Dalle prestigiose sale del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, emerge un’opera destinata a lasciare un segno profondo nel panorama del cinema documentario. “Wax & Gold”, l’ultimo lavoro della regista viennese Ruth Beckermann, già acclamata per “The Waldheim Waltz” (vincitore del miglior documentario a Berlino nel 2018), è stato presentato nella sezione Berlinale Special, catalizzando l’attenzione di critica e pubblico. Prodotto dalla sua stessa casa di produzione in collaborazione con Rai Cinema e la nostrana Citrullo International, il film è un viaggio affascinante e complesso nel cuore dell’Etiopia, alla scoperta delle mille facce di una delle figure più enigmatiche e controverse del XX secolo: l’imperatore Hailé Selassié.
L’Hilton di Addis Abeba: Specchio di un’Era
Il punto di partenza narrativo e fisico del documentario è l’Hilton Hotel di Addis Abeba. Inaugurato nel 1969, questo albergo non fu semplicemente una struttura di lusso, ma un simbolo potente voluto dallo stesso Selassié per proiettare l’Etiopia sulla scena internazionale, un emblema di modernizzazione e grandezza. La Beckermann, con il suo sguardo acuto e sensibile, si insinua tra i corridoi e le sale sfarzose di questo luogo, che oggi, come spiega la regista, ha perso lo status di hotel di lusso ma rimane un vitale punto di incontro per la classe media e alta della capitale, offrendo servizi essenziali come elettricità costante e una buona connessione internet. Attraverso le interviste al personale dell’hotel, dai camerieri ai manager, e l’uso sapiente di preziosi materiali d’archivio, il documentario dipana una narrazione stratificata, dove l’opulenza dell’albergo stride con la realtà quotidiana della città che lo circonda, come le interminabili code di operai in attesa di autobus che sembrano non arrivare mai.
La duplice natura di Hailé Selassié
Il cuore pulsante di “Wax & Gold” è la figura di Hailé Selassié. Il documentario ne esplora la complessa eredità, oscillando tra l’immagine del leader illuminato e amato, eroe anticoloniale e modernizzatore, e quella del tiranno spietato, che ha regnato per 44 anni trascurando la dilagante povertà e reprimendo brutalmente il dissenso. Selassié, venerato come una figura messianica dalla tradizione Rastafari, che lo considera il “Leone di Giuda”, viene qui mostrato in tutte le sue contraddizioni. Il film intreccia filmati d’archivio, che mostrano l’imperatore nei suoi viaggi internazionali, compresa la storica visita in Giamaica dove fu accolto come una divinità, con le testimonianze di chi ha vissuto sotto il suo regno, creando un ritratto poliedrico e mai banale.
L’influenza de “L’Imperatore” di Kapuściński
Una delle chiavi di lettura del documentario è il legame con il celebre libro del giornalista polacco Ryszard Kapuściński, “L’Imperatore”. Quest’opera, che descrive il declino del regno di Selassié attraverso le testimonianze della sua corte, ha profondamente influenzato la regista. Tuttavia, la Beckermann ammette di guardare oggi al libro con un occhio più critico, consapevole che la prospettiva europea con cui fu scritto negli anni ’80 non può più essere l’unica lente attraverso cui osservare una realtà così complessa. “Wax & Gold” mette in scena questa riflessione critica: la regista chiede ad alcuni membri del personale dell’hotel di leggere ad alta voce dei passaggi del libro, un testo mai tradotto in amarico, la lingua etiope. Questo espediente narrativo crea un cortocircuito culturale potente, evidenziando come la percezione di una figura storica possa variare radicalmente a seconda del punto di vista.
“Cera e Oro”: una metafora per comprendere
Il titolo stesso del film, “Wax & Gold”, deriva da una tradizionale forma poetica e retorica etiope. Questa tecnica consiste nel nascondere un significato profondo e prezioso (l’oro) sotto uno strato superficiale e più evidente (la cera). La Beckermann adotta questa metafora come metodo di indagine: l’Hilton Hotel è la “cera”, la facciata scintillante che nasconde le complesse verità storiche e sociali dell’Etiopia, l'”oro” che il documentario si propone di svelare. Attraverso uno stile diaristico e personale, la regista dichiara esplicitamente il suo “sguardo bianco europeo”, trasformando il film in un’autofiction impressionista che non pretende di offrire verità assolute, ma piuttosto di stimolare una riflessione sulla necessità di confrontarsi con le altre culture in modo più profondo e critico.
Un’opera stratificata per un pubblico globale
Proiettato in anteprima mondiale alla Berlinale, “Wax & Gold” si presenta come un’opera intensa e raffinata, che unisce la ricerca storica a una profonda riflessione sul presente. La colonna sonora, che vede la collaborazione del musicista Samuel Yirga, accompagna lo spettatore in questo viaggio complesso, mentre la fotografia di Johannes Hammel cattura le atmosfere sospese dell’hotel. Coprodotto da Austria e Italia, il film è destinato a un pubblico interessato alla storia africana, all’urbanizzazione rapida del continente e alle dinamiche post-coloniali. Come afferma la stessa Beckermann, citando il sociologo Pierre Bourdieu in apertura del film: “raccontare le cose in modo diverso significa raccontare cose diverse”. “Wax & Gold” incarna perfettamente questo principio, offrendo uno sguardo nuovo e sfumato su una nazione la cui unicità è ancora troppo poco compresa.
