Con una decisione che segna un passaggio cruciale nella politica ambientale del continente, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato in via definitiva l’accordo politico sul nuovo obiettivo climatico intermedio per il 2040. Con 413 voti a favore, 226 contrari e 12 astensioni, l’Eurocamera ha confermato la volontà di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra del 90% rispetto ai livelli del 1990. Questo target vincolante si inserisce nella traiettoria che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, un pilastro fondamentale del Green Deal europeo.

Tuttavia, l’ambizioso obiettivo è stato temperato dall’introduzione di una serie di misure di flessibilità, pensate per rendere la transizione meno rigida e per tenere conto delle preoccupazioni sulla competitività industriale e sui costi per cittadini e imprese. Queste clausole sono il risultato di un intenso negoziato tra il Parlamento e il Consiglio, che riflette la complessità di bilanciare la leadership climatica con le realtà economiche dei 27 Stati membri.

Flessibilità e Crediti di Carbonio: I Dettagli dell’Accordo

Il cuore del compromesso raggiunto risiede nella possibilità di utilizzare strumenti che ammorbidiscono la rotta verso la decarbonizzazione. Tra questi, spiccano:

  • Crediti Internazionali di Carbonio: A partire dal 2036, sarà possibile contabilizzare nel bilancio delle emissioni UE fino al 5% di crediti di carbonio internazionali di alta qualità. Questo significa che una parte della riduzione potrà essere ottenuta finanziando progetti di decarbonizzazione in Paesi terzi, a condizione che questi siano compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e non vadano contro gli interessi strategici dell’Unione.
  • Rinvio del Sistema ETS2: L’entrata in vigore del nuovo sistema di scambio di quote di emissione (ETS2), che estende il prezzo del carbonio ai carburanti per il trasporto stradale e al riscaldamento degli edifici, è stata posticipata di un anno, dal 2027 al 2028. Questa misura è stata introdotta per mitigare l’impatto sociale ed economico su settori particolarmente sensibili per i cittadini.
  • Rimozioni Permanenti di Carbonio: Il testo approvato apre anche alla possibilità di utilizzare le cosiddette “rimozioni permanenti di carbonio” per compensare le emissioni più difficili da abbattere, specialmente nei settori già coperti dal sistema ETS.

Un Percorso Monitorato e Rivedibile

Un altro elemento chiave dell’accordo è l’introduzione di una clausola di revisione. La Commissione europea avrà il compito di valutare ogni due anni i progressi compiuti verso il raggiungimento dell’obiettivo del 2040. Questa valutazione periodica terrà conto non solo dei dati scientifici più aggiornati e degli sviluppi tecnologici, ma anche di fattori economici cruciali come la competitività industriale dell’UE e l’andamento dei prezzi dell’energia, con un occhio di riguardo per l’impatto su imprese e famiglie. Sulla base di questa analisi, la Commissione potrà proporre modifiche alla stessa legge sul clima, inclusa una potenziale revisione del target del 2040, per garantire che la transizione avvenga in modo economicamente efficiente e socialmente equo.

Questo approccio pragmatico, come sottolineato da diversi esponenti politici, mira a coniugare la transizione verde con il rafforzamento della competitività europea, cercando di raggiungere i tagli alle emissioni “nel modo più efficiente sotto il profilo dei costi”.

Il Contesto e i Prossimi Passi

L’approvazione di questo nuovo regolamento modifica la Legge europea sul clima, adottata nel 2021, che già fissava l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e un target intermedio di riduzione del 55% entro il 2030. Il nuovo obiettivo per il 2040 rappresenta quindi un “gradino” intermedio fondamentale per mantenere l’Unione sulla giusta rotta. Ora, dopo il via libera del Parlamento, l’accordo dovrà essere approvato formalmente anche dal Consiglio. Successivamente, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ed entrerà in vigore 20 giorni dopo.

La decisione arriva in un momento delicato per l’economia globale e riflette un dibattito acceso all’interno dell’UE su come perseguire l’agenda verde senza compromettere la crescita economica e il benessere sociale. Le flessibilità introdotte sono state viste da alcuni come un indebolimento dell’ambizione climatica, mentre altri le considerano un necessario esercizio di realismo per garantire la fattibilità e l’accettazione pubblica della transizione ecologica.

Di atlante

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