Il cuore pulsante di Napoli torna a essere il palcoscenico prediletto per il cinema d’autore. È qui che Mario Martone, uno dei registi più sensibili e acclamati del panorama italiano, ha dato il primo ciak al suo nuovo lungometraggio, “Scherzetto”. Ad annunciarlo è stato lo stesso regista con un post sui suoi canali social, accompagnato da una foto sorridente che lo ritrae insieme al suo attore simbolo, Toni Servillo, mentre stringe tra le mani la sceneggiatura del film. “Napoli, una casa, un nonno, un nipotino di quattro anni, basta come sinossi? Da oggi si gira”, ha scritto Martone, condensando in poche parole l’essenza di un progetto che si preannuncia intimo e profondo.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, edito da Einaudi, uno degli scrittori più incisivi e amati della letteratura italiana contemporanea, già vincitore del Premio Strega. La sceneggiatura è firmata a quattro mani dallo stesso Martone e dalla sua consueta e preziosa collaboratrice, Ippolita di Majo. Si rinnova così un sodalizio artistico, quello tra Martone e Starnone, che aveva già dato i suoi frutti con la trasposizione cinematografica di “Lacci”, a testimonianza di una profonda sintonia intellettuale e artistica.
Una Trama Intima: il Confronto tra Due Generazioni
Al centro della narrazione di “Scherzetto” vi è il complesso e delicato rapporto tra due generazioni agli antipodi. Toni Servillo interpreterà Daniele Mallarico, un illustratore settantenne burbero, ironico e disincantato, che dopo molti anni trascorsi a Milano si ritrova costretto a tornare nella sua vecchia casa di famiglia a Napoli. Il motivo? Accudire per tre, intensi giorni il nipotino di quattro anni, Mario, un bambino che conosce a malapena e che viene descritto come un piccolo prodigio “che parla come un libro stampato”. I genitori del bambino, infatti, devono assentarsi per partecipare a un convegno di matematici.
Questa convivenza forzata tra le mura domestiche, cariche di ricordi e fantasmi del passato, diventerà il campo di battaglia e di incontro tra due mondi apparentemente inconciliabili: la senilità, con la sua rabbia per l’invecchiare e il disincanto, e l’infanzia, con la sua disarmante vitalità e la fiducia nel futuro. Un vero e proprio “scherzetto da camera”, come lo definisce la sinossi del libro, che esplorerà con finezza psicologica le dinamiche di alleanza e rivalità, di incomprensione e tenerezza, in un duello fatto di silenzi, parole e gesti inaspettati.
Un Sodalizio Artistico Consolidato
La scelta di Toni Servillo per il ruolo del protagonista non è casuale, ma segna un nuovo, attesissimo capitolo di una delle collaborazioni più significative e prolifiche del cinema e del teatro italiano. Un legame, quello tra Martone e Servillo, che affonda le sue radici negli anni Ottanta con le avanguardie teatrali e che ha regalato al pubblico opere memorabili come “Morte di un matematico napoletano”, “Teatro di guerra”, “Noi credevamo” e il più recente e applauditissimo “Qui rido io”, dove Servillo ha magistralmente interpretato il commediografo Eduardo Scarpetta. La capacità di Servillo di incarnare personaggi complessi, intellettuali segnati da una profonda malinconia celata dietro una facciata di cinismo, appare perfetta per dare corpo e anima alle inquietudini di Daniele Mallarico.
Produzione e Dettagli Tecnici
“Scherzetto” è una produzione di alto profilo che vede coinvolte importanti realtà del settore cinematografico italiano. Il film è prodotto da Mad Entertainment, la casa di produzione napoletana nota per gioielli d’animazione come “L’arte della felicità” e “Gatta Cenerentola”, insieme a Rai Cinema e in associazione con Picomedia. La distribuzione nelle sale italiane sarà curata da 01 Distribution.
Le riprese si svolgeranno interamente a Napoli e dureranno per otto settimane, dall’11 febbraio al 3 aprile. La troupe impiegata sul set è composta da 67 professionisti, di cui ben 43 sono talenti locali, a conferma dell’impegno della produzione nel valorizzare le maestranze del territorio campano.
Napoli, Musa Ispiratrice
Con “Scherzetto”, Mario Martone prosegue la sua personalissima e appassionata esplorazione della sua città natale. Napoli non è solo una scenografia, ma un’entità viva, un personaggio a tutti gli effetti nel suo cinema. Dopo averne raccontato la storia teatrale in “Qui rido io” e averne scandagliato i sentimenti di appartenenza e sradicamento in “Nostalgia”, il regista sembra voler chiudere una sorta di trilogia ideale sulla memoria e sul tempo che passa, trasformando l’architettura e le atmosfere della città in un vero e proprio stato d’animo.
