Caracas – Un velo di speranza e profonda delusione avvolge il Venezuela. La recente approvazione di una legge di amnistia da parte del Parlamento, su iniziativa del governo ad interim di Delcy Rodríguez, ha portato alla liberazione di 379 prigionieri politici. Un passo che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di “convivenza democratica” per un paese lacerato da anni di crisi. Tuttavia, il provvedimento è stato immediatamente offuscato da pesanti accuse e critiche feroci da parte di organizzazioni non governative e dei familiari dei detenuti, che denunciano l’esclusione di almeno 400 prigionieri politici, definendo la legge una “truffa” e un’occasione mancata per una reale riconciliazione nazionale.
La denuncia di Foro Penal: “Esclusione discriminatoria e incostituzionale”
In prima linea nella protesta c’è la ONG Foro Penal, una delle più attive nella difesa dei diritti umani in Venezuela. Secondo il suo direttore, Alfredo Romero, la legge è “restrittiva” e lascia fuori un numero significativo di persone, in particolare quelle legate a operazioni militari. Romero ha sottolineato come l’esclusione dei militari detenuti per motivi politici sia “discriminatorio e incostituzionale”, affermando che “non si può parlare di convivenza nazionale se si esclude una porzione così importante della società come i militari e le loro famiglie”. La critica principale mossa da Foro Penal riguarda il carattere selettivo dell’amnistia, che copre solo fatti avvenuti in 13 periodi specifici tra il 1999 e il 2026, lasciando scoperti “15 anni di persecuzione continua”.
L’organizzazione ha evidenziato che molti degli esclusi sono civili e familiari detenuti per presunti legami con operazioni militari, come la cosiddetta “Operazione Gedeón”. Inoltre, la legge non contempla reati spesso usati pretestuosamente contro gli oppositori, come quelli legati alla corruzione o ad attacchi alla sovranità, accuse che secondo le ONG vengono spesso “ampliate” per mantenere i dissidenti in carcere.
Il grido dei familiari: “La tortura non è cessata”
La delusione è palpabile tra i familiari dei prigionieri esclusi, che per settimane hanno atteso con ansia davanti alle carceri, alcuni intraprendendo anche lo sciopero della fame. Per loro, l’amnistia non è altro che una “truffa”. Andreína Baduel, sorella del prigioniero politico Josnars Baduel e membro del Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici (Clippve), ha dichiarato in una conferenza stampa che la legge “conferma che il regime non ha realmente alcuna volontà di fare le cose diversamente”.
“È una truffa, più della metà dei prigionieri politici ingiustamente condannati sono esclusi e permangono detenuti in condizioni orribili”, ha denunciato Baduel, aggiungendo una terribile accusa: “Dopo il 3 gennaio, la tortura in Venezuela non è cessata”. Queste parole riecheggiano le denunce di lunga data di organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch, che documentano da anni sistematiche violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziali nel paese.
Un contesto politico complesso
Questa legge di amnistia si inserisce in un contesto politico estremamente delicato, segnato dalla recente cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi. Il governo ad interim di Delcy Rodríguez, succeduto a Maduro, ha presentato il provvedimento come un gesto di apertura verso una maggiore democrazia e libertà. Tuttavia, molti osservatori ritengono che la mossa sia anche il risultato delle pressioni internazionali, in particolare dell’amministrazione statunitense.
La legge, approvata all’unanimità dall’Assemblea Nazionale, esclude esplicitamente coloro che hanno commesso “reati che comportano gravi violazioni dei diritti umani, crimini contro l’umanità, omicidio volontario, lesioni gravissime, traffico di droga, nonché i reati previsti dalla legge contro la corruzione”. Se da un lato questa clausola è in linea con il diritto internazionale che vieta l’amnistia per crimini contro l’umanità, dall’altro, secondo i critici, viene strumentalizzata per negare la libertà a oppositori politici etichettati arbitrariamente con tali accuse.
Le reazioni e le prospettive future
Mentre il governo celebra la liberazione di 379 persone come un passo storico, le organizzazioni per i diritti umani e l’opposizione mantengono una posizione di forte scetticismo. Pur riconoscendo che un gruppo di prigionieri ha beneficiato della legge, sottolineano che la repressione e le violazioni dei diritti umani persistono. La liberazione stessa dipende da un sistema giudiziario che molti ritengono compromesso e non indipendente.
La comunità internazionale osserva con attenzione. La richiesta di Amnesty International è che la Missione di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite possa visitare il Venezuela per verificare che i processi siano in linea con gli standard internazionali, un passo fondamentale per guidare il paese verso un futuro di giustizia e rispetto dei diritti umani. Nel frattempo, la lotta dei familiari e delle ONG continua, con la richiesta inequivocabile di un decreto che porti alla liberazione di tutti i prigionieri politici, senza esclusioni né discriminazioni.
