Un velo di polvere depositato da ottantasei lunghi anni sta per essere sollevato dal palcoscenico del Teatro Carlo Felice di Genova. Torna in scena, in un evento che ha il sapore della riscoperta storica, “Il Campiello”, commedia lirica in tre atti di Ermanno Wolf-Ferrari. L’opera, gemma rara del teatro musicale italiano post-pucciniano, mancava dalla città ligure dal 16 gennaio 1940. La sua riproposizione, a partire da venerdì 13 marzo, con repliche il 15 e il 18 marzo, rappresenta un’occasione imperdibile per immergersi nelle atmosfere della Venezia settecentesca filtrate dalla sensibilità di un compositore cosmopolita.
Questo ritorno è reso possibile da un pregevole allestimento della Fondazione Arena di Verona, che ha già riscosso consensi di pubblico e critica. La regia è affidata a Federico Bertolani, il quale promette una lettura attenta alla dimensione corale e comunitaria della storia, mentre le scene di Giulio Magnetto delineano uno spazio unitario, la piazza (il campiello, appunto), che è il vero cuore pulsante dell’azione. A completare il team creativo, i costumi di Manuel Pedretti e le luci di Claudio Schmid, che accompagneranno lo spettatore nel corso di una giornata di Carnevale, dall’alba alla festa serale. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice (quest’ultimo preparato da Patrizia Priarone) salirà il maestro Francesco Ommassini, chiamato a dipanare la raffinata e complessa partitura di Wolf-Ferrari.
Un Cast di Voci per un Teatro d’Insieme
Protagonista dell’opera non è il singolo, ma la collettività variopinta che anima la piazzetta veneziana. Per dar vita a questo affresco corale, è stato riunito un cast di primo piano. Nel ruolo di Gasparina, giovane donna che sogna di evadere dalla ristretta vita del quartiere, troveremo il soprano Bianca Tognocchi. Accanto a lei, un nutrito gruppo di interpreti darà voce e corpo agli abitanti del campiello: Leonardo Cortellazzi sarà Dona Cate Panciana, Gilda Fiume interpreterà Luçieta, Saverio Fiore vestirà i panni di Dona Pasqua Polegana e la giovane soprano genovese Benedetta Torre sarà Gnese. Completano la compagnia Paola Gardina (Orsola), Matteo Mezzaro (Zorzeto), Gabriele Sagona (Anzoleto), Biagio Pizzuti (il Cavaliere Astolfi, affascinante forestiero) e Marco Camastra (Fabrizio Dei Ritorti).
Il Legame Indissolubile tra Wolf-Ferrari e Goldoni
Composta nel 1936 e rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano l’11 febbraio di quell’anno, “Il Campiello” è il culmine del cosiddetto “ciclo goldoniano” di Ermanno Wolf-Ferrari. Nato a Venezia nel 1876 da padre pittore tedesco e madre italiana, Wolf-Ferrari sviluppò uno stile unico, in equilibrio tra la chiarezza formale germanica e la cantabilità italiana. In Carlo Goldoni, trovò una fonte d’ispirazione costante, musicando ben cinque delle sue commedie. Non si trattò di un recupero nostalgico o filologico, ma di una vera e propria reinvenzione musicale del microcosmo popolare goldoniano, depurato dagli aspetti più marcatamente sociali e concentrato su un affresco corale di vita quotidiana.
Il libretto, curato da Mario Ghisalberti, fa un uso sapiente del dialetto veneziano, recuperando la tradizione dell’opera comica settecentesca. La trama è un intreccio di piccoli eventi quotidiani: amori, pettegolezzi, gelosie, progetti di matrimonio e litigi che nascono e si risolvono nell’arco di una giornata di festa, scandita anche da giochi popolari come la “venturina”. È un mondo di relazioni e conflitti che, come sottolinea il sovrintendente del Carlo Felice, Michele Galli, permette di scoprire una “Venezia musicale non da cartolina”.
Un Mosaico Sonoro tra Vienna, Verdi e Venezia
La partitura de “Il Campiello” è un capolavoro di eleganza e raffinatezza, un tessuto sonoro in cui si avvertono echi molteplici. La matrice culturale viennese del compositore emerge nelle atmosfere delle danze popolari, che possono ricordare Schubert, e in un’architettura formale che guarda al modello di Mozart. Al contempo, il chiacchiericcio colorito e perpetuo del coro e dei personaggi rivela la lezione profonda del “Falstaff” di Verdi, punto di riferimento essenziale per tutto il teatro comico italiano del Novecento, incluso il “Gianni Schicchi” di Puccini. Sotto la superficie leggera e ironica, tuttavia, l’opera è pervasa da una sottile vena di malinconia, la consapevolezza del tempo che scorre e del distacco, che si manifesta nel toccante addio di Gasparina alla sua città.
La scelta di riproporre un titolo così poco frequentato si inserisce in un percorso di riscoperta del repertorio novecentesco, offrendo al pubblico l’opportunità di apprezzare un autore che, come pochi altri, ha saputo creare un ponte tra la grande tradizione della commedia musicale italiana e la sensibilità del XX secolo. Un’operazione culturale che, oltre allo spettacolo principale, prevede anche un’iniziativa per le scuole, “Il campiello: a day in the Goldoni’s world!”, per avvicinare le nuove generazioni a questo patrimonio.
