Un viaggio sonoro che abbatte le frontiere geografiche e stilistiche, un dialogo profondo tra mondi apparentemente distanti che trovano un punto di convergenza nell’essenza stessa del suono. Questo è stato il raffinato concerto che l’Alipio C Neto “Apuap” trio ha offerto al pubblico del Knulp di Trieste, un evento organizzato dal Circolo del jazz Thelonius che ha saputo coniugare ricerca musicale, impegno culturale e pura emozione.
Sul palco, tre musicisti di caratura internazionale hanno intessuto una trama sonora complessa e affascinante: il contrabbassista Giovanni Maier, il batterista Gal Furlan e, anima del progetto, il sassofonista e compositore brasiliano Alipio C Neto. È da quest’ultimo, originario del Sertão di Pernambuco, che scaturisce l’ispirazione primigenia del trio: un’eco potente che porta con sé i suoni, i ritmi e lo spirito delle tradizioni afro-indigene del suo paese.
APÙAP: L’Udito del Mondo
Il nome stesso del progetto, “Apùap”, è una dichiarazione d’intenti. Questa parola, mutuata dalla lingua del popolo Kamayurá, una piccola comunità indigena del Brasile, può essere tradotta come “udito del mondo”. Non si tratta di un concetto astratto o di una velleità artistica, ma della radice stessa della loro visione del mondo. Come spiegato dagli organizzatori del concerto, che citano gli studi dell’accademico brasiliano Rafael Menezes Bastos, per i Kamayurá il suono è “materiale quanto le pietre lo sono per noi”.
Questa concezione permea l’intera “suite APÙAP” presentata a Trieste, un’opera dedicata esplicitamente alla lotta dei “Popoli Originari” per la salvaguardia della loro terra e per l’autodeterminazione. La musica del trio diventa così un veicolo di un messaggio potente, un atto di resistenza culturale che trasforma il palco in uno spazio di riflessione e solidarietà.
La Natura come Spartito
La performance del trio si è dipanata attraverso paesaggi sonori che evocavano la natura più selvaggia e incontaminata. Le linee melodiche del sax di Alipio C Neto si trasformavano in versi di animali sconosciuti, in suoni a singhiozzo, in fraseggi volutamente “sgradevoli” che mimavano il ronzio insistente di un insetto. Un’immersione totale in un universo acustico dove ogni suono è narrazione, ogni silenzio è denso di significato.
Tuttavia, questa esplorazione sonora, che attinge a piene mani dal linguaggio del free jazz e dell’improvvisazione, non è mai lasciata al caso. A sorreggere queste architetture sonore apparentemente caotiche c’è una solida base ritmica, tessuta con perizia dalla batteria di Gal Furlan e dal contrabbasso di Giovanni Maier. La loro interazione è un esempio di coesione e interplay, un tappeto ritmico che fornisce la struttura necessaria affinché le incursioni solistiche possano librarsi liberamente senza mai perdere la rotta. L’apparente libertà è, in realtà, frutto di un controllo meticoloso: i musicisti, pur avventurandosi in percorsi individuali, seguono con scrupolo gli spartiti, ritrovandosi con sincronia perfetta in incroci musicali prestabiliti, a dimostrazione di una profonda intesa e di un progetto compositivo ben definito.
Un Artista Poliedrico
Alipio C Neto è una figura di spicco nel panorama della musica contemporanea e di ricerca. La sua formazione, iniziata in Brasile e perfezionatasi a Lisbona, lo ha portato a diventare un artista poliedrico: performer, compositore, improvvisatore, ma anche poeta, educatore e studioso dedito agli studi musicali interdisciplinari. Le sue collaborazioni testimoniano la sua apertura e la sua versatilità, annoverando nomi del calibro di Alvin Curran, Giancarlo Schiaffini, Mike Cooper e Mark Sanders.
La sua musica è un crocevia di influenze, un ponte tra la tradizione e l’avanguardia, tra l’impegno politico e la ricerca estetica. Con il progetto “Apuap”, Alipio C Neto non si limita a creare musica, ma costruisce un’esperienza che invita l’ascoltatore a mettersi in gioco, a “udire il mondo” con orecchie nuove, più attente e consapevoli.
