La politica italiana è attraversata da una nuova e profonda faglia, questa volta sul terreno minato della collocazione internazionale del Paese. A innescare la polemica è la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che con una nota dai toni severissimi ha condannato quella che definisce una deriva filo-trumpiana del governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro del contendere, due elementi che, secondo la leader dell’opposizione, delineano un quadro preoccupante per gli interessi nazionali.
L’Affondo sul “Board of Peace”
Il casus belli principale è il presunto annuncio della premier Meloni relativo all’ingresso dell’Italia, in qualità di membro osservatore, nel cosiddetto “Board of Peace”. Stando alle dichiarazioni di Schlein, si tratterebbe di un “club a pagamento voluto da Trump per rimpiazzare l’ONU”. Una mossa che, se confermata, rappresenterebbe un drastico riallineamento della politica estera italiana, spostando il baricentro da un multilateralismo radicato nelle istituzioni tradizionali a un nuovo foro dalle connotazioni marcatamente isolazioniste e legato a una specifica parte politica statunitense.
“L’annuncio di Meloni sull’ingresso dell’Italia come membro osservatore nel Board of Peace […] conferma una subalternità politica a Trump ormai insostenibile per il nostro Paese e contraria agli interessi nazionali”, ha dichiarato senza mezzi termini la segretaria del PD. La critica non si limita alla scelta geopolitica, ma si estende alla natura stessa dell’organismo: l’idea di un “club a pagamento” che ambisce a sostituire le Nazioni Unite solleva interrogativi sulla sua legittimità, sulla sua efficacia e, soprattutto, sull’uguaglianza dei suoi membri. Entrare in una simile struttura, secondo Schlein, significa accettare a priori condizioni non paritarie, mettendo a rischio la sovranità nazionale.
Dall’Europa a Washington: Una Rotta Invertita
La seconda accusa mossa da Elly Schlein riguarda la difesa, da lei definita “imbarazzante”, dell’ideologia “Maga” (Make America Great Again) da parte di figure politiche internazionali come Merz. Questo, unito alla scelta sul “Board of Peace”, viene interpretato come il sintomo di una strategia più ampia che vede il governo Meloni allontanarsi progressivamente dal progetto europeo per inseguire le sirene d’oltreoceano.
“Altro che guida, Meloni si colloca ai margini del progetto europeo, inseguendo le imposizioni di Trump invece di rafforzare i legami dell’Unione”, prosegue la nota. Schlein contrappone a questa presunta deriva la visione di un’Europa più forte e autonoma, capace di superare il vincolo dell’unanimità nelle decisioni cruciali e di rilanciare strumenti di solidarietà e sviluppo come gli Eurobond. La scelta di Meloni sarebbe, in quest’ottica, non solo un tradimento dello spirito europeista, ma un errore strategico che indebolisce sia l’Italia che l’Unione Europea nel suo complesso.
I Timori per la Tenuta Costituzionale
L’analisi della leader del Partito Democratico si spinge fino a toccare i fondamenti dell’ordinamento giuridico italiano. L’adesione a un “organismo sovranazionale senza che vi siano condizioni di parità” è vista come un tentativo di aggirare i principi sanciti dalla Costituzione. “Entrare in un organismo sovranazionale senza che vi siano condizioni di parità significa tentare di aggirare la nostra Costituzione, che si dimostra uno strumento sempre più attuale a tutela dell’interesse nazionale e dei cittadini”, conclude Schlein.
Il riferimento è chiaro: la Costituzione italiana, all’articolo 11, consente limitazioni di sovranità “in condizioni di parità con gli altri Stati, ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. La natura stessa del “Board of Peace”, così come descritto da Schlein, sembrerebbe contravvenire a questo principio fondamentale, aprendo un potenziale fronte di legittimità costituzionale sulle scelte di politica estera del governo. La polemica è dunque destinata a infiammare il dibattito politico delle prossime settimane, in attesa di una replica ufficiale da Palazzo Chigi che chiarisca la posizione dell’esecutivo su accuse di tale portata.
