NAPOLI – Si aggrava in modo “progressivo e rapido” il quadro clinico del bambino di due anni ricoverato presso l’ospedale Monaldi di Napoli, a seguito di un complesso intervento di trapianto cardiaco eseguito due mesi fa. L’ultimo bollettino medico, diramato dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, descrive un deterioramento significativo avvenuto nelle ultime 12 ore, segnando una svolta drammatica in una vicenda che ha tenuto l’intera comunità con il fiato sospeso.

La decisione condivisa per evitare l’accanimento terapeutico

In un vertice tenutosi in mattinata, che ha visto la partecipazione dell’équipe medica del Monaldi, della madre del piccolo e del medico legale delegato dalla famiglia, il dottor Luca Scognamiglio, è stata presa una decisione tanto difficile quanto necessaria. Nell’ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC), l’ospedale ha proposto di interrompere le terapie non più considerate utili, al fine di “scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. Questa scelta, pienamente condivisa e supportata dai genitori, segna l’inizio di una “progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici”. Al piccolo paziente, il cui nome è Domenico, verranno somministrate esclusivamente le “terapie strettamente salvavita”.

La Pianificazione Condivisa delle Cure è uno strumento previsto dalla legge 219 del 2017, che disciplina il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento. Essa permette un dialogo e una decisione congiunta tra medici e paziente (o i suoi rappresentanti legali, in caso di minori) riguardo ai trattamenti sanitari da proseguire, avviare o interrompere, ponendo al centro il miglior interesse del malato e la proporzionalità delle cure. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha tenuto a precisare che non si tratta di eutanasia, ma di un percorso volto a spostare il focus delle cure dall’impossibile guarigione all’alleviamento delle sofferenze.

Un quadro clinico compromesso e le indagini in corso

Il bambino, originario di Nola, era affetto da una grave cardiopatia e il 23 dicembre 2025 era stato sottoposto al trapianto di cuore. L’intervento, purtroppo, non ha avuto l’esito sperato a causa di un presunto danneggiamento dell’organo, che sarebbe avvenuto durante il trasporto. Da allora, il piccolo è attaccato a un macchinario per la circolazione extracorporea (ECMO) che ne sostiene le funzioni vitali, ma le sue condizioni generali e la funzionalità degli altri organi sono andate progressivamente peggiorando. Sulla vicenda, la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle responsabilità del danneggiamento dell’organo.

Nei giorni scorsi, un consulto allargato (Heart Team), che ha coinvolto specialisti provenienti dai maggiori centri pediatrici italiani, aveva purtroppo concluso che il bambino non era più nelle condizioni di poter affrontare un secondo trapianto. Questa valutazione ha rappresentato un punto di non ritorno, portando la famiglia, assistita dai propri legali e consulenti medici, a richiedere l’attivazione della Pianificazione Condivisa delle Cure per garantire al figlio un percorso dignitoso e privo di ulteriori sofferenze inutili.

La solidarietà e il dibattito etico

La storia del piccolo Domenico ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Le comunità di Nola e Taurano, paese d’origine dei genitori, si sono strette attorno alla famiglia con manifestazioni di affetto e preghiera. La vicenda ha inoltre riacceso il dibattito su temi etici di fondamentale importanza, come il confine tra cura e accanimento terapeutico, il diritto a una morte dignitosa e l’importanza del dialogo tra medici e famiglie nelle decisioni di fine vita, specialmente quando coinvolgono pazienti pediatrici. La scelta della “de-escalation” terapeutica, sebbene dolorosissima, si inserisce in un quadro giuridico e deontologico che mira a proteggere il paziente da trattamenti sproporzionati, ponendo al centro la sua qualità di vita residua e il sollievo dal dolore.

Di veritas

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