Milano – Una nuova tragedia scuote il capoluogo lombardo, segnando un’altra vittima nella silenziosa strage dei senzatetto. Un uomo di 43 anni, di nazionalità marocchina, è stato rinvenuto cadavere nel pomeriggio di giovedì in via della Pecetta, sotto il cavalcavia Adriano Bacula, nella zona della Ghisolfa. Il corpo, già in avanzato stato di decomposizione, si trovava in un giaciglio di fortuna, un ultimo disperato tentativo di trovare riparo dal freddo pungente che attanaglia la città. Con questo decesso, sale a sette il numero delle persone senza fissa dimora che hanno perso la vita a Milano dall’inizio del 2026, una media drammatica che solleva interrogativi urgenti sulle misure di sostegno e accoglienza.

Il ritrovamento e i primi accertamenti

L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio di giovedì, quando alcuni passanti hanno notato il corpo inerme e hanno allertato le forze dell’ordine. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e il personale sanitario del 118. Purtroppo, per l’uomo non c’era più nulla da fare. I primi rilievi medico-legali hanno confermato che il decesso risaliva a diversi giorni prima del ritrovamento, come evidenziato dallo stato di decomposizione del cadavere. Sul corpo non sono stati riscontrati segni di violenza, il che fa propendere per una morte dovuta a cause naturali, verosimilmente un malore aggravato dalle rigide temperature e dalle precarie condizioni di vita. L’uomo, secondo quanto emerso, era già noto ai servizi sanitari per un precedente soccorso dovuto a un attacco epilettico.

Un’emergenza che non si ferma: il dramma dei “senza tetto”

Questa morte si inserisce in una scia di decessi che ha caratterizzato l’inizio dell’anno a Milano. L’emergenza freddo continua a mietere vittime tra le fasce più vulnerabili della popolazione, coloro che vivono ai margini, spesso invisibili agli occhi della società. Le vittime sono uomini, spesso stranieri, che per varie ragioni si trovano a vivere per strada, affrontando non solo il gelo dell’inverno, ma anche solitudine, problemi di salute e dipendenze.

Le associazioni che operano sul territorio, come i City Angels e Progetto Arca, sono in prima linea per offrire supporto, distribuendo coperte, pasti caldi e cercando di convincere i più restii ad accettare un riparo nelle strutture di accoglienza. Tuttavia, come sottolineano gli stessi operatori, non si tratta solo di una questione di posti letto disponibili. Molti senzatetto, per esperienze passate negative, problemi di salute mentale o dipendenze, rifiutano l’accoglienza collettiva.

La risposta delle istituzioni e le polemiche

Di fronte a questa ennesima tragedia, l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolè, ha espresso il cordoglio della città e ha rinnovato l’impegno dell’amministrazione. Il “Piano Freddo” del Comune potenzia l’offerta di accoglienza durante i mesi invernali, con l’obiettivo non solo di offrire un riparo, ma anche di avviare percorsi di reinclusione sociale. È attivo un numero unico (0288447646) per segnalare persone in difficoltà e coordinare gli interventi delle unità di strada.

Non mancano, tuttavia, le polemiche politiche. Esponenti dell’opposizione hanno criticato l’adeguatezza dei servizi di accoglienza, sollevando dubbi sulla sicurezza all’interno delle strutture. La discussione si concentra sulla necessità di un approccio più complesso al fenomeno, che vada oltre la semplice risposta emergenziale e affronti le cause profonde della marginalità, come la mancanza di politiche abitative efficaci e di percorsi di integrazione socio-sanitaria.

Mentre la città si prepara per eventi di risonanza internazionale come le Olimpiadi Invernali, queste morti silenziose rappresentano un doloroso monito sulla realtà di chi vive ai margini, una realtà che non può e non deve essere ignorata.

Di veritas

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