Il primo confronto televisivo in vista del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, previsto per il 22 e 23 marzo, ha visto protagonisti il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato ‘Società civile per il No’. Ospitato da Bruno Vespa prima a “Cinque Minuti” e poi a “Porta a Porta” su Raiuno, il duello verbale si è svolto in un clima di correttezza formale ma non ha risparmiato stoccate reciproche, toccando i nervi scoperti di una riforma che divide profondamente il mondo politico e giudiziario.
Il Caso Gratteri: la Scintilla che Infiamma il Confronto
A dominare l’apertura del dibattito sono state le controverse dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che aveva associato i sostenitori del “Sì” al referendum a “imputati e massoneria deviata”. Entrambi gli ospiti hanno preso le distanze dalle parole del magistrato. Il Ministro Nordio si è detto “sconcertato” e ha colto l’occasione per una riflessione provocatoria: “Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”. Anche Giovanni Bachelet ha definito le affermazioni di Gratteri “un commento offensivo per gli elettori e sbagliato”, aggiungendo con ironia che tali uscite potrebbero paradossalmente favorire il fronte del “Sì”, salvo poi bilanciare con una battuta rivolta al Guardasigilli: “Per fortuna poi ci sono i commenti del ministro che ci faranno risalire per il No”.
La polemica, nei giorni successivi, non si è placata. Nordio ha criticato duramente anche un documento firmato da venti consiglieri del CSM in difesa di Gratteri, definendolo un testo dalla “minima credibilità” e pieno di “espressioni contorte”.
Separazione delle Carriere e Autogoverno della Magistratura: i Nodi del Contendere
Il cuore del confronto si è poi spostato sui temi centrali della riforma. La legge costituzionale, approvata in via definitiva dal Parlamento ma senza la maggioranza dei due terzi, necessita ora del voto popolare per entrare in vigore. I punti salienti includono:
- Due Consigli Superiori della Magistratura: La riforma prevede l’istituzione di due distinti CSM, uno per la magistratura giudicante (i giudici) e uno per quella requirente (i pubblici ministeri).
- Sorteggio per i componenti togati: Per contrastare il potere delle correnti, si introduce un meccanismo di sorteggio per la scelta dei membri magistrati dei due Consigli.
- Alta Corte disciplinare: Viene creata un’Alta Corte, un organo terzo, per giudicare le violazioni disciplinari dei magistrati, sottraendo tale funzione ai CSM.
Bachelet ha difeso il ruolo delle correnti, quando sane, come “legittima espressione di pluralismo”, ricordando come anche Giovanni Falcone ne avesse fondata una. Ha poi criticato la riforma sostenendo che indebolisca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della magistratura, frammentando l’organo di autogoverno (il CSM) che fu ideato dai Costituenti proprio per proteggere i magistrati da ingerenze esterne.
Dal canto suo, il Ministro Nordio ha insistito sulla necessità della separazione delle carriere come naturale evoluzione di un sistema processuale di tipo accusatorio, introdotto con la riforma Vassalli. Ha citato il drammatico caso di Enzo Tortora come esempio delle storture prodotte dal correntismo, affermando che i magistrati responsabili di quel clamoroso errore giudiziario furono “protetti nel Csm dalle correnti”.
La “Giustizia Domestica” e il Caso Palamara
Un altro tema caldo è stato quello della cosiddetta “giustizia domestica”, espressione usata da Nordio per criticare la presunta indulgenza con cui la Sezione disciplinare del CSM ha trattato i magistrati coinvolti nello scandalo Palamara. “Non penseremo che quella vicenda ruotasse attorno a cinque persone? Sono stati salvate decine di magistrati di determinate correnti”, ha accusato il Guardasigilli. Bachelet ha replicato spostando l’attenzione sul Parlamento, ricordando come l’unico a “salvarsi” dal caso Palamara sia stato un parlamentare, grazie all’immunità sulle intercettazioni. Ha poi incalzato il Ministro: “Se non condividi le decisioni del Csm perché non le impugni?”.
Nordio ha ribattuto che si continuerà a parlare di giustizia domestica finché non si farà piena luce su come la Sezione disciplinare abbia “tappato la bocca” alla verità, escludendo intercettazioni cruciali che coinvolgevano importanti figure della magistratura italiana.
Un Clima Acceso tra Politica e Toghe
Il finale del confronto ha visto toni più aspri. Bachelet ha accusato il governo di compiere “barbarie” attaccando singoli magistrati e di aver portato avanti una riforma “unilateralmente, non con un lavoro di insieme”. Nordio ha respinto le accuse, lamentando le “porcherie” dette contro i sostenitori della riforma: “Non siamo né eversivi, né piduisti, né fascisti”. Si è poi discusso del caso del magistrato della Cassazione che, pur facendo parte del collegio che si è pronunciato sul quesito referendario, si è apertamente schierato per il No. Una situazione definita “paradossale” dal Ministro, mentre Bachelet ha parlato di “novità” nell’attacco a un singolo magistrato, a cui Nordio ha replicato: “Ma è anche una novità che un magistrato si comporti in questo modo”.
Il confronto televisivo ha così ufficialmente aperto una campagna referendaria che si preannuncia tesa, nel pieno rispetto delle regole della par condicio, entrate in vigore proprio il giorno del dibattito. La parola finale spetterà ai cittadini, chiamati a decidere su una modifica profonda dell’assetto costituzionale della magistratura.
