Come un’onda che ridisegna la battigia, la cultura contemporanea lambisce le coste di Napoli, portando con sé la prima, attesissima edizione di Artinmove Weeks – Reverse Angle. Fino al 4 marzo 2026, il capoluogo partenopeo diviene il fulcro di una riflessione profonda e articolata sulle immagini in movimento, un crocevia di sguardi, poetiche e ricerche che animerà diversi luoghi simbolo della città. Curato da Gianluca Riccio e Gina Annunziata, direttori dell’Osservatorio Artinmove, il festival si propone come una piattaforma di dialogo tra cinema sperimentale, videoarte e media time-based, confermando la vocazione di Napoli a laboratorio di sperimentazione artistica.
Promossa dall’Osservatorio Artinmove, centro di ricerca nato in seno all’Accademia di Belle Arti di Napoli, la manifestazione è parte del più ampio progetto P+ARTS (Partnership for Artistic Research in Technology and Sustainability), finanziato dal PNRR e da NextGenerationEU. Questo legame sottolinea l’intento di esplorare le immagini in movimento non solo come forma d’arte, ma come strumenti critici per interrogare la memoria, le trasformazioni tecnologiche e i mutamenti degli immaginari collettivi. Il sottotitolo, “Reverse Angle” (contro-campo), evoca la volontà di osservare il presente da una prospettiva inedita, decentralizzata, che invita a ripensare i confini tra cinema, arti visive e performance.
Un parterre di artisti e curatori di fama internazionale
Il festival ha preso il via con una masterclass inaugurale di Anri Sala, artista di fama mondiale, che ha immediatamente definito il tono della rassegna: un’indagine in cui tempo, suono e percezione diventano materia viva di creazione. Il programma prosegue con un fitto calendario di incontri che vedono protagonisti artisti di primo piano nel panorama contemporaneo. Tra questi spiccano i nomi di Adrian Paci, Rä di Martino, le cui opere ibridano cinema e arti visive, Carola Spadoni, Irene Fenara, Emilio Vavarella ed Eva Giolo. Le loro ricerche attraversano il cinema d’artista, la video-installazione e le pratiche performative, offrendo al pubblico un’ampia panoramica delle tendenze più innovative del settore.
Accanto alla produzione artistica, Artinmove Weeks dedica ampio spazio alla riflessione teorico-critica. Il public program è arricchito dalla presenza di eminenti studiosi e curatori, tra cui Lorenzo Benedetti, Elisabetta Modena, Stefania Zuliani, Anna Masecchia, Vincenzo Estremo, Rossella Catanese e Jennifer Malvezzi. I loro interventi mirano a discutere le trasformazioni delle pratiche audiovisive e il loro inserimento in contesti espositivi e istituzionali sempre più fluidi e ibridi.
Focus ed eventi speciali: un omaggio a Chantal Akerman e le nuove frontiere della ricerca
Uno dei momenti più significativi del festival è senza dubbio il ciclo di proiezioni “Geografie dell’intimità”, un omaggio alla cineasta belga Chantal Akerman, scomparsa nel 2015. Realizzato in collaborazione con la Fondation Chantal Akerman e Cinematek, il programma, introdotto da Gina Annunziata e Anna Masecchia, attraversa l’opera della regista, esplorando il suo sguardo unico sul quotidiano, sul corpo e sulla dimensione politica dell’intimità. Un’occasione preziosa per riscoprire la complessità formale e teorica di una delle voci più radicali e poetiche della storia del cinema.
Il festival è anche una vetrina per importanti momenti editoriali e performativi. Di grande rilievo è la presentazione del volume “Italian Experimental Cinema and Moving-image Art: New Paths, New Perspectives” (Palgrave MacMillan), curato da Rossella Catanese e Jennifer Malvezzi. Quest’opera offre una mappatura aggiornata e una delle prime indagini sistematiche in lingua inglese sulla storia del cinema sperimentale e d’avanguardia in Italia, analizzando produzioni, circuiti distributivi e discorsi teorici.
A completare l’offerta, la performance live “Beats & Pieces” di Rossella Catanese e del sound designer Piero Fragola, in collaborazione con l’Eye Filmmuseum Netherlands. L’evento combina materiali d’archivio, frammenti di pellicole “orfane” della collezione “Bits & Pieces” del museo olandese, con le sonorità elettroniche create da sintetizzatori modulari, dando vita a un dispositivo audiovisivo immersivo che trasforma l’eredità del cinema frammentato in un’opera contemporanea.
Una rete diffusa per la cultura
Artinmove Weeks si caratterizza per la sua natura diffusa, che coinvolge attivamente la città e le sue istituzioni culturali. Gli eventi si svolgono in una pluralità di sedi prestigiose, creando un percorso che attraversa il tessuto urbano e culturale di Napoli:
- CASA – Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo
- Palazzo Degas
- Casa Cinema
- Museo Madre – Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee
Questa rete di collaborazioni, che include anche partner accademici e istituzionali internazionali come il Conservatorio di Matera, la Libera Università di Bolzano, la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, la Fondation Chantal Akerman e l’Eye Filmmuseum Netherlands, testimonia l’ambizione del progetto di rafforzare il dialogo tra formazione, ricerca e produzione artistica, posizionando Napoli come crocevia indispensabile nel dibattito globale sui linguaggi visivi.
