Sono trascorsi due anni da quando “L’opera perfetta. Vita e morte di Masaccio”, edito da Neri Pozza, ha fatto il suo ingresso nelle librerie, eppure il fascino del mistero che avvolge la figura di Tommaso di ser Giovanni Cassai, universalmente noto come Masaccio, non accenna a diminuire. Il saggio dello storico dell’arte e segretario generale della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, si conferma un’opera di fondamentale importanza, un’indagine meticolosa che trascende la biografia per divenire un vero e proprio thriller storico-artistico, capace di appassionare non solo gli addetti ai lavori ma chiunque sia affascinato dalle intricate vicende del Rinascimento italiano.
Il volume si addentra in uno dei più grandi enigmi della storia dell’arte: la morte di Masaccio, avvenuta a Roma nella primavera del 1428 a soli ventisei anni. Una fine tanto prematura quanto sospetta, che fin da subito alimentò leggende e speculazioni. Si parlò di veleno, di un talento troppo grande e scomodo, spento dalla mano dell’invidia. Come riporta anche Filippo Brunelleschi, suo amico e mentore, la sua scomparsa fu una “grandissima perdita”. Masi, con l’acume del detective e la profondità dello storico, riapre il caso, scandagliando le fonti, esplorando ogni ipotesi e gettando luce sulle possibili rivalità e sui torbidi segreti che si celavano dietro lo splendore delle corti e delle botteghe fiorentine.
Un talento che sconvolse l’arte
Ma chi era davvero Masaccio? Nato a San Giovanni in Valdarno nel 1401, questo giovane artista, che Giorgio Vasari descrisse come “straccurato” nell’aspetto ma geniale nella pittura, fu uno dei padri fondatori del Rinascimento. Insieme a Brunelleschi per l’architettura e Donatello per la scultura, Masaccio rivoluzionò il linguaggio pittorico, abbandonando le eleganze tardogotiche per una rappresentazione della realtà potente, drammatica e incredibilmente moderna. Come sottolinea Bernard Berenson, fu un “Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò”. Le sue figure possiedono un volume e una fisicità mai visti prima, inserite in spazi costruiti secondo le nuove e rigorose regole della prospettiva scientifica, apprese direttamente da Brunelleschi.
Il libro di Masi ci conduce per mano all’interno dei capolavori masacceschi, analizzandoli con una scrittura avvincente e descrittiva. Riviviamo la potenza espressiva della Trinità in Santa Maria Novella, un affresco che sconvolse i contemporanei per la sua impeccabile costruzione prospettica, tanto da far ipotizzare un intervento diretto dello stesso Brunelleschi. Ci immergiamo, soprattutto, nella “scuola del mondo”, come Benvenuto Cellini definì la Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine. Qui, negli affreschi con le Storie di San Pietro, realizzati in collaborazione con il più anziano Masolino da Panicale, il genio di Masaccio esplode in tutta la sua forza. Scene come Il Tributo o la Cacciata dal Paradiso Terrestre sono pietre miliari della storia dell’arte, dove la narrazione visiva, la profondità psicologica dei personaggi e l’uso rivoluzionario del chiaroscuro creano un’esperienza emotiva che ha influenzato generazioni di artisti, da Leonardo da Vinci a Michelangelo.
L’indagine sulla morte: chi temeva Masaccio?
Il cuore pulsante del lavoro di Masi è l’indagine sulla scomparsa dell’artista. Chi poteva avere interesse a eliminare un talento così straordinario? L’autore esplora diverse piste:
- Invidie professionali: Il talento di Masaccio era tanto folgorante da oscurare molti artisti a lui contemporanei. La sua visione radicalmente nuova poteva essere percepita come una minaccia.
- Questioni economiche: Vasari riporta come Masaccio fosse poco avvezzo a riscuotere i propri crediti, se non in caso di estrema necessità. Potrebbe essere stato eliminato per un debito non onorato o per questioni di denaro?
- Intrighi politici e di potere: L’arte, nel Rinascimento, era uno strumento di potere. Masaccio lavorava per committenti importanti, come i Brancacci, e le sue opere potevano veicolare messaggi complessi. La sua morte potrebbe essere legata a lotte di potere che andavano ben oltre i confini della bottega?
Masi non offre una risposta definitiva, ma presenta al lettore un quadro completo di indizi e contesti, permettendogli di farsi una propria idea. Il libro diventa così un viaggio nel cuore pulsante di una Firenze ricca di fermenti culturali ma anche di ombre e pericoli, un luogo dove la bellezza poteva convivere con il tradimento e la morte.
Un autore, una garanzia
Alessandro Masi non è nuovo a biografie di grandi artisti che uniscono rigore scientifico e passione narrativa. Con Neri Pozza ha già pubblicato opere apprezzate su Giotto (“L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo”, 2022) e Benvenuto Cellini (“Vita maledetta di Benvenuto Cellini”, 2023), dimostrando una rara capacità di rendere vive e accessibili figure complesse del passato. La sua vasta cultura, che spazia dal futurismo alla politica culturale del Ventennio, gli permette di contestualizzare le vicende artistiche in un panorama storico e sociale più ampio, arricchendo la lettura di spunti e riflessioni. “L’opera perfetta” si inserisce in questo filone, confermando Masi come uno dei più abili e coinvolgenti divulgatori culturali del nostro tempo.
