Watford, Inghilterra – Quattordici mesi. 440 giorni di attesa, di paura, di lotta e, infine, di speranza. Il 14 febbraio 2026 non sarà ricordato solo come il giorno di San Valentino, ma come la data della rinascita di Edoardo Bove. Il giovane centrocampista italiano è tornato a calcare un campo di calcio, indossando la maglia giallonera del Watford nella sfida di Championship contro il Preston North End. Un’emozione indescrivibile, un traguardo che sembrava irraggiungibile dopo il drammatico malore che lo colpì l’1 dicembre 2024, durante la partita tra la sua allora squadra, la Fiorentina, e l’Inter.
“È una sensazione molto bella, sentire di nuovo il campo”, ha dichiarato Bove a caldo, con la voce ancora rotta dall’emozione. “Sono un po’ deluso dal risultato perché penso che meritassimo di vincere. Ma è una bella emozione tornare in campo”. Parole semplici, dirette, che racchiudono un mondo di sofferenza e di determinazione. Il risultato finale di 2-2 passa in secondo piano di fronte alla vittoria più importante: quella della vita e della passione per il calcio.
Un Percorso ad Ostacoli e la Gratitudine
Il cammino di Bove per tornare a giocare è stato lungo e complesso. Dopo l’arresto cardiaco, gli è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo, un dispositivo salvavita che, secondo le rigide normative italiane, gli preclude l’idoneità sportiva agonistica nel nostro paese. Una beffa per un talento cristallino come il suo, cresciuto nel vivaio della Roma e affermatosi poi con la maglia della Fiorentina. Ma la voglia di calcio era troppo forte per arrendersi. L’Inghilterra, con un regolamento differente in materia, gli ha offerto una seconda possibilità, come già accaduto al danese Christian Eriksen.
Una scelta coraggiosa, quella di lasciare l’Italia, ma fortemente voluta. “Non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento”, aveva spiegato Bove in una recente intervista. Il Watford ha creduto in lui, offrendogli un contratto di cinque anni e la possibilità di rimettere il calcio al centro della sua vita. E Bove non ha dimenticato chi lo ha sostenuto in questo percorso: “Devo ringraziare lo staff e i miei compagni di squadra che mi hanno dato la possibilità di adattarmi a questo nuovo tipo di calcio. Apprezzo il loro lavoro per farmi tornare il prima possibile. Sono davvero grato a loro e al club che mi ha dato questa possibilità”.
Un ringraziamento speciale è andato anche ai tifosi, un’onda d’affetto che non lo ha mai abbandonato: “Il loro supporto mi ha aiutato a superare le difficoltà e mi ha dato la forza di tornare. Non mi sono mai sentito solo e questo tipo di forza da parte dei tifosi della Roma e di tutte le persone del mondo mi ha dato la possibilità di essere qui”.
La Rabbia, la Rinascita e l’Ispirazione dagli Amici
Il periodo lontano dai campi non è stato facile. Bove ha confessato di aver sviluppato un sentimento di rabbia verso il calcio. “Devo essere onesto, non guardavo il calcio. Anche vedere i bambini giocare con una palla mi faceva sentire un po’ arrabbiato”, ha raccontato. Un sentimento comprensibile per chi ha visto la propria passione trasformarsi in un incubo. Poi, lentamente, la fiamma si è riaccesa, grazie anche all’esempio dei suoi amici e colleghi.
“Dopodiché ho iniziato a guardare le partite, a guardare i miei amici e i miei ex compagni di squadra giocare. Uno dei miei migliori amici Flavio Cobolli gioca a tennis. Vederli affrontare le difficoltà mi ha fatto pensare di potercela fare e mi ha fatto iniziare a lottare per tornare di nuovo”. Una testimonianza potente di come lo sport, anche quello visto da lontano, possa essere fonte di ispirazione e di forza interiore.
Obiettivo Premier League: “Mantenere Alta l’Ambizione”
L’ingresso in campo all’86’ minuto contro il Preston North End è stato solo l’inizio. Ora per Bove si apre un nuovo capitolo, una nuova sfida. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: ritrovare la forma migliore e trascinare il Watford verso la promozione in Premier League. “Il mio obiettivo principale è giocare quante più partite possibile, per tornare allo stesso livello in cui ero prima o addirittura migliore. So che ci vuole tempo”, ha concluso Bove, dimostrando grande maturità e consapevolezza.
“Qui abbiamo la possibilità di farlo, quindi dobbiamo fare pressione su noi stessi per trovare la chiave per fare qualcosa in più. Vogliamo andare in Premier League e dobbiamo mantenere alta la nostra ambizione, altrimenti può essere difficile trovare motivazione”. Parole da leader, da chi ha affrontato la tempesta e ne è uscito più forte. La storia di Edoardo Bove è una vittoria per tutto il mondo dello sport, un inno alla resilienza e alla forza di volontà. Il calcio ha ritrovato uno dei suoi talenti e ora, insieme al Watford, sogna il palcoscenico più prestigioso: la Premier League.
