Venezia torna a dialogare con uno dei più grandi maestri del XX secolo, Man Ray, in un evento espositivo che ha il sapore della riscoperta e della celebrazione. A distanza di cinquant’anni esatti dalla memorabile Biennale Arte del 1976, il Portego di Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale di Venezia, apre le sue porte alla mostra “Man Ray, l’immagine ritrovata”. Inaugurata il 6 febbraio, l’esposizione si configura come un tributo all’artista e un’occasione unica per immergersi nuovamente nel suo universo visivo, riproponendo il nucleo di opere che costituirono la mostra “Man Ray. Testimonianza attraverso la fotografia”.
Quell’evento storico, curato da Janus e allestito sull’isola di San Giorgio Maggiore, si inseriva nel contesto della Biennale diretta da Vittorio Gregotti, dedicata ai temi di Ambiente, Partecipazione e Strutture Culturali. Oggi, grazie a un’iniziativa prodotta dall’Archivio Storico della Biennale, quel patrimonio fotografico, generosamente donato dallo stesso Man Ray, rivive, arricchito e contestualizzato per offrire al pubblico contemporaneo una lettura più profonda e stratificata del suo contributo alla storia della fotografia e dell’arte.
Un Ritorno alle Origini: Il Corpus Fotografico del 1976
Il cuore pulsante della mostra è costituito dalla riproposizione integrale del corpus di 160 fotografie che Man Ray selezionò personalmente insieme al curatore Janus. Queste opere, che coprono un arco temporale che va dal 1917 al 1973, rappresentano una vera e propria summa del percorso creativo dell’artista, nato Emmanuel Radnitzky. Si tratta di un viaggio affascinante attraverso le sue sperimentazioni, dai celebri “rayographs” – immagini ottenute senza l’uso della macchina fotografica, poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile – ai ritratti iconici di artisti e intellettuali suoi contemporanei, fino alle composizioni surrealiste che hanno sfidato e ridefinito i canoni della rappresentazione.
La decisione di Man Ray di donare questo eccezionale insieme di lavori alla Biennale non fu casuale. Come ricordato da Debora Rossi, responsabile dell’Archivio Storico, l’artista, già anziano e malato, accettò l’invito del presidente di allora, Carlo Ripa di Meana, perché percepì nell’istituzione veneziana non solo un luogo espositivo, ma un centro di ricerca attivo e vitale. Questa donazione ha permesso di costituire uno dei fondi più preziosi e consultati dell’Archivio, testimoniando la lungimiranza dell’artista e il suo legame con la città lagunare.
Oltre la Fotografia: Documenti e Materiali Inediti
“Man Ray, l’immagine ritrovata” non si limita a ripresentare le fotografie del 1976. Il percorso espositivo è infatti arricchito da una preziosa selezione di materiali provenienti dall’Archivio Storico della Biennale. Documenti, corrispondenza, fotografie di allestimento e materiali di lavoro offrono uno sguardo inedito sul “dietro le quinte” della mostra originale e, più in generale, sul metodo creativo di Man Ray. Questi elementi permettono di contestualizzare le opere, di comprendere le scelte curatoriali di Janus e di apprezzare la meticolosa attenzione con cui l’artista seguì, pur da Parigi, la realizzazione del progetto espositivo veneziano.
Questa sezione documentaria è fondamentale per restituire la complessità di una figura poliedrica come Man Ray, che fu pittore, regista, grafico e, soprattutto, un instancabile innovatore, protagonista indiscusso delle avanguardie del Dadaismo e del Surrealismo.
Un Progetto Culturale a 360 Gradi
L’iniziativa della Biennale si completa con un workshop e la pubblicazione della riproduzione anastatica del catalogo storico del 1976. Quest’ultimo, edito dalla Biennale di Venezia, sarà arricchito da nuovi testi critici, interventi e apparati iconografici, con l’obiettivo di offrire una rilettura contemporanea del lavoro di Man Ray e di rinnovarne la funzione di strumento di studio per ricercatori e appassionati.
Come sottolineato dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, durante l’inaugurazione, questa mostra rappresenta l’attività pulsante dell’Archivio Storico, un “opificio continuo” che non si limita a conservare, ma che valorizza e riattiva il proprio patrimonio. L’esposizione si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione che vedrà a giugno l’inaugurazione della nuova sede dell’Archivio Storico presso l’Arsenale, confermando la missione della Biennale come centro internazionale di ricerca sulle arti contemporanee.
La mostra “Man Ray, l’immagine ritrovata” è dunque un’occasione imperdibile per riscoprire un gigante dell’arte del Novecento, per comprendere il suo linguaggio rivoluzionario e per riflettere sull’eredità di un pensiero visivo che continua a influenzare e ispirare la creatività contemporanea. Un omaggio che, a mezzo secolo di distanza, riafferma la centralità di Man Ray e il suo indissolubile legame con Venezia.
