In una dichiarazione che promette di rimodellare gli equilibri diplomatici in Medio Oriente, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la creazione di un nuovo organismo internazionale denominato “Board of Peace”. Attraverso un post sulla sua piattaforma social, Truth, Trump ha rivelato che l’organismo terrà la sua prima riunione il 19 febbraio 2026 presso il Donald J. Trump Institute of Peace a Washington, D.C. In questa occasione, verranno ufficializzati impegni per oltre 5 miliardi di dollari destinati agli aiuti umanitari e alla ricostruzione della Striscia di Gaza, devastata dalla guerra.
L’iniziativa, definita da Trump come potenzialmente “l’organismo internazionale più influente della storia”, non si limita al solo sostegno finanziario. L’annuncio include anche l’impegno da parte degli stati membri a fornire migliaia di persone per una Forza Internazionale di Stabilizzazione e per la Polizia Locale, con l’obiettivo di mantenere la sicurezza e la pace per la popolazione di Gaza.
Un Nuovo Attore sulla Scena Globale
Il “Board of Peace” è stato formalmente istituito il 22 gennaio 2026 a Davos, in Svizzera, durante il Forum Economico Mondiale, con una cerimonia di firma che ha visto la partecipazione di due dozzine di membri fondatori. Questo nuovo ente si propone come un attore chiave nella risoluzione dei conflitti globali, con un mandato che, pur partendo dalla crisi di Gaza, ambisce a estendersi ben oltre. La scelta di Washington come sede della prima riunione e la ridenominazione dell’U.S. Institute of Peace in “Donald J. Trump Institute of Peace” nel dicembre 2025, sottolineano l’impronta fortemente americana dell’iniziativa.
Tuttavia, questa mossa ha suscitato reazioni contrastanti. Molti alleati tradizionali degli Stati Uniti in Europa e in altre regioni hanno mostrato scetticismo, declinando l’invito a partecipare per il timore che il Board possa diventare un rivale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, alterando gli equilibri della diplomazia mondiale post-bellica.
Dettagli del Piano per Gaza
Il piano per Gaza, articolato in 20 punti e che ha aperto la strada a un cessate il fuoco, prevede che il Board of Peace gestisca i fondi e definisca il quadro generale per la riqualificazione dell’area. L’impegno finanziario di 5 miliardi di dollari, sebbene significativo, rappresenta una frazione dei 70 miliardi di dollari stimati da Nazioni Unite, Banca Mondiale e Unione Europea come necessari per la completa ricostruzione della Striscia.
Un elemento cruciale del piano è la componente di sicurezza. L’accordo di cessate il fuoco, mediato dagli Stati Uniti, prevede una forza armata di stabilizzazione internazionale per garantire la sicurezza a Gaza e supervisionare il disarmo di Hamas, una richiesta centrale di Israele. Una delle prime conferme concrete di partecipazione è arrivata dall’Indonesia, il cui esercito ha dichiarato che fino a 8.000 soldati potrebbero essere pronti per un potenziale dispiegamento a Gaza entro la fine di giugno.
Condizioni e Sfide Future
Il successo dell’iniziativa è legato a condizioni precise. Trump, nel suo annuncio, ha sottolineato che Hamas deve rispettare il suo “impegno per una smilitarizzazione completa e immediata”. Questa condizione è stata ribadita anche dall’alto rappresentante del Board per la Striscia, Nickolay Mladenov, il quale ha affermato che il disarmo di tutte le fazioni armate è un prerequisito per la ricostruzione. Tuttavia, recenti dichiarazioni di leader di Hamas hanno mostrato un rigetto di parti fondamentali del piano di pace, inclusa la smilitarizzazione, mettendo in dubbio la fattibilità dell’accordo.
La comunità internazionale osserva con un misto di speranza e scetticismo. Da un lato, l’iniezione di nuovi fondi e un rinnovato sforzo diplomatico potrebbero rappresentare una svolta per la crisi umanitaria di Gaza. Dall’altro, le ambizioni su larga scala del Board, la sua potenziale concorrenza con le istituzioni esistenti e le complesse condizioni politiche sul campo rappresentano ostacoli formidabili. La riunione del 19 febbraio sarà un primo, decisivo banco di prova per comprendere se la visione di Trump per la pace mondiale potrà tradursi in realtà concreta.
