L’Italia si conferma un paese dove l’amore per gli animali domestici non è solo un sentimento diffuso, ma un vero e proprio motore economico. Secondo l’ultimo rapporto di Confartigianato, presentato in vista della Giornata Nazionale del Gatto del 17 febbraio, la cosiddetta ‘pet economy’ ha raggiunto nel 2024 un valore di mercato impressionante: 6.747 milioni di euro. Un dato che segna una crescita esponenziale del 76% negli ultimi dieci anni, a fronte di un aumento medio della spesa complessiva delle famiglie fermo al 9,4%. Questo dinamismo, nettamente superiore alla media dei consumi, delinea i contorni di un settore resiliente e in continua espansione, capace di generare valore e occupazione.
Una famiglia su tre ha un animale domestico: i numeri di un amore incondizionato
Alla base di questo boom economico c’è un dato sociale inequivocabile: sono 10 milioni, ovvero il 37,7% del totale, le famiglie italiane che hanno scelto di condividere la propria vita con almeno un animale domestico. Si stima che nelle case degli italiani vivano circa 25,5 milioni di animali da compagnia. Un legame affettivo che si è rafforzato nel tempo, con una crescita di 1,5 punti percentuali della quota di famiglie con animali dal 2015 al 2024. I cani si confermano i compagni preferiti, presenti nel 22,1% delle famiglie, seguiti a breve distanza dai gatti, che abitano nel 17,4% dei nuclei familiari.
Questa crescente “umanizzazione” degli animali domestici, sempre più considerati a tutti gli effetti membri della famiglia, si traduce in una maggiore attenzione al loro benessere, che va ben oltre il semplice nutrimento. I proprietari sono disposti a investire in prodotti e servizi di alta qualità per garantire la salute e la felicità dei loro amici a quattro zampe.
La spesa in dettaglio: dal cibo ai servizi di lusso
Ma come si distribuisce questa ingente spesa? L’analisi di Confartigianato mostra che la fetta più grande, pari all’80,3% del totale (5.415 milioni di euro), è destinata a prodotti quali alimenti, farmaci veterinari, articoli per la toelettatura e accessori vari. Il restante 19,7% (1.332 milioni di euro) è invece assorbito dai servizi, che includono cure veterinarie, toelettatura professionale, addestramento e pensioni. È interessante notare come il mercato si stia evolvendo verso servizi sempre più sofisticati e personalizzati, che vanno dalle spa di lusso ai ristoranti gourmet per cani, segno di un’attenzione al dettaglio senza precedenti.
Il boom delle imprese artigiane: il cuore pulsante della Pet Economy
Un aspetto fondamentale di questa crescita è il ruolo trainante dell’artigianato. In Italia, sono 3.440 le imprese artigiane attive nei servizi di cura degli animali da compagnia, rappresentando il 59% delle 5.826 imprese totali del comparto. Queste realtà danno lavoro a 4.231 addetti, ovvero il 53,9% del totale degli occupati nel settore.
La crescita del settore artigiano è stata a dir poco spettacolare: su base annua si registra un +5,2%, ma è il dato decennale a impressionare, con un aumento del +92,3%. In pratica, le imprese artigiane dedicate alla cura dei pet sono quasi raddoppiate in dieci anni, dimostrando una straordinaria capacità di intercettare i nuovi bisogni della società e trasformarli in opportunità imprenditoriali.
Questa espansione non è uniforme sul territorio nazionale. A livello regionale, la Lombardia si conferma la regione con la spesa più alta (1.396 milioni di euro), seguita da Lazio (882 milioni) e Veneto (652 milioni). Per quanto riguarda la crescita delle imprese artigiane, spiccano le performance di Piemonte (+8,3%), Puglia (+7,7%) e Lazio (+5,7%). A livello provinciale, si registrano crescite a tripla cifra nel decennio per città come Brescia (+186,8%), Venezia (+184,2%) e Bergamo (+182,9%).
Un settore che crea valore e occupazione
Come sottolineato dal Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, i dati confermano che la passione per gli animali è “un vero motore economico capace di generare occupazione, nuova imprenditorialità artigiana e valore aggiunto diffuso sui territori”. La pet economy si sta affermando come una componente strutturale dei consumi e del tessuto produttivo del nostro Paese, un settore anticiclico che ha dimostrato grande stabilità anche in periodi economici difficili. Un’economia basata sulla relazione affettiva, che crea lavoro, soprattutto per giovani e donne, e che valorizza competenze e creatività.
