Un vero e proprio terremoto politico-economico si è scatenato sull’asse Washington-Bruxelles. La recente e inattesa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dichiarato illegittimi i dazi commerciali voluti dall’ex presidente Donald Trump, ha avuto ripercussioni immediate e profonde, tanto da costringere il Parlamento Europeo a un passo indietro. È stato infatti deciso di rinviare il voto sulla ratifica dell’accordo commerciale tra USA e Unione Europea, inizialmente previsto per il 24 febbraio in commissione Commercio internazionale (INTA).
La notizia, appresa da fonti parlamentari europee, segna un punto di svolta cruciale nelle complesse trattative commerciali transatlantiche. La decisione di posticipare il voto, attualmente al vaglio dei coordinatori dei gruppi politici dell’Eurocamera, è una conseguenza diretta della necessità di analizzare a fondo le implicazioni di una sentenza che ridisegna le fondamenta legali su cui si basava la politica commerciale americana degli ultimi anni.
La Sentenza della Corte Suprema: un Argine all’Arbitrarietà
La Corte Suprema statunitense, con una maggioranza di sei voti contro tre, ha stabilito che l’imposizione unilaterale dei dazi da parte del Presidente ha violato la legge federale. I giudici hanno sentenziato che l’ex presidente Trump ha abusato della sua autorità, ricorrendo in modo improprio all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Questa legge, concepita per affrontare emergenze nazionali straordinarie, non autorizza, secondo la Corte, l’imposizione di dazi commerciali, che sono a tutti gli effetti delle tasse e la cui introduzione spetta unicamente al Congresso. La sentenza ha di fatto annullato una serie di tariffe generalizzate che avevano colpito partner commerciali in tutto il mondo, inclusa l’Unione Europea.
Questa decisione non solo infligge un duro colpo alla politica protezionistica dell’amministrazione Trump, ma riafferma anche il principio dello stato di diritto e la separazione dei poteri, pilastri della democrazia americana. Come sottolineato da diversi analisti, si tratta di una “rivincita della democrazia” di fronte a un uso considerato “creativo” e spregiudicato degli strumenti legali a disposizione della presidenza.
La Reazione Europea: Prudenza e Necessità di Analisi
La reazione da Bruxelles non si è fatta attendere. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale dell’Eurocamera ed eurodeputato socialista tedesco, ha accolto con favore la sentenza, definendola “un segnale positivo per lo stato di diritto”. Attraverso un post su X (precedentemente Twitter), Lange ha affermato che “i giudici hanno dimostrato che nemmeno un presidente degli Stati Uniti può operare in un vuoto giuridico”. A suo avviso, “l’era dei dazi illimitati e arbitrari potrebbe ora volgere al termine”.
Proprio in virtù di questo nuovo scenario, Lange ha prontamente convocato una riunione straordinaria del team negoziale del Parlamento europeo per lunedì 23 febbraio. L’obiettivo è “valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze”, in particolare per quanto riguarda i lavori in corso sull’accordo commerciale e il voto in commissione. Anche la Commissione Europea, per bocca del suo portavoce per il Commercio, Olof Gill, ha dichiarato di aver preso atto della decisione e di essere in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per ottenere chiarimenti sulle prossime mosse. “Le aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali”, ha aggiunto Gill, ribadendo il sostegno dell’UE a tariffe doganali basse.
Cosa Succede Ora? Scenari Futuri per il Commercio Globale
L’annullamento dei dazi apre ora una fase di grande incertezza. Se da un lato la sentenza è stata accolta come una vittoria per il multilateralismo e il libero scambio, dall’altro le reazioni della Casa Bianca lasciano presagire nuove battaglie. L’ex presidente Trump ha criticato aspramente la decisione, attaccando i giudici e annunciando l’intenzione di reintrodurre le tariffe utilizzando altri strumenti legali. In risposta immediata, ha firmato un nuovo ordine esecutivo per un dazio globale del 10%.
Tuttavia, gli esperti legali sottolineano che le alternative a disposizione, come il Trade Expansion Act del 1962, richiedono procedure più lunghe e complesse, inclusa un’indagine del Dipartimento del Commercio che potrebbe durare mesi. Questo nuovo quadro giuridico e politico impone all’Unione Europea una riflessione approfondita. L’accordo commerciale, noto come “accordo Turnberry”, dovrà essere riconsiderato alla luce di un partner statunitense la cui politica commerciale è ora soggetta a nuovi vincoli legali.
Il rinvio del voto da parte del Parlamento Europeo è, in questo contesto, un atto di dovuta cautela. Prima di ratificare un’intesa di tale portata, è fondamentale comprendere appieno il nuovo equilibrio di potere a Washington e assicurarsi che qualsiasi accordo si basi su fondamenta stabili e prevedibili, a tutela degli interessi economici e dei valori europei. La partita sul commercio transatlantico è tutt’altro che chiusa; la sentenza della Corte Suprema ha semplicemente rimescolato le carte, aprendo a nuovi, e si spera più equi, negoziati.
