La città di Torino si appresta a commemorare una delle sue figure intellettuali più luminose e coraggiose del Novecento. Lunedì 16 febbraio, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà presente al Teatro Carignano per la cerimonia ufficiale di apertura delle celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti. Un evento di alto valore istituzionale e culturale che darà il via a un intero anno di iniziative dedicate a riscoprire e attualizzare il pensiero del giovane giornalista, editore e filosofo antifascista.
Una Cerimonia Solenne al Teatro Carignano
L’appuntamento, fissato per le ore 11, vedrà la partecipazione delle massime cariche istituzionali e culturali. A sottolineare il profondo legame tra il pensiero gobettiano e i fondamenti della nostra Repubblica, sarà il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni, a tenere la lectio magistralis inaugurale. La sua prolusione avrà il compito di rileggere l’eredità di Gobetti non come una semplice icona del passato, ma come una coscienza critica ancora in grado di interrogare il nostro presente sui temi della libertà, della democrazia e dell’impegno civile.
La presenza del Capo dello Stato, come comunicato dalla Prefettura di Torino, conferisce il massimo sigillo istituzionale a un anniversario che intende andare oltre la ritualità, proponendo una riflessione collettiva sul valore della cultura come strumento di partecipazione e di resistenza. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha espresso grande soddisfazione per la visita del Presidente, definendola “una importante e costante dimostrazione d’affetto per la nostra città” e un riconoscimento al lavoro svolto dalle istituzioni cittadine.
Un Programma Pluriennale e Internazionale
Le celebrazioni per Piero Gobetti non si esauriranno nella giornata inaugurale, ma si estenderanno per tutto il 2026 e oltre, fino al 2028, con un ricco calendario di eventi. Il Comitato Nazionale, istituito dal Ministero della Cultura su proposta del Centro Studi Piero Gobetti, ha orchestrato un programma che coinvolgerà Torino, il Piemonte, l’Italia e l’Europa. Tra i promotori figurano importanti istituzioni come la casa editrice Einaudi, l’Archivio di Stato di Torino, l’Accademia delle Scienze e l’Ordine dei Giornalisti.
Il programma mira a rimettere in circolo le idee gobettiane attraverso convegni, spettacoli teatrali, pubblicazioni e attività rivolte soprattutto alle nuove generazioni. L’obiettivo è dialogare con i giovani, affinché la figura di Gobetti, “che la violenza fascista ha reso giovane per sempre”, possa ispirarli a trovare le parole per costruire “un mondo nuovo tutti i giorni”.
Le commemorazioni varcheranno anche i confini nazionali. Il 19 febbraio, infatti, le celebrazioni si sposteranno a Parigi, città dove Gobetti morì in esilio nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. È prevista una cerimonia al cimitero di Père Lachaise, dove riposa, seguita da un incontro alla Maison de l’Italie sul tema “La libertà dell’esilio”, per approfondire uno degli aspetti centrali della sua tragica esperienza umana e intellettuale.
Chi era Piero Gobetti: un faro di libertà nel buio della dittatura
Nato a Torino il 19 giugno 1901, Piero Gobetti fu una delle menti più brillanti e intransigenti dell’antifascismo. Nonostante la sua vita brevissima, stroncata a neanche 25 anni dalle conseguenze delle violenze squadriste, la sua attività fu prodigiosa. Fondatore di riviste cruciali come “Energie Nove” e, soprattutto, “La Rivoluzione liberale” (1922), divenne un punto di riferimento per l’opposizione al regime nascente.
Il suo pensiero, un “liberalismo rivoluzionario”, era profondamente originale. Con lucidità straordinaria, Gobetti comprese che il fascismo non era un incidente di percorso, ma “l’autobiografia della nazione”, ovvero la rivelazione dei mali storici e del conformismo della borghesia italiana. La sua critica era radicale, la sua intransigenza etica e politica assoluta. Per lui, la libertà non era un dato acquisito, ma una conquista quotidiana che richiedeva conflitto, cultura e responsabilità individuale. La sua casa editrice, che in soli tre anni pubblicò circa centocinquanta opere, fu un altro formidabile strumento di lotta culturale.
Identificato come un nemico irriducibile dal regime, subì persecuzioni, censure e aggressioni fisiche che minarono la sua salute, costringendolo all’esilio in Francia, dove trovò la morte prematura. La sua tomba al Père Lachaise è diventata un simbolo della lotta per la libertà e della resistenza contro ogni forma di tirannia.
L’Attualità del Pensiero Gobettiano
A un secolo dalla sua scomparsa, l’eredità di Piero Gobetti si rivela di una straordinaria attualità. In un’epoca segnata da nuove crisi della democrazia e dal riaffiorare di pulsioni autoritarie, il suo richiamo alla responsabilità intellettuale e al pensiero critico è più che mai necessario. Le celebrazioni del centenario, quindi, non rappresentano solo un omaggio a una figura storica, ma un’occasione preziosa per la società contemporanea di confrontarsi con una lezione di rigore morale e di impegno civile che non ha perso la sua forza.
