Milano – Una svolta significativa nel caso di Danilo Coppola, l’immobiliarista romano noto per il suo ruolo di primo piano durante la controversa stagione finanziaria dei cosiddetti ‘furbetti del quartierino’. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto la detenzione domiciliare in una struttura sanitaria situata nel Comasco, ponendo fine alla sua permanenza nel carcere di San Vittore. La decisione, definita “esemplare” dal figlio Paolo, giunge dopo un lungo iter giudiziario e si fonda sulle precarie condizioni di salute dell’imprenditore.

Le motivazioni del provvedimento: “Trattamento contrario al senso di umanità”

Il collegio del Tribunale di Sorveglianza milanese, presieduto da Rosanna Calzolari, ha stabilito che la prosecuzione della detenzione in carcere per Coppola “determinerebbe un trattamento contrario al senso di umanità”, come sancito dagli articoli 27 e 32 della Costituzione. Secondo i giudici, le “problematiche di natura psico fisica” dell’immobiliarista rendono il regime carcerario non idoneo a perseguire la finalità rieducativa della pena. Questa valutazione ha portato alla concessione dei domiciliari in una clinica, dove Coppola potrà ricevere le cure necessarie fino alla fine della sua pena, prevista tra circa due anni.

La decisione di Milano arriva dopo che in passato la stessa richiesta era stata respinta dal Tribunale di Sorveglianza di Roma e persino dalla Cassazione. I legali di Coppola avevano a più riprese presentato certificati e perizie che attestavano un grave stato di debilitazione, con una perdita di peso di circa 25 chili e profonde sofferenze psicologiche. I giudici milanesi hanno inoltre considerato “l’atteggiamento positivo e responsabile assunto dal condannato”, escludendo un elevato pericolo di fuga, anche in virtù del fatto che Coppola è stato estradato dagli Emirati Arabi, dove si era trasferito.

Il percorso giudiziario e la condanna

Danilo Coppola stava scontando il residuo di una condanna a sette anni di reclusione, confermata in Appello nel 2020, per la bancarotta fraudolenta di diverse società del suo gruppo. Le accuse riguardavano i fallimenti del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria. Quest’ultima, in particolare, era una società creata per un ambizioso progetto di sviluppo immobiliare su una vasta area a est di Milano. La sua vicenda giudiziaria è stata complessa e travagliata, con numerosi procedimenti a suo carico nel corso degli anni, molti dei quali conclusi con un’assoluzione. Già in passato, durante periodi di detenzione, Coppola aveva manifestato seri problemi di salute, inclusi problemi cardiaci che avevano richiesto ricoveri.

La reazione della famiglia: “La fine di un calvario”

Grande soddisfazione è stata espressa dal figlio Paolo Coppola, che si è a lungo battuto per ottenere la scarcerazione del padre. “Sono andato a prenderlo e l’ho accompagnato e adesso potrà ricevere tutte le cure di cui ha bisogno, con la speranza che possa ristabilirsi”, ha dichiarato al quotidiano Il Giorno. Paolo Coppola ha definito il provvedimento del tribunale milanese “esemplare”, sottolineando come metta in luce “la mancanza di umanità” della detenzione carceraria per persone nelle condizioni di salute del padre. “Una detenzione che lo stava uccidendo”, ha aggiunto con forza.

Chi sono i ‘furbetti del quartierino’

L’espressione ‘furbetti del quartierino’ è entrata nel lessico comune nell’estate del 2005 per descrivere un gruppo di finanzieri e immobiliaristi, tra cui lo stesso Coppola, Stefano Ricucci e Gianpiero Fiorani, protagonisti di audaci e controverse scalate a importanti istituti bancari e gruppi editoriali italiani, come Antonveneta e RCS. La vicenda, caratterizzata da intercettazioni telefoniche che svelarono un intreccio opaco tra finanza e politica, scosse profondamente l’establishment economico-finanziario del paese, portando a inchieste giudiziarie di vasta portata.

Di veritas

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