Il governo israeliano imprime una decisa accelerazione alla politica di espansione in Cisgiordania, un territorio al centro del conflitto israelo-palestinese da decenni. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche israeliane e confermato da dichiarazioni ufficiali, il gabinetto di sicurezza ha approvato una serie di decisioni che, di fatto, spianano la strada a un’annessione progressiva delle aree conosciute in Israele come Giudea e Samaria. I promotori di questa controversa iniziativa sono due figure di spicco dell’estrema destra israeliana: il Ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, e il Ministro della Difesa, Israel Katz.

Cambiamenti radicali nella gestione del territorio

Le nuove misure, approvate senza passare per il vaglio del governo plenario, introducono modifiche sostanziali nelle procedure relative alla gestione dei terreni e alle acquisizioni. Uno degli aspetti più allarmanti, secondo gli osservatori, è la possibilità per lo Stato di Israele di procedere alla demolizione di edifici di proprietà palestinese anche nelle aree A della Cisgiordania, zone che, secondo gli Accordi di Oslo, dovrebbero essere sotto il pieno controllo civile e di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Questa mossa è stata definita dal presidente palestinese Mahmoud Abbas come “pericolosa e illegale”.

Le decisioni mirano a facilitare l’acquisto di terreni da parte di privati cittadini ebrei, equiparando di fatto le procedure in Cisgiordania a quelle in vigore a Tel Aviv o Gerusalemme. Smotrich ha dichiarato che una registrazione fondiaria sistematica e la rimozione delle barriere alla compravendita eliminano “discriminazioni pregresse” e avvicinano Israele alla “piena sovranità in Giudea e Samaria”. Inoltre, le nuove norme estendono le competenze israeliane sui siti religiosi e permettono l’applicazione diretta di normative ambientali e sulla gestione delle risorse idriche anche in aree formalmente amministrate dall’ANP.

In violazione degli accordi internazionali

Queste decisioni si pongono in netto contrasto con i principi sanciti dall’Accordo di Hebron del 1997, una tappa fondamentale del processo di pace seguito agli Accordi di Oslo II. Firmato da Benjamin Netanyahu, allora al suo primo mandato da primo ministro, e dal leader dell’OLP Yasser Arafat, il protocollo prevedeva un parziale ritiro delle forze israeliane da Hebron, dividendo la città in due zone: H1 sotto controllo palestinese e H2, dove si trovano insediamenti ebraici, sotto controllo israeliano. L’intento era quello di creare una fase intermedia per la risoluzione del conflitto, ma le recenti decisioni del gabinetto israeliano sembrano minare alla base questo spirito di cooperazione.

La comunità internazionale, inclusa l’Unione Europea, ha più volte ribadito che l’annessione di territori occupati è illegale secondo il diritto internazionale e costituisce una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International hanno condannato fermamente i piani di annessione, definendoli un esempio di “legge della giungla” e un atto che esacerba decenni di violazioni sistematiche dei diritti dei palestinesi.

Il contesto politico e le mire espansionistiche

La tempistica di queste decisioni non è casuale. I membri più radicali del gabinetto di sicurezza, tra cui Smotrich e il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, sono determinati a promuovere l’applicazione della sovranità israeliana in Giudea e Samaria prima delle prossime elezioni. Queste figure politiche sostengono apertamente il progetto della “Grande Israele”, che non lascia spazio a un compromesso territoriale con i palestinesi.

Recentemente, Smotrich ha annunciato anche un piano per la costruzione di 3.400 nuove unità abitative per coloni tra Gerusalemme e l’insediamento di Ma’ale Adumim, un progetto noto come “E1”. Questo piano, se realizzato, dividerebbe di fatto la Cisgiordania in due, compromettendo la continuità territoriale di un futuro stato palestinese. Secondo Smotrich, “ogni insediamento, ogni quartiere, ogni unità abitativa è un altro chiodo nella bara” dell’idea di uno stato palestinese.

L’accelerazione sulla colonizzazione e sull’annessione di fatto della Cisgiordania si inserisce in un contesto di crescente violenza e di espansione degli avamposti illegali, spesso con il sostegno, diretto o indiretto, di organizzazioni legate al governo israeliano. Mentre la guerra a Gaza continua a catalizzare l’attenzione internazionale, le mosse del governo israeliano in Cisgiordania rischiano di creare una realtà sul terreno irreversibile, seppellendo definitivamente la soluzione dei due Stati.

Di atlante

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