Philadelphia – Il sipario della storica Academy of Music si è alzato su una delle produzioni più audaci e innovative della stagione: “Complications in Sue”. Andata in scena per una serie limitata di rappresentazioni dal 4 all’8 febbraio 2026, quest’opera ha catalizzato l’attenzione del mondo culturale per la sua struttura avanguardistica e per il team creativo stellare che ha riunito. Un’opera che, come un complesso sistema fisico, esplora le variabili di un’esistenza intera, scomponendola in frammenti per poi ricomporla in un mosaico di straordinaria potenza emotiva e intellettuale.

Una Genesi d’Autore: Dall’Idea di Justin Vivian Bond al Libretto di Michael R. Jackson

Il cuore pulsante di “Complications in Sue” nasce da un’idea dell’artista e icona del cabaret Justin Vivian Bond, vincitrice della prestigiosa borsa di studio MacArthur “Genius”. La sua visione, originariamente nata da uno scambio scherzoso con l’attrice Tilda Swinton, è stata trasformata in un libretto denso e poetico da Michael R. Jackson, drammaturgo acclamato e vincitore del Premio Pulitzer e del Tony Award per il suo musical “A Strange Loop”. Per Jackson, questo progetto rappresenta il debutto nel mondo dell’opera, un banco di prova dove ha potuto trasporre la sua caratteristica “provocatoria miscela di elevatezza intellettuale e satira graffiante” in una nuova, imponente scala.

L’opera traccia la vita della protagonista, Sue, interpretata magistralmente dalla stessa Justin Vivian Bond, attraverso dieci decenni. Un viaggio esistenziale che si dipana dalla nascita alla morte, esplorando i momenti quotidiani e quelli straordinari che definiscono un’intera vita.

La Struttura: Dieci Quadri per Dieci Compositori

La vera rivoluzione di “Complications in Sue” risiede nella sua architettura musicale. Invece di affidarsi a un singolo compositore, la produzione ha ingaggiato dieci talenti musicali diversi, ognuno incaricato di musicare una delle dieci vignette che compongono l’opera. Ogni scena, della durata di circa otto minuti, copre un decennio della vita di Sue, creando un paesaggio sonoro tanto vario quanto la vita stessa.

Questa scelta, nata anche dalla necessità di accelerare i tempi di produzione sotto la nuova direzione di Anthony Roth Costanzo, si è ispirata al gioco surrealista del “cadavere squisito” (Exquisite Corpse). A ogni compositore è stato fornito solo il libretto della propria scena e un breve riassunto del resto, lasciandoli lavorare in una sorta di isolamento creativo. Il risultato è un’opera polifonica, un arazzo di stili e umori che sfida le convenzioni e spinge i confini del genere.

Il parterre di compositori include nomi di spicco e veterani dell’Opera Philadelphia, tra cui:

  • Missy Mazzoli (“Breaking the Waves”)
  • Nico Muhly (“Dark Sisters”)
  • Rene Orth (“10 Days in a Madhouse”)
  • Nathalie Joachim (Compositrice in Residenza 2025-2026)
  • Andy Akiho
  • Alistair Coleman
  • Cécile McLorin Salvant
  • Kamala Sankaram
  • Dan Schlosberg
  • Errollyn Wallen

La Moda come Narrazione: I Costumi di JW Anderson

Un elemento fondamentale, che funge da filo conduttore visivo attraverso i decenni, è rappresentato dai costumi disegnati da Jonathan Anderson, la mente creativa dietro il marchio JW Anderson e direttore creativo di Dior. Per Anderson, che segna con questa produzione il suo debutto nel design per l’opera, la sfida è stata quella di tradurre in tessuto l’evoluzione di una vita. I suoi abiti non sono semplici decorazioni, ma veri e propri strumenti narrativi che aiutano a definire il personaggio di Sue in ogni fase della sua esistenza.

La collaborazione tra Anderson e Bond non è nuova; Bond è da tempo musa e volto per il brand JW Anderson, avendo partecipato a campagne pubblicitarie e progetti culturali. Questa profonda intesa artistica si riflette nella creazione dei costumi, che appaiono come un’estensione naturale della performance di Bond, dall’abito iridescente piumato dell’ingresso in scena fino agli abiti che segnano la sua maturità e vecchiaia.

Una Produzione Corale per un’Opera del Futuro

Sotto la co-regia di Zack Winokur e Raja Feather Kelly, e con la direzione d’orchestra di Caren Levine al suo debutto con l’Opera Philadelphia, “Complications in Sue” si configura come un’opera corale in ogni suo aspetto. Il progetto è un chiaro segnale della visione di Anthony Roth Costanzo per il futuro della compagnia: un’istituzione impegnata nell’innovazione e nello sviluppo dell’opera per il XXI secolo.

L’opera, con la sua audace fusione di cabaret, teatro e musica colta, e con la sua struttura frammentata ma profondamente coesa, non si limita a raccontare una storia. Pone una domanda fondamentale sul futuro stesso del genere operistico, dimostrando come esso possa ancora essere una forma d’arte viva, pulsante e capace di dialogare con la contemporaneità, attirando nuovo pubblico e abbattendo le barriere tra le discipline artistiche.

Di davinci

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