Il mondo della cultura italiana piange la scomparsa di Dario Antiseri, filosofo e storico della filosofia, spentosi all’età di 86 anni nella sua casa di Cesi, in provincia di Terni, dopo una lunga malattia che lo aveva progressivamente allontanato dalla scena pubblica. Nato a Foligno il 9 gennaio 1940, Antiseri è stato una delle menti più influenti e prolifiche del pensiero contemporaneo, un intellettuale che ha saputo coniugare il rigore accademico con una straordinaria capacità divulgativa, lasciando un’eredità profonda e duratura.
La formazione e la carriera accademica: un percorso europeo
Dopo la laurea in filosofia conseguita con lode presso l’Università di Perugia nel 1963, Antiseri ha intrapreso un percorso di perfezionamento che lo ha portato in alcune delle più prestigiose università europee, tra cui Vienna, Münster e Oxford. Questi anni formativi sono stati cruciali per lo sviluppo del suo pensiero, permettendogli di approfondire temi legati alla logica matematica, all’epistemologia e alla filosofia del linguaggio. La sua carriera accademica è stata altrettanto brillante: libero docente dal 1968, ha insegnato presso atenei di grande prestigio come “La Sapienza” di Roma, l’Università di Siena e l’Università di Padova, dove è stato professore ordinario di filosofia del linguaggio dal 1975 al 1986. Successivamente, dal 1986 al 2009, ha ricoperto la cattedra di “Metodologia delle scienze sociali” presso l’Università LUISS “Guido Carli” di Roma, dove è stato anche Preside della Facoltà di Scienze Politiche dal 1994 al 1998.
L’eredità di Karl Popper e il Razionalismo Critico
Il nome di Dario Antiseri è indissolubilmente legato a quello di Sir Karl Popper. È stato infatti Antiseri il principale artefice della diffusione e della comprensione del pensiero dell’epistemologo austriaco in Italia, vincendo ostracismi e resistenze culturali. Attraverso le sue traduzioni, i suoi saggi e una delle più note biografie dedicate a Popper, pubblicata dal suo storico editore Rubbettino, Antiseri ha introdotto nel dibattito italiano i concetti chiave del razionalismo critico e del fallibilismo. Per Antiseri, come per Popper, la conoscenza non è mai un possesso definitivo, ma un processo continuo di ipotesi e confutazioni. La scienza, in questa prospettiva, è “umana” proprio perché fallibile, e il suo progresso risiede nella capacità di individuare e correggere gli errori. Questo approccio ha avuto un impatto deflagrante sulla cultura italiana, mettendo in discussione i dogmatismi, in particolare quelli di matrice marxista ed idealista.
“Cristiano perché relativista”: il dialogo tra Fede e Ragione
Una delle cifre più originali e discusse del pensiero di Antiseri è stata la sua riflessione sul rapporto tra fede e ragione, culminata in opere di grande successo come “Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano”. In un’apparente contraddizione, Antiseri sosteneva che proprio la consapevolezza dei limiti della ragione umana (il “pensiero debole”) potesse aprire le porte alla fede. Il suo non era un relativismo nichilista, bensì un “razionalismo della contingenza” che, riconoscendo l’incapacità dell’uomo di costruire da solo sensi e valori assoluti, si apriva alla trascendenza. Questa posizione, coraggiosa e controcorrente, gli ha attirato critiche sia da una parte del mondo cattolico, che lo accusava di indebolire la ragione, sia da alcuni ambienti laici. Tuttavia, Antiseri ha sempre rivendicato con forza questa sintesi, vedendola come la base per una società aperta, plurale e tollerante, chiusa solo agli intolleranti.
Il suo ultimo lavoro, dal titolo emblematico “I dubbi del viandante”, pubblicato sempre da Rubbettino, rappresenta la summa del suo percorso di ricerca, un invito a un dialogo serrato tra scienza, filosofia e fede di fronte ai grandi interrogativi dell’esistenza.
Un divulgatore instancabile e un maestro per generazioni
Oltre al suo fondamentale contributo alla diffusione del pensiero liberale angloamericano e della Scuola austriaca (introducendo in Italia autori come von Hayek e von Mises), Dario Antiseri è stato un eccezionale didatta. Insieme a Giovanni Reale, è autore de “Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi”, il manuale di filosofia più diffuso e apprezzato nei licei e nelle università italiane, tradotto in numerose lingue, compreso il russo, dove è diventato un testo di riferimento nelle facoltà umanistiche dopo la caduta del marxismo-leninismo. Su questo testo si sono formate intere generazioni di studenti, che hanno appreso ad amare la filosofia come una competizione aperta tra idee diverse, fondata sulla consapevolezza della propria fallibilità.
La sua vastissima produzione saggistica, in gran parte pubblicata da Rubbettino, testimonia l’ampiezza dei suoi interessi, che spaziavano dalla metodologia delle scienze sociali all’ermeneutica, dalla didattica della storia alla filosofia politica. Il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui una laurea honoris causa dall’Università Statale di Mosca nel 2002, conferitagli insieme a Giovanni Reale.
Con la scomparsa di Dario Antiseri, l’Italia perde non solo un filosofo di grande spessore, ma anche un costruttore di ponti, un intellettuale che ha dedicato la vita alla difesa della ragione, della libertà e del dialogo, lasciando un’eredità di pensiero aperta e, proprio per questo, straordinariamente viva.
