Milano – Le tensioni che hanno scosso Milano lo scorso sabato, durante una manifestazione di protesta contro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, hanno innescato un acceso dibattito politico che vede contrapposti il sindaco della città, Giuseppe Sala, e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Al centro della contesa, la linea da tenere nei confronti del dissenso e la gestione dell’ordine pubblico in un contesto di crescente polarizzazione.

La condanna della violenza e l’appello di Sala

A margine della cerimonia per il Giorno del Ricordo, il sindaco Sala ha espresso una ferma condanna per le violenze verificatesi durante il corteo. “Credo che non si possa che condannare le violenze”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di isolare e punire i gruppi violenti. Tuttavia, il primo cittadino ha anche lanciato un monito contro la strumentalizzazione del dissenso: “c’è un clima nel mondo e nel nostro paese per cui ogni forma di dissenso viene bollata come contro la nazione”. Secondo Sala, è fondamentale “accettare che qualcuno non la vede come chi governa” e, pertanto, è “molto, molto meglio non strumentalizzare”.

Il sindaco ha poi ribadito il valore unificante delle Olimpiadi, definendo “surreale” il tentativo di non riconoscere l’importanza dell’evento per il Paese e commuovendosi al ricordo del coro “Sergio Sergio” per il Presidente della Repubblica durante la cerimonia di apertura.

La dura replica della Premier Meloni: “Nemici dell’Italia”

Di tenore diametralmente opposto la reazione della premier Giorgia Meloni, che non ha esitato a definire i responsabili dei disordini “nemici dell’Italia e degli italiani”. Attraverso i suoi canali social, la Presidente del Consiglio ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e alla città di Milano, sottolineando come le immagini degli scontri, diffuse a livello internazionale, vanifichino il lavoro di migliaia di persone, inclusi molti volontari, impegnate per la buona riuscita dei Giochi. Per la premier, non si tratta di semplice dissenso, ma di un attacco mirato all’immagine del Paese.

Il contesto della manifestazione e gli scontri

La manifestazione di sabato 7 febbraio ha visto la partecipazione di circa cinquemila persone, secondo le stime della Questura. Il corteo, partito da piazzale Medaglie d’Oro, era diretto contro i Giochi Olimpici e la presenza in Italia dell’agenzia statunitense ICE (Immigration and Customs Enforcement). Le tensioni sono degenerate nel quartiere Corvetto, quando un gruppo di manifestanti incappucciati si è staccato dal corteo principale tentando di raggiungere la tangenziale. Ne sono seguiti scontri con le forze dell’ordine, che hanno risposto al lancio di fumogeni, petardi e bottiglie con l’uso di idranti e gas lacrimogeni. La Procura di Milano ha aperto un’indagine a carico di sei persone fermate, ipotizzando i reati di manifestazione non autorizzata, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale.

Un clima politico avvelenato

Le dichiarazioni incrociate tra Sala e Meloni si inseriscono in un quadro politico già teso. Da un lato, il governo e la maggioranza sono compatti nel condannare le violenze e nel chiedere una netta presa di distanza da parte delle opposizioni. Dall’altro, esponenti del centrosinistra, pur condannando gli atti violenti, accusano la destra di voler soffocare ogni forma di dissenso. La vicenda si intreccia anche con altri episodi, come i sabotaggi alle linee ferroviarie rivendicati da gruppi anarchici sempre in chiave anti-Olimpiadi, che contribuiscono ad alimentare un clima di allarme.

La polemica sulla gestione della sicurezza e sul diritto a manifestare sembra destinata a continuare, riflettendo una frattura profonda nel Paese su come bilanciare ordine pubblico e libertà di espressione in occasione di grandi eventi internazionali.

Di veritas

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