Il Consiglio regionale del Piemonte si appresta ad affrontare uno dei temi più complessi e divisivi del nostro tempo: il suicidio medicalmente assistito. L’annuncio arriva direttamente dal presidente dell’Assemblea, Davide Nicco, che ha sottolineato come la discussione sia diventata improrogabile alla luce di un recente e significativo evento: il primo caso in regione di accesso alla procedura con il pieno supporto del Servizio Sanitario Nazionale. Un uomo di 40 anni, affetto da una grave patologia irreversibile, ha potuto porre fine alle proprie sofferenze nella sua abitazione, al termine di un lungo e complesso percorso di verifiche durato circa nove mesi.
Un Evento che Interpella le Istituzioni
“Un evento che interpella profondamente le istituzioni e rende ancora più urgente un confronto serio e responsabile”, ha dichiarato il presidente Nicco. La vicenda del paziente, a cui è stato dato il nome di fantasia “Alberto”, ha di fatto creato un precedente in Piemonte, trasformando un’ipotesi giuridica in una pratica amministrativa concreta all’interno del Servizio sanitario regionale. Questo caso ha messo in luce le difficoltà e le lungaggini burocratiche che i malati terminali devono affrontare per veder riconosciuto un diritto sancito dalle sentenze della Corte Costituzionale. L’uomo, infatti, dopo aver presentato la richiesta, ha dovuto attendere quasi un anno prima di ottenere il via libera definitivo.
L’iter ha subito una svolta decisiva solo dopo l’intervento della Regione che, con una circolare, ha richiamato le aziende sanitarie all’obbligo di applicare quanto stabilito dalla giurisprudenza costituzionale. Inizialmente, l’ASL TO4, pur riconoscendo la sussistenza delle condizioni previste dalla Consulta, aveva dichiarato di non poter fornire il farmaco e l’assistenza necessari.
La Complessità del Dibattito sul Fine Vita
Il tema del fine vita, come evidenziato da Nicco, tocca “dimensioni profondissime dell’esperienza umana: la sofferenza, la dignità della persona, l’autodeterminazione”. Proprio per questa sua natura intrinsecamente sensibile, il presidente del Consiglio regionale ha auspicato che il dibattito si svolga in un clima di “rispetto reciproco, sobrietà e responsabilità istituzionale, evitando ogni forma di strumentalizzazione politica”. “Sarebbe infatti cinico e poco rispettoso nei confronti dei cittadini affrontare un tema così profondo come terreno di scontro politico”, ha aggiunto.
Le diverse sensibilità presenti nell’aula consiliare, secondo Nicco, riflettono la pluralità della società e meritano tutte di essere ascoltate e considerate. L’obiettivo del confronto, ha chiarito, non è necessariamente quello di approvare una legge regionale specifica, materia che molti ritengono di competenza del Parlamento nazionale, ma di avviare una riflessione approfondita e condivisa.
Il Vuoto Normativo e il Ruolo delle Regioni
La vicenda piemontese si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un vuoto legislativo. In assenza di una legge nazionale che disciplini in modo organico il fine vita, sono le sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la 242/2019 sul caso di DJ Fabo, a tracciare il perimetro di legalità del suicidio assistito. La Corte ha stabilito quattro condizioni per la non punibilità dell’aiuto al suicidio:
- Paziente affetto da una patologia irreversibile.
- Fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili.
- Tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale.
- Pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
Tuttavia, l’applicazione pratica di questi principi è ancora disomogenea sul territorio nazionale, creando una sorta di “legislazione a macchia di leopardo” e disparità tra i cittadini. L’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il caso di “Alberto”, ha evidenziato come le differenze tra regioni e i lunghi tempi di attesa rappresentino i nodi cruciali per i pazienti. Rimane aperta anche la questione dei costi della procedura, con la Regione Piemonte che ha avviato un’interlocuzione con il Ministero della Salute per chiarire se la spesa per il farmaco debba essere a carico del Servizio Sanitario o del paziente.
La discussione che si aprirà in Consiglio regionale del Piemonte sarà dunque un momento cruciale non solo per la regione, ma per l’intero dibattito nazionale. Un’occasione per affrontare con la dovuta serietà una questione che tocca la coscienza di ogni individuo e che richiede risposte chiare e umane da parte delle istituzioni.
