NISCEMI (Caltanissetta) – Si intensifica l’attività investigativa della Procura di Gela per far luce sulle cause e le eventuali responsabilità del vasto movimento franoso che ha messo in ginocchio la città di Niscemi. Nei giorni scorsi si sono conclusi due giorni di fitti accertamenti tecnici e sopralluoghi che hanno visto impegnati i magistrati del cosiddetto “pool frana”, coordinati dal procuratore capo Salvatore Vella, un team di esperti geologi e le forze dell’ordine.
ACCERTAMENTI A TAPPETO: DAI DRONI ALL’ELICOTTERO
Le operazioni si sono concentrate sull’intero perimetro dell’area colpita dal dissesto idrogeologico. Dopo un primo giorno di rilievi a valle del fronte franoso, l’attenzione si è spostata nel cuore della zona rossa, l’area urbana più critica, e sulle vie di comunicazione extraurbane, anch’esse gravemente danneggiate. Per avere un quadro completo e dettagliato della situazione, gli inquirenti si sono avvalsi anche di un elicottero della polizia, dotato di telecamere ad alta risoluzione, per sorvolare e mappare le zone altrimenti inaccessibili. L’acquisizione di questi dati è considerata cruciale per il prosieguo dell’inchiesta, che si preannuncia “lunga e complessa”, come dichiarato dallo stesso procuratore Vella.
UN TEAM DI ESPERTI PER SVELARE LA VERITÀ
Al fianco della Procura opera un collegio di consulenti di altissimo profilo, docenti del dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo. Si tratta di:
- Chiara Cappadonia, docente di Geologia Applicata e Geologia Tecnica
- Maurizio Gasparo Morticelli, docente di Geologia Strutturale
- Edoardo Rotigliano, docente di Geomorfologia
A loro è stato affidato il compito di analizzare la complessa situazione geologica e di ricostruire la storia del dissesto, esaminando atti e documenti degli ultimi 29 anni. L’obiettivo è duplice: da un lato, comprendere le cause geologiche profonde del fenomeno; dall’altro, individuare eventuali ritardi, omissioni o interventi errati che possano aver contribuito ad aggravare la situazione. L’inchiesta, al momento aperta contro ignoti, ipotizza i reati di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
UN DISASTRO ANNUNCIATO? LE RADICI DEL PROBLEMA
La frana che ha colpito Niscemi non è un fulmine a ciel sereno. Il territorio convive da secoli con una fragilità idrogeologica ben nota. Fonti storiche documentano smottamenti già a fine Settecento e un evento significativo nel 1997 aveva già interessato le stesse aree, portando a demolizioni e sgomberi. La Protezione Civile regionale, in mappe aggiornate, classifica da tempo la zona a rischio “molto elevato” di dissesto geomorfologico. La conformazione geologica, con strati di argilla instabili sormontati da rocce più rigide, rende l’area particolarmente vulnerabile, soprattutto in seguito a intense precipitazioni. Nonostante i precedenti e gli allarmi, l’urbanizzazione è proseguita in aree considerate ad alta pericolosità, sollevando interrogativi sulla pianificazione territoriale e sulla mancata prevenzione strutturale.
L’IMPATTO SULLA COMUNITÀ E LE PROSPETTIVE FUTURE
Le conseguenze per la comunità di Niscemi sono pesantissime. Centinaia di famiglie sono state evacuate, attività commerciali chiuse e infrastrutture vitali compromesse. La chiusura delle strade provinciali 10 e 12 ha isolato parzialmente il centro abitato. La macchina della solidarietà e degli aiuti si è messa in moto, con la Regione Siciliana che ha messo a disposizione alloggi e annunciato l’attivazione di una piattaforma per la richiesta di contributi. Nel frattempo, l’inchiesta giudiziaria prosegue con l’audizione delle prime persone informate sui fatti, principalmente tecnici, per acquisire ulteriori elementi. La visita del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e l’annuncio di un decreto con risorse finanziarie dedicate, ha riacceso la speranza dei cittadini, che chiedono a gran voce di poter rimanere a vivere nella loro città, ma in sicurezza.
