Rovigo – Una cerimonia sentita e partecipata ha segnato questa mattina, venerdì 13 febbraio, l’inaugurazione della “Panchina Tricolore” in via Laurenti. Un simbolo tangibile per onorare la memoria di Umberto Barbierato, giovane agente di Polizia originario di San Martino di Venezze e primo infoibato del Polesine, e per ricordare la tragedia di tutte le vittime delle foibe. L’evento si inserisce nel più ampio progetto nazionale “Panchine del Ricordo”, promosso dall’Associazione di promozione sociale “Comitato 10 febbraio” con l’obiettivo di installare in ogni città italiana un monumento semplice ma potente per non dimenticare una delle pagine più buie della storia nazionale.
Una Ferita nella Storia del Polesine: La Vicenda di Umberto Barbierato
La storia di Umberto Barbierato è emblematica della violenza che travolse il confine orientale italiano nel secondo dopoguerra. A soli 23 anni, il 2 maggio 1945, l’agente di Polizia fu arrestato dai partigiani jugoslavi all’interno della caserma di polizia di Gorizia. Da quel giorno, di lui si persero le tracce, il suo corpo non fu mai più ritrovato. Una sorte tragica che lo accomuna a migliaia di italiani, vittime di una campagna di odio e violenza. Per il suo sacrificio, Umberto Barbierato è stato insignito dal Presidente della Repubblica della “Medaglia d’Onore alla Memoria delle vittime delle foibe”, un riconoscimento che ne sancisce il valore di martire e servitore dello Stato.
Il suo paese natale, San Martino di Venezze, ha più volte onorato la sua memoria, riconoscendolo come un simbolo di una “pagina strappata della nostra storia” che, grazie al suo sacrificio, è stata in parte riscritta. L’amministrazione comunale di Rovigo ha inoltre annunciato l’intenzione di intitolargli una piazza, accogliendo una proposta della consigliera comunale Silvia Pavan.
La Cerimonia e le Voci delle Istituzioni
All’inaugurazione della panchina, verniciata con il verde, il bianco e il rosso della bandiera italiana, hanno partecipato le massime autorità civili, militari e religiose. Presenti la sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin, il Prefetto Franca Tancredi, il Questore Eugenio Vomiero e il Presidente della Provincia Enrico Ferrarese. Hanno preso parte alla cerimonia anche l’assessore regionale Valeria Mantovan, l’onorevole Nadia Romeo e il senatore Bartolomeo Amidei. Un momento particolarmente toccante è stata la presenza dei nipoti di Barbierato, Valeria e Valeriano Menarello, che hanno espresso l’orgoglio della famiglia per l’iniziativa, auspicando che la sensibilità verso questi temi possa diffondersi.
Nel suo intervento, la sindaca Cittadin ha sottolineato il duplice valore della memoria di Barbierato: “Era un poliziotto, rappresentava quindi anche una divisa, che non è solo un simbolo ma un segno tangibile di una presenza di persone che mettono a disposizione la loro vita per la sicurezza e la serenità delle nostre comunità”. Ha poi aggiunto: “È giusto onorare lui e tutte le vittime delle foibe che hanno vissuto una terribile atrocità. È pertanto con grande onore che oggi siamo qui per questa iniziativa semplice, ma nella semplicità e nei simboli dobbiamo sempre vedere di più la presenza di valori, di ricordi e di storia che non va cancellata”. La cerimonia si è conclusa con la benedizione della panchina da parte di don Christian Malanchin.
Il Progetto “Panchine del Ricordo”
L’iniziativa di Rovigo è parte di un progetto nazionale del “Comitato 10 febbraio”, lanciato il 2 giugno 2024, Festa della Repubblica. L’idea, come spiegato dal presidente nazionale Silvano Olmi, è quella di creare in tutta Italia una rete di “Panchine del Ricordo”, ognuna dedicata a un martire delle foibe, a Norma Cossetto (Medaglia d’Oro al Merito Civile) o a un esule istriano, fiumano, giuliano o dalmata distintosi nel mondo del lavoro e della cultura. Queste panchine tricolori vogliono essere un monito contro l’oblio e un invito a una memoria condivisa di una tragedia che ha segnato profondamente la nazione.
La scelta di utilizzare un oggetto di uso quotidiano come una panchina ha lo scopo di inserire il ricordo nel tessuto vivo delle città, rendendolo accessibile a tutti e stimolando una riflessione continua su eventi che, per troppo tempo, sono rimasti ai margini della narrazione storica ufficiale.
