha poi specificato la natura della potenziale rappresaglia: “I nostri missili non possono colpire il suolo americano. Quindi, ovviamente, dobbiamo fare qualcos’altro. Dobbiamo colpire, sa, le basi americane nella regione”. Questa minaccia non è da sottovalutare, considerando che l’Iran ha già dimostrato in passato la sua capacità di colpire obiettivi militari statunitensi, come la base aerea di Al-Udeid in Qatar.

Dall’altro lato, nonostante la retorica bellicosa, Araghchi ha lasciato uno spiraglio aperto al dialogo. Ha infatti confermato che ci sono “buone possibilità di una soluzione diplomatica” e che i negoziatori stanno lavorando a una bozza di accordo. Un nuovo, cruciale round di colloqui è previsto a Ginevra per il prossimo giovedì, 26 febbraio, con la mediazione del Sultanato dell’Oman. “Credo che quando ci incontreremo, probabilmente questo giovedì a Ginevra, potremo lavorare su quegli elementi, preparare un buon testo e arrivare a un accordo veloce”, ha affermato il ministro.

Il contesto geopolitico: un’escalation di rischi

La crisi attuale si inserisce in un contesto di tensioni prolungate, esacerbate da una serie di eventi recenti. Tra questi, gli attacchi statunitensi e israeliani a siti nucleari iraniani nel giugno 2025, a cui Teheran ha risposto con attacchi missilistici. A complicare il quadro, le vaste proteste interne in Iran, che secondo Washington e altri osservatori internazionali, hanno indebolito il regime, spingendo l’amministrazione Trump a vedere un’opportunità per strappare un accordo vantaggioso.

La strategia di “massima pressione” degli Stati Uniti, tuttavia, comporta rischi enormi. I paesi del Golfo, alleati degli USA ma geograficamente esposti a eventuali rappresaglie iraniane, temono che un conflitto possa sfuggire di mano, destabilizzando l’intera regione e mandando alle stelle i prezzi del petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz, un’arteria vitale per il commercio globale di petrolio, rimane una delle opzioni più potenti e temute a disposizione di Teheran.

La dottrina di difesa iraniana

L’Iran, pur essendo tecnologicamente inferiore a potenze come gli Stati Uniti, ha sviluppato negli anni una sofisticata strategia di difesa asimmetrica. Questa si basa su tre pilastri fondamentali:

  • Missili balistici: Teheran possiede il più grande arsenale missilistico del Medio Oriente, in grado di colpire obiettivi in tutta la regione.
  • Forze navali agili: Utilizzando tattiche asimmetriche con un gran numero di piccole imbarcazioni veloci, mine e missili anti-nave, l’Iran mira a minacciare la navigazione nel Golfo Persico.
  • Guerra non convenzionale: Attraverso una rete di alleati e proxy regionali, l’Iran estende la sua influenza e crea una profondità strategica.

Questa dottrina, incentrata sulla deterrenza e sulla capacità di infliggere danni significativi a un avversario più potente, rende qualsiasi opzione militare contro l’Iran estremamente costosa e imprevedibile.

Mentre i diplomatici si preparano per l’incontro di Ginevra, il mondo osserva con apprensione. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la via della diplomazia prevarrà sulla logica del confronto militare, o se il Medio Oriente scivolerà in un nuovo, devastante conflitto.

Di atlante

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