Una sentenza storica che potrebbe ridisegnare gli equilibri commerciali globali, ma le cui conseguenze pratiche per l’economia italiana appaiono ancora incerte. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inferto un duro colpo alla politica protezionistica dell’ex presidente Donald Trump, bocciando con una maggioranza di sei voti a tre i dazi generalizzati che avevano caratterizzato il suo secondo mandato. La decisione, accolta con favore in Europa, è stata però oggetto di una valutazione prudente da parte del governo italiano. A Forlì, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha smorzato i toni trionfalistici, affermando: “È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti”.
Secondo il ministro, l’amministrazione americana si attendeva questa sentenza e avrebbe già pronte delle contromisure. “Ci sono delle misure temporanee che possono adottare gli americani, che già si aspettavano questa decisione, quindi non credo che ci saranno grandi cambiamenti. Non credo che ci saranno effetti particolari per quanto riguarda le nostre esportazioni”, ha aggiunto Tajani. Una visione che getta un’ombra di realismo su una decisione giudiziaria di portata epocale.
La Sentenza della Corte Suprema: un Abuso di Potere
Nel cuore della sentenza, contenuta in un documento di 170 pagine firmato dal Presidente della Corte John Roberts, vi è la constatazione che l’ex presidente Trump ha ecceduto i propri poteri. Per giustificare l’imposizione unilaterale di tariffe su beni provenienti da oltre cento Paesi, la Casa Bianca aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Si tratta di una legge che conferisce al presidente l’autorità di regolamentare transazioni internazionali in caso di emergenze nazionali. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tale legge “non autorizza il presidente a imporre dazi”, sottolineando come nessun presidente prima d’ora l’avesse utilizzata a tale scopo. La Corte ha quindi riaffermato la prerogativa costituzionale del Congresso in materia di politica tariffaria.
La decisione è stata definita “di grandissima rilevanza politica e giuridica” da esponenti del Parlamento Europeo, che hanno visto nella sentenza un “segnale positivo per lo stato di diritto”, a dimostrazione che “nemmeno un presidente degli Stati Uniti opera in un vuoto giuridico”. È importante notare, però, che la sentenza non invalida tutte le misure tariffarie approvate da Trump, come i dazi settoriali su acciaio e alluminio, basati su normative diverse legate alla sicurezza nazionale.
La Reazione di Trump e le Mosse della Casa Bianca
La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere ed è stata veemente. Ha definito la decisione “profondamente deludente” e “una vergogna”, accusando i giudici di essere “antipatriottici” e insinuando che siano stati influenzati da interessi stranieri. In un atto di aperta sfida, ha immediatamente annunciato l’intenzione di imporre nuovi dazi globali del 10%, che si andranno ad aggiungere alle tariffe esistenti, utilizzando altri strumenti normativi. Questa mossa conferma la linea protezionista e profila un potenziale scontro istituzionale con il potere giudiziario. La Casa Bianca ha inoltre fatto sapere di essere pronta a porre fine ad alcune misure tariffarie in seguito alla sentenza, ma il quadro generale rimane fluido e incerto.
L’Impatto sull’Export Italiano: tra Cautela e Incertezza
Nonostante la bocciatura dei dazi, la cautela espressa da Tajani sembra giustificata. L’export italiano verso gli Stati Uniti, che rappresenta un terzo del nostro Prodotto Interno Lordo, ha mostrato una notevole resilienza anche negli anni della “guerra dei dazi”. I dati ISTAT del 2025 indicavano una crescita del 7,2% delle esportazioni verso gli USA, raggiungendo i 69,6 miliardi di euro, nonostante le tariffe in vigore. Tuttavia, la minaccia di nuovi dazi, seppur più bassi, e l’incertezza generale creano preoccupazione tra le imprese italiane.
I settori più esposti rimangono quelli strategici del Made in Italy:
- Agroalimentare: prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e vino sono stati tra i più colpiti in passato.
- Macchinari industriali e farmaceutica: comparti con un valore di export annuo miliardario.
- Moda, occhialeria e gioielleria: settori che potrebbero subire forti ripercussioni.
Il governo italiano, attraverso una task force dedicata che riunisce circa 80 associazioni di categoria e 40 imprese, si è impegnato a monitorare la situazione e a fornire tutte le informazioni necessarie per permettere alle aziende di operare con maggiore serenità. Oltre ai dazi, un altro fattore di preoccupazione menzionato da Tajani è il cambio euro-dollaro, poiché un dollaro debole potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo per le nostre esportazioni.
Le Prospettive Future: un Rebus da Decifrare
La sentenza della Corte Suprema apre uno scenario complesso. Da un lato, riafferma un principio di legalità e di equilibrio tra i poteri dello Stato. Dall’altro, la reazione immediata di Trump e la possibilità per l’amministrazione di ricorrere a “piani B” legislativi mantengono alta l’incertezza. L’Unione Europea e il Canada hanno chiesto chiarezza a Washington sulle prossime mosse, sottolineando come le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico necessitino di stabilità e prevedibilità. A Bruxelles, si valuta persino il rinvio del voto sull’accordo commerciale con gli USA, in attesa di capire quale strada intenderà percorrere la Casa Bianca.
La questione dei rimborsi per i dazi già versati rimane un altro nodo da sciogliere. La sentenza non si è pronunciata in merito, lasciando la decisione ai tribunali commerciali, e gli esperti ritengono che eventuali restituzioni potrebbero essere limitate solo alle imprese che hanno già avviato un’azione legale. Per l’Italia e per l’Europa, le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la storica sentenza si tradurrà in un reale beneficio per le imprese o se, come paventato dal ministro Tajani, “non ci saranno grandi cambiamenti”.
