Una giornata da dimenticare per i mercati azionari del Vecchio Continente, che hanno chiuso le contrattazioni in profondo rosso. A pesare sul sentiment degli investitori è una combinazione di fattori esogeni e dinamiche interne che hanno creato un clima di avversione al rischio. Su tutti, spiccano i timori per una possibile escalation militare tra Stati Uniti e Iran, uno scenario che ha immediatamente infiammato i prezzi delle materie prime energetiche, e la pubblicazione di alcuni dati macroeconomici statunitensi che hanno alimentato l’incertezza sulla traiettoria delle future politiche monetarie. In questo contesto, Piazza Affari è risultata la più penalizzata, con l’indice Ftse Mib che ha lasciato sul terreno l’1,44%, chiudendo a 45.704 punti.
Lo Spettro Geopolitico sul Prezzo dell’Energia
La principale fonte di preoccupazione per i mercati è senza dubbio il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente. L’ipotesi di un intervento militare americano in Iran ha innescato una corsa agli acquisti sul mercato petrolifero, con il timore di possibili interruzioni nelle forniture globali. Di conseguenza, il prezzo del greggio ha raggiunto i massimi da sei mesi: il WTI (West Texas Intermediate) si è attestato intorno ai 66,5 dollari al barile, mentre il Brent, il riferimento europeo, ha superato la soglia dei 71,7 dollari.
Ma non è solo il petrolio a subire le conseguenze della crisi. Anche il prezzo del gas naturale ha registrato un’impennata significativa. Il timore che un conflitto possa interrompere i flussi di Gas Naturale Liquefatto (GNL) nella regione ha spinto il prezzo del gas in Europa a un balzo dell’8,5%, superando i 34 euro al megawattora sulla piazza di riferimento olandese TTF.
Milano Maglia Nera d’Europa: Pesa il Crollo di Fincantieri e il Decreto Bollette
Se il contesto internazionale ha depresso tutti i listini europei, Piazza Affari ha dovuto fare i conti anche con pesanti fattori interni. A zavorrare l’indice principale è stato il tonfo di Fincantieri, che ha ceduto oltre il 9%. Il crollo è una diretta conseguenza dell’annuncio a sorpresa di un aumento di capitale da quasi 500 milioni di euro, realizzato tramite un collocamento accelerato (accelerated bookbuilding) di circa il 10% del capitale. L’operazione, sebbene conclusa con una domanda superiore all’offerta, ha spiazzato il mercato, che l’ha interpretata negativamente, vendendo massicciamente il titolo fin dalle prime battute.
A soffrire sono state anche le utility, colpite dalle vendite dopo l’approvazione del cosiddetto “decreto bollette” da parte del governo. Il provvedimento, che mira a ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, introduce tra le altre cose un aumento dell’Irap per le società del settore energetico, generando incertezza e penalizzando i titoli del comparto. Aziende come Enel, A2A e Iren hanno registrato cali significativi, contribuendo alla performance negativa del listino milanese.
Le Altre Borse Europee
Il clima di nervosismo ha contagiato tutte le principali piazze finanziarie europee, sebbene con perdite più contenute rispetto a Milano. Ecco la situazione al termine della seduta:
- Parigi (CAC 40): ha ceduto lo 0,8%.
- Francoforte (DAX): ha perso l’1,06%.
- Madrid (IBEX 35): ha registrato un calo dell’1,2%.
- Londra (FTSE 100): ha chiuso in ribasso dello 0,9%.
Anche su questi mercati, oltre alle tensioni geopolitiche, hanno pesato i dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti e alcune trimestrali aziendali deludenti, come quelle di Airbus e Renault, che hanno penalizzato il settore automobilistico.
L’Impatto dei Dati Macro USA
A completare il quadro negativo hanno contribuito i dati macroeconomici pubblicati oltreoceano. Sebbene alcuni indicatori recenti sull’inflazione e sul mercato del lavoro mostrino segnali contrastanti, permane l’incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve. I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno mostrato un board diviso, con rinnovate preoccupazioni sui livelli di inflazione. Gli investitori attendono ora con ansia i prossimi dati, in particolare quelli sull’inflazione PCE e sulla stima del PIL, per avere indicazioni più chiare sulla direzione della politica monetaria statunitense, un fattore chiave per i mercati globali.
