Milano – Una notizia dal sapore agrodolce per l’immagine internazionale del nostro Paese. Secondo le anticipazioni del prestigioso Anholt-Ipsos Nation Brands Index (NBI) per il 2025, l’Italia si classifica al quarto posto a livello mondiale per reputazione, cedendo una posizione rispetto all’anno precedente. Un piccolo passo indietro che, tuttavia, non deve ingannare: il punteggio complessivo del “brand Italia” è in realtà migliorato. A spiegare questa dinamica è stato Simon Anholt in persona, l’ideatore dell’indice, durante un intervento alla Borsa Internazionale del Turismo (BIT) di Milano. “La variazione non si deve a una perdita di reputazione”, ha chiarito Anholt, “ma al balzo in avanti del Canada”, che si è insediato sul terzo gradino del podio.

La classifica, giunta alla sua trentesima edizione, vede il Giappone consolidare la sua prima posizione, seguito dalla Germania, confermando un podio di nazioni percepite come stabili, innovative e affidabili. Per l’Italia, rimanere stabilmente nella Top 5, e da ben 17 anni consecutivi nella Top 10, è un risultato di per sé straordinario, che testimonia la forza e la resilienza del nostro soft power.

L’analisi della performance italiana: luci e ombre

Scavando nei dati, emerge un quadro complesso e ricco di sfumature. Il “paradosso italiano”, come lo definisce lo stesso Anholt, è più evidente che mai: da un lato, un capitale simbolico e culturale immenso, dall’altro, “una percezione di sistema meno competitiva”. Non è una sorpresa, infatti, che l’Italia continui a dominare incontrastata nelle categorie Cultura e Turismo, dove risulta prima in assoluto. Questo primato si riflette anche nel Sovereign Profile Ratings 2025, un indicatore che combina il punteggio NBI con il livello di familiarità del pubblico globale: qui l’Italia si posiziona nella fascia più alta, la “A+”, caratterizzata da punteggio e notorietà entrambi elevati.

Tuttavia, le aree di debolezza rimangono quelle storiche. L’analisi segnala la necessità di miglioramenti significativi in due ambiti cruciali per la crescita economica sostenibile:

  • Governance: la percezione della stabilità politica, della trasparenza e dell’efficienza della pubblica amministrazione continua a pesare sul giudizio complessivo.
  • Attrattività per investimenti e talenti: nonostante le eccellenze, il Paese non è ancora percepito come un luogo ideale dove investire capitali o trasferirsi per sviluppare la propria carriera.

Oltre lo stereotipo: la nuova narrazione del Made in Italy

La vera sfida per il futuro, secondo l’analisi dell’NBI, è evolvere la narrazione del “Made in Italy”. Pur rimanendo un pilastro fondamentale, non basta più fare leva esclusivamente sul patrimonio storico-artistico e sul lifestyle. È necessario affiancare a questi elementi, universalmente riconosciuti, una comunicazione più incisiva su settori ad alto valore aggiunto, in cui l’Italia è già un’eccellenza, ma che non sono ancora pienamente percepiti all’estero. Si parla di:

  • Manifattura avanzata
  • Aerospazio
  • Ricerca scientifica
  • Sostenibilità e tecnologie green

L’obiettivo strategico è quello di superare “l’effetto museo” per essere riconosciuti come attori credibili e innovativi, capaci di plasmare il futuro e non solo di custodire il passato.

Perché il Nation Brands Index è così importante?

L’Anholt-Ipsos Nation Brands Index non è una semplice classifica di popolarità. È considerato uno degli studi più autorevoli a livello globale perché misura in modo scientifico la percezione internazionale di 50 nazioni, basandosi sulle risposte di circa 40.000 persone in 20 mercati chiave. L’indice analizza sei dimensioni principali: Esportazioni, Governance, Cultura, Popolo, Turismo e Attrattività per Immigrazione e Investimenti. La sua rilevanza è soprattutto economica: Anholt stesso ha evidenziato una correlazione superiore al 60% tra l’immagine di un Paese e i ricavi generati da commercio, turismo e investimenti diretti esteri (IDE). Una buona reputazione, in sintesi, si traduce in valore economico tangibile.

Il quarto posto dell’Italia, quindi, è un invito a non adagiarsi sugli allori. È un segnale che, per competere in un mondo sempre più dinamico, non basta essere amati. Bisogna anche essere percepiti come efficienti, affidabili e aperti al futuro. La base da cui partire è solidissima, ma il lavoro per colmare il divario tra percezione e realtà, soprattutto in ambito economico e istituzionale, deve diventare una priorità nazionale.

Di atlante

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