WASHINGTON D.C. – Una decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti ha scosso le fondamenta della politica commerciale dell’amministrazione Trump, dichiarando illegittimo il ricorso ai poteri di emergenza per l’imposizione di dazi su vasta scala. La sentenza, approvata con una maggioranza di sei voti contro tre, ha colpito uno dei pilastri dell’agenda economica del presidente, provocando reazioni immediate a livello globale, in particolare dal vicino Canada, uno dei partner commerciali più colpiti.
Il governo di Ottawa, per voce del ministro responsabile per il Commercio Internazionale, Dominic LeBlanc, ha affermato che la sentenza conferma ciò che il Canada sostiene da tempo: i dazi erano “ingiustificati”. Questa dichiarazione segna un punto di svolta in una lunga e tesa disputa commerciale che ha messo a dura prova i rapporti tra i due alleati storici.
La Sentenza della Corte Suprema: un Freno al Potere Presidenziale
Al centro della controversia vi è l’uso da parte di Donald Trump dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977 che conferisce al presidente l’autorità di regolare il commercio internazionale in risposta a emergenze nazionali. Tuttavia, la Corte Suprema, nel parere scritto dal Presidente John Roberts, ha stabilito che il Congresso non ha mai inteso conferire al presidente un potere così “straordinario” di imporre unilateralmente dazi di portata, durata e importo illimitati senza una chiara autorizzazione legislativa. In sostanza, i giudici hanno riaffermato il principio costituzionale secondo cui l’autorità di imporre tasse e tariffe spetta primariamente al Congresso.
È cruciale notare, però, che la sentenza non elimina tutte le tariffe imposte da Trump. La decisione ha annullato i cosiddetti dazi “reciproci” e quelli punitivi contro Canada, Messico e Cina legati al traffico di fentanyl. Restano invece in vigore i dazi settoriali, come quelli su acciaio e alluminio, imposti ai sensi di un’altra normativa, la Sezione 232 del Trade Expansion Act, che si basa su motivazioni di sicurezza nazionale. Proprio queste ultime tariffe sono quelle che hanno causato le maggiori difficoltà all’economia canadese.
La Reazione del Canada e le Implicazioni Economiche
La reazione canadese è stata di cauta soddisfazione. Se da un lato la sentenza è vista come una vittoria di principio che delegittima l’approccio protezionistico di Trump, dall’altro Ottawa è consapevole che le barriere più dannose per la sua industria siderurgica e dell’alluminio rimangono al loro posto. Il ministro LeBlanc ha comunque assicurato che il Canada continuerà a collaborare con Washington per “creare crescita e opportunità su entrambi i lati del confine”.
L’impatto dei dazi sull’economia canadese è stato significativo. Essendo i due Paesi partner commerciali profondamente integrati, l’imposizione di tariffe ha creato incertezza, aumentato i costi per le imprese e messo a rischio posti di lavoro. La politica aggressiva di Trump ha spesso utilizzato la minaccia dei dazi come strumento di pressione per ottenere concessioni in altri ambiti, generando un clima di instabilità che le aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico hanno deplorato.
Il Futuro delle Relazioni Commerciali e la Risposta di Trump
Nonostante la battuta d’arresto legale, il presidente Trump non sembra intenzionato a cambiare rotta. In una conferenza stampa successiva alla sentenza, ha definito la decisione “una vergogna”, attaccando i giudici e affermando di avere già pronto un “piano di riserva”. Trump ha dichiarato che esistono “altri modi per applicare i dazi”, suggerendo che potrebbe ricorrere ad altre basi legali per perseguire la sua agenda protezionistica.
Questa situazione lascia aperti molti interrogativi. I partner commerciali degli Stati Uniti, inclusi il Canada e l’Unione Europea, hanno chiesto chiarezza sulle prossime mosse dell’amministrazione americana. La stabilità e la prevedibilità delle relazioni commerciali sono essenziali per l’economia globale, e l’incertezza attuale rischia di prolungare le tensioni. La sentenza della Corte Suprema, pur essendo un importante richiamo allo stato di diritto, potrebbe non segnare la fine delle guerre commerciali, ma piuttosto l’inizio di una nuova fase, combattuta su un terreno legale diverso. Nel frattempo, resta da capire quale sarà il destino degli oltre 130 miliardi di dollari già riscossi tramite i dazi ora dichiarati illegali, una questione che potrebbe aprire la strada a innumerevoli ricorsi da parte delle aziende importatrici.
