“Io compio l’avventura di restare”, scriveva in alcuni dei suoi versi più celebri. E in questa avventura, fatta di parole nitide e di una vita interamente dedicata alla cultura, il poeta Elio Pecora ha ricevuto una notizia tanto inattesa quanto meritata. Alla vigilia del suo novantesimo compleanno, che celebrerà il prossimo 5 aprile, il governo italiano ha deliberato la concessione in suo favore del vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli. Una decisione assunta nel Consiglio dei Ministri del 18 febbraio, su proposta della Presidente Giorgia Meloni, che riconosce l’alto valore della sua produzione letteraria e il suo contributo al prestigio culturale del Paese.
La notizia, tuttavia, è giunta al poeta in modo singolare. È stato infatti grazie a una telefonata dell’agenzia di stampa ANSA che Pecora ha appreso del riconoscimento. “Non ne sapevo nulla, ma sono contento. Mi fa molto piacere e ne sono grato”, ha dichiarato, visibilmente sorpreso ma felice. Una circostanza che aggiunge un tocco quasi letterario a una vicenda che premia una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura italiana contemporanea.
Una vita per la poesia e la cultura
Nato nel 1936 a Sant’Arsenio, un piccolo comune in provincia di Salerno, Elio Pecora si è trasferito a Roma negli anni Sessanta, città che è diventata il cuore pulsante della sua attività intellettuale. La sua carriera è un poliedrico mosaico di impegni: ha pubblicato una ventina di raccolte di poesie, tra cui le note “Rifrazioni” e “La chiave di vetro”, il romanzo “Estate”, oltre a fiabe, saggi critici e testi per il teatro. La sua opera, definita dalla critica “nitida e netta”, è un’incessante indagine sull’esistenza, condotta con un linguaggio limpido e una sensibilità capace di toccare corde universali.
Figura centrale nel panorama culturale italiano, Pecora ha collaborato con le principali testate giornalistiche nazionali, riviste letterarie e con la Rai per programmi culturali. Ha diretto la rivista internazionale “Poeti e Poesia” e curato importanti antologie, contribuendo a diffondere la conoscenza della poesia italiana del Novecento. Un impegno che nel 2006 gli è valso la Laurea ad honorem in Scienze della Comunicazione dall’Università di Palermo.
Di fondamentale importanza è stato anche il suo legame con il poeta Sandro Penna, conosciuto a Roma e frequentato fino alla sua scomparsa nel 1977. A Penna, Pecora ha dedicato la biografia “Una cheta follia”, un testo che si è rivelato cruciale per la riscoperta e la valorizzazione dell’opera di uno dei più grandi poeti del nostro Novecento.
La Legge Bacchelli: un sostegno agli “illustri” della Nazione
La Legge 8 agosto 1985, n. 440, nota come Legge Bacchelli, fu istituita durante il governo Craxi per fornire un sostegno economico a cittadini italiani di “chiara fama” che si siano distinti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro o dello sport, e che versino in stato di particolare necessità. Il nome deriva dallo scrittore Riccardo Bacchelli, indimenticato autore de “Il mulino del Po”, per il quale la legge fu pensata ma che, per un amaro scherzo del destino, morì poco prima di poterne beneficiare.
Nel corso degli anni, il vitalizio, che non può superare i 24.000 euro annui, è stato concesso a numerose personalità illustri. Tra queste, figure iconiche della cultura italiana come la poetessa Alda Merini, lo scrittore Daniele Del Giudice, il poeta Dario Bellezza, il cantautore Umberto Bindi e le attrici Alida Valli e Laura Antonelli (che però lo rifiutò).
Un percorso a ostacoli superato
Pecora ha raccontato di non aver “mai avuto nulla, finora, dallo Stato” e di non aver “mai pensato di chiedere qualcosa”. Ha ricordato anni di collaborazioni con giornali e programmi radiofonici, senza purtroppo accertarsi del corretto versamento dei contributi previdenziali. In passato, la pratica per l’accesso al fondo Bacchelli aveva subito dei rallentamenti a causa di una piccola proprietà immobiliare, di modesto valore, nel suo paese natale. “Mi fa piacere che siano stati superati gli ostacoli”, ha commentato il poeta, esprimendo la sua gratitudine per un riconoscimento che giunge a coronamento di una vita spesa al servizio della parola e della bellezza.
