L’amministrazione americana guidata da Donald Trump ha in programma la costruzione di un’imponente base militare nel sud della Striscia di Gaza, destinata ad ospitare fino a 5.000 soldati. La notizia, riportata in esclusiva dal quotidiano britannico The Guardian, si basa su documenti di appalto del “Board of Peace”, l’organismo internazionale recentemente istituito per supervisionare il futuro dell’enclave palestinese. Questa struttura, che si estenderà per oltre 1,4 chilometri quadrati (circa 350 acri), fungerà da quartier generale per una futura Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), un contingente multinazionale previsto dal piano di pace per Gaza.

Il Progetto della Base: Dettagli e Caratteristiche

Secondo i documenti esaminati, il progetto prevede la costruzione per fasi di un avamposto militare fortificato. Le dimensioni finali della base dovrebbero raggiungere i 1.400 metri per 1.100. La sicurezza del perimetro sarà garantita da un massiccio dispiegamento di difese, tra cui:

  • 26 torri di guardia corazzate montate su rimorchi.
  • Un completo accerchiamento con filo spinato.
  • Una rete di bunker sotterranei, ciascuno di 6×4 metri e alto 2,5 metri, dotati di sofisticati sistemi di ventilazione per la protezione del personale.
  • Un poligono di tiro per armi leggere e un magazzino per lo stoccaggio di equipaggiamenti militari.

Il sito prescelto è un’arida spianata nel sud di Gaza, un’area segnata da anni di bombardamenti israeliani e disseminata di detriti metallici. Una fonte vicina alla pianificazione ha rivelato al Guardian che un gruppo ristretto di imprese di costruzione internazionali, con esperienza in zone di guerra, ha già effettuato un sopralluogo dell’area. Le procedure di costruzione includeranno anche indagini geofisiche per identificare la presenza di eventuali vuoti sotterranei o tunnel, un chiaro riferimento alla vasta rete di gallerie costruita da Hamas.

Il Contesto: Il “Board of Peace” e la Forza di Stabilizzazione

La creazione della base si inserisce nel più ampio quadro del “Piano Trump per Gaza”, un accordo multilaterale siglato nell’ottobre 2025 da Israele e Hamas con la mediazione degli Stati Uniti e altri partner internazionali. Il piano, approvato anche da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (la 2803), prevede un percorso per la pacificazione e la ricostruzione della Striscia.

Un elemento chiave di questa strategia è il Board of Peace (BoP), un nuovo organismo presieduto dallo stesso Donald Trump e con un ruolo di primo piano per suo genero, Jared Kushner. Questo comitato, la cui riunione inaugurale si è tenuta a Washington, ha il compito di governare Gaza e supervisionare la sua ricostruzione. La Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), che opererà dalla nuova base, è il braccio militare del BoP. Mandatata dalle Nazioni Unite, l’ISF avrà compiti cruciali:

  1. Garantire la sicurezza e la demilitarizzazione della Striscia.
  2. Proteggere i civili e le operazioni umanitarie.
  3. Addestrare e supportare una nuova forza di polizia palestinese.
  4. Contribuire alla sicurezza delle aree di confine in collaborazione con Israele ed Egitto.

Durante la prima riunione del BoP, il comandante designato dell’ISF, il maggiore generale dell’esercito statunitense Jasper Jeffers, ha annunciato che cinque nazioni – Indonesia, Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania – si sono già impegnate a fornire truppe. L’Indonesia, in particolare, avrebbe offerto fino a 8.000 soldati. Egitto e Giordania contribuiranno invece all’addestramento delle forze di polizia locali.

Implicazioni Economiche e Reazioni

Il progetto ha anche una significativa dimensione economica. Durante il summit di Washington, Trump ha annunciato impegni per oltre 5 miliardi di dollari destinati agli sforzi umanitari e di ricostruzione a Gaza. In un successivo discorso, ha parlato di un contributo statunitense di 10 miliardi di dollari, a cui si aggiungerebbero 7 miliardi da una coalizione di nove nazioni, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Kazakistan.

Tuttavia, il piano non è esente da critiche. Esperti legali e funzionari palestinesi hanno sollevato preoccupazioni, avvertendo che la costruzione di una base militare straniera senza il consenso di un’autorità palestinese potrebbe configurarsi come un’occupazione. Diana Buttu, avvocatessa e ex negoziatrice palestinese, ha messo in dubbio la legittimità del progetto, chiedendo di chi sia stato ottenuto il permesso. Anche la struttura del Board of Peace ha suscitato perplessità, con alcuni analisti che lo descrivono come un “guscio vuoto” per l’esercizio del potere statunitense, nominalmente separato ma di fatto controllato da Washington.

Nonostante la partecipazione di oltre 40 paesi alla riunione inaugurale del BoP, diverse nazioni europee di peso come Germania e Italia hanno preferito partecipare solo come osservatori, declinando l’invito ad aderire formalmente. Questo indica un approccio cauto da parte di alcuni storici alleati degli USA, in attesa di comprendere le reali dinamiche e l’efficacia di questa nuova architettura per la pace in Medio Oriente.

Di atlante

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