Dalle vette più alte del mondo, un tempo abissi oceanici, emerge una testimonianza geologica che potrebbe riscrivere interi capitoli della storia della Terra. Un team di ricercatori della Jilin University in Cina ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Geology uno studio che identifica, sull’altopiano tibetano, le prove inequivocabili di due immense eruzioni vulcaniche sottomarine risalenti a oltre 200 milioni di anni fa. Questi eventi, definiti “fantasma” per la loro natura elusiva, non solo confermano la dinamicità estrema del nostro pianeta, ma offrono una possibile spiegazione a estinzioni di massa che hanno a lungo lasciato perplessi gli scienziati.
Un Viaggio nel Tempo: L’Oceano Tetide e la Pangea
Per comprendere la portata di questa scoperta, dobbiamo compiere un balzo indietro nel tempo di circa 250 milioni di anni, nel periodo Triassico. La Terra era un luogo molto diverso: quasi tutte le terre emerse erano unite in un unico supercontinente, la Pangea. Tra il blocco settentrionale (Laurasia) e quello meridionale (Gondwana) si estendeva un vasto braccio oceanico a forma di cuneo, noto come Oceano Tetide. Fu proprio sul fondale di questo antico mare che si verificarono i cataclismi ora venuti alla luce.
La tettonica a placche, il motore incessante che modella la superficie del nostro pianeta, era in piena attività. Le grandi masse continentali, scontrandosi, iniziarono a comprimere e a chiudere l’Oceano Tetide. Durante questo processo, noto come subduzione, gran parte della crosta oceanica fu “inghiottita” e trascinata verso il mantello terrestre. Tuttavia, alcuni frammenti di questo fondale oceanico primordiale scamparono alla distruzione, venendo incorporati, come cicatrici indelebili, nelle rocce che, attraverso milioni di anni di spinte e sollevamenti, avrebbero dato origine alla maestosa catena dell’Himalaya. È proprio in questi frammenti che i geologi, guidati da Jian-Jun Fan, hanno rinvenuto le prove: lava contorta e ripiegata, testimone silenziosa di un passato di fuoco negli abissi.
Le Eruzioni “Fantasma” e il Loro Impatto Devastante
Le eruzioni vulcaniche sottomarine sono eventi difficili da studiare. A differenza dei vulcani terrestri, le cui tracce possono rimanere visibili per ere geologiche, le prove di un’eruzione oceanica vengono rapidamente cancellate dal continuo processo di riciclo della crosta. Questo rende la scoperta in Tibet ancora più eccezionale. I ricercatori hanno datato con precisione due distinti eventi eruttivi:
- Il primo, avvenuto circa 232 milioni di anni fa.
- Il secondo, verificatosi circa 210 milioni di anni fa.
Queste non furono eruzioni comuni. Il magma non fuoriuscì da un singolo cono vulcanico, ma si sprigionò da immense fessure nel fondale marino, lunghe chilometri. Questo tipo di vulcanismo dà origine a quelle che i geologi chiamano “Grandi Province Ignee” (Large Igneous Provinces – LIPs), vastissimi altipiani di roccia fusa che possono coprire milioni di chilometri quadrati. L’impatto di tali eventi sulla vita marina dovette essere catastrofico.
L’iniezione di milioni di chilometri cubi di magma surriscaldato e ricco di minerali avrebbe innescato una serie di reazioni a catena letali. L’enorme quantità di nutrienti rilasciati avrebbe causato una crescita esplosiva e incontrollata di alghe e altri microbi (le cosiddette “fioriture algali”). Questo processo, a sua volta, avrebbe consumato rapidamente l’ossigeno disciolto nell’acqua, creando vaste “zone morte” anossiche e innescando una moria di massa tra le specie marine.
Un Nuovo Indiziato per le Estinzioni del Triassico
Il periodo Triassico fu segnato da diverse crisi biologiche, tra cui la grande estinzione di massa del Triassico-Giurassico, circa 201 milioni di anni fa, una delle cinque più grandi nella storia della vita. Sebbene quest’ultima sia principalmente associata al vulcanismo della Provincia Magmatica dell’Atlantico Centrale (CAMP), le eruzioni sottomarine dell’Oceano Tetide potrebbero spiegare altre estinzioni “minori” o eventi di crisi biologica rimasti finora senza una causa chiara.
Oltre all’impatto diretto sulla vita marina, queste eruzioni avrebbero potuto avere conseguenze climatiche globali. Il rilascio di enormi quantità di gas vulcanici, in particolare anidride carbonica (CO2), nell’atmosfera avrebbe potuto innescare un potente effetto serra, portando a un riscaldamento globale incontrollato e a una drastica alterazione degli equilibri climatici del pianeta. Sulla base di altri studi geologici, i ricercatori cinesi ipotizzano che un terzo, ancora più antico evento eruttivo possa essersi verificato nell’Oceano Proto-Pacifico circa 249 milioni di anni fa, suggerendo che questo tipo di vulcanismo fosse un fenomeno ricorrente e di portata planetaria in quell’era.
Questa scoperta, quindi, non solo aggiunge un tassello fondamentale alla complessa storia geologica dell’Himalaya, ma ci costringe a riconsiderare le cause di alcuni dei più drammatici eventi di estinzione della storia. Le montagne più alte della Terra, nate dalla collisione di continenti, conservavano al loro interno il segreto di un oceano scomparso e del suo passato infuocato, un monito potente sulla forza implacabile della natura e sulla fragilità della vita.
