NAPOLI – Cala il sipario sulla speranza di una nuova vita per il piccolo di due anni ricoverato in condizioni disperate all’ospedale Monaldi di Napoli. Il tanto atteso “Heart Team”, un maxiconsulto che ha riunito le più illustri professionalità della cardiochirurgia pediatrica italiana, ha emesso il suo verdetto: le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto di cuore. Una decisione sofferta ma unanime, che pone fine a giorni di trepidante attesa per la famiglia e per un’intera nazione che ha seguito la vicenda con il fiato sospeso.

La decisione del comitato di esperti

Nella giornata di mercoledì 18 febbraio, un collegio di luminari si è riunito al capezzale del bambino. Tra loro, specialisti provenienti dalle eccellenze sanitarie del Paese: l’ospedale Regina Margherita di Torino, il Bambino Gesù di Roma, l’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Dopo un’attenta e approfondita valutazione, basata sugli ultimi esami strumentali e sull’osservazione diretta del paziente, la conclusione è stata inequivocabile. “Abbiamo valutato le analisi, abbiamo condotto test, effettuato ecografia e tac e quello che abbiamo visto è una situazione gravemente compromessa”, ha dichiarato Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino. L’esperto ha parlato di una crisi settica, insufficienza multiorgano e una piccola emorragia cerebrale che rendono l’ipotesi di un nuovo, complesso intervento chirurgico, non percorribile. Un’operazione che, secondo gli specialisti, il piccolo non avrebbe potuto superare.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui il Monaldi fa parte, ha comunicato ufficialmente l’esito del consulto, informando il Centro Nazionale Trapianti e la famiglia, alla quale è stata espressa la più sincera vicinanza in un momento così drammatico. Il nuovo cuore, che si era reso disponibile, salverà la vita di un altro bambino in lista d’attesa.

Una vicenda drammatica: il trapianto con l’organo danneggiato

La storia che ha portato a questo tragico epilogo ha inizio lo scorso dicembre, quando al bambino, affetto da una grave patologia cardiaca, viene trapiantato un cuore. L’organo, però, giunge a Napoli dall’ospedale di Bolzano gravemente danneggiato, “bruciato” dal ghiaccio. Secondo le prime ricostruzioni, un errore nella procedura di conservazione durante il trasporto, con l’uso di ghiaccio secco a temperature troppo basse, avrebbe compromesso irrimediabilmente il muscolo cardiaco. All’apertura del contenitore, l’équipe medica si è trovata di fronte a un “blocco di ghiaccio”.

Nonostante le condizioni dell’organo, i chirurghi del Monaldi hanno proceduto con l’impianto. Una scelta che esperti esterni hanno definito “obbligata” e dettata dalla necessità: il piccolo paziente era già in circolazione extracorporea, con il suo cuore malato probabilmente già espiantato. Non procedere avrebbe significato la morte certa e immediata in sala operatoria. L’intervento ha permesso di stabilizzare temporaneamente il bambino, collegandolo a un macchinario di supporto cardiocircolatorio (ECMO), nell’attesa disperata di un nuovo organo.

Le indagini e il percorso futuro

Sulla vicenda la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose gravi, iscrivendo nel registro degli indagati sei persone, tra medici e paramedici. L’indagine, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, punta a fare luce sulla catena di errori che ha portato al danneggiamento dell’organo, con un focus particolare sul contenitore termico usato per il trasporto. Anche il Ministero della Salute ha inviato i suoi ispettori per accertare le responsabilità.

Per il piccolo, intanto, si apre la strada di un percorso volto ad alleviare le sue sofferenze. Il legale della madre ha comunicato di aver richiesto, d’accordo con i medici, l’attivazione della “pianificazione condivisa delle cure”. Si tratta di una procedura, introdotta da una legge del 2017, che non è eutanasia, ma mira a evitare l’accanimento terapeutico, spostando il focus delle cure dalla guarigione al sollievo dal dolore, di fronte a una prognosi infausta. “La cosa più umana da fare”, ha sottolineato l’avvocato, dopo che il bambino, una volta tolta la sedazione, non si è svegliato.

Nonostante il verdetto della scienza, la madre continua a sperare. “Le condizioni sono critiche, ma finché respira io non posso perdere la speranza”, ha dichiarato a Sky TG24, incarnando la forza e il dolore di una famiglia travolta da una tragedia immensa.

Di veritas

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