Roma – Il Consiglio dei Ministri, nella serata di ieri, ha dato il via libera a un nuovo e complesso “pacchetto sicurezza”, composto da un decreto-legge e un disegno di legge. L’annuncio è stato accompagnato dalle parole della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui social ha definito i provvedimenti “non misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo Governo porta avanti fin dal suo insediamento”. Con queste nuove norme, ha aggiunto la premier, “continuiamo ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”. I testi, frutto di una lunga gestazione e di un confronto con la Presidenza della Repubblica per dirimere alcuni rilievi di costituzionalità, intervengono su un ampio spettro di materie: dall’ordine pubblico alla criminalità giovanile, fino alla sicurezza urbana.

Stretta sulla criminalità giovanile e l’uso di armi

Una delle sezioni più corpose del pacchetto è dedicata al contrasto dei crescenti fenomeni di violenza giovanile. L’intervento normativo mira a combattere l’uso di armi, sia proprie che improprie, da parte dei minori. Tra le misure più significative vi è una stretta sul porto e la vendita di coltelli e altri strumenti atti ad offendere ai minorenni. L’obiettivo dichiarato è quello di arginare il fenomeno delle “baby gang” e aumentare la percezione di sicurezza nei centri urbani, spesso teatro di episodi di microcriminalità che vedono protagonisti i più giovani.

Ordine pubblico e gestione delle manifestazioni

Un altro punto cardine del decreto riguarda la gestione dell’ordine pubblico, un tema tornato di stretta attualità dopo i recenti scontri avvenuti a Torino. Le nuove disposizioni potenziano i poteri di prevenzione e controllo in vista di manifestazioni in luogo pubblico. La misura che ha generato il maggior dibattito è l’introduzione del cosiddetto “fermo preventivo”.

Nello specifico, la norma prevede la possibilità per ufficiali e agenti di polizia di trattenere nei propri uffici, per un massimo di 12 ore, persone individuate durante controlli preventivi e ritenute pericolose per il pacifico svolgimento dei cortei. Tale fermo può essere disposto solo in “specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo”, sulla base di elementi di fatto come il possesso di armi, strumenti atti ad offendere, petardi o materiali per il travisamento.

Più tutele per le Forze dell’Ordine e i cittadini

Il pacchetto introduce anche norme volte a fornire maggiori garanzie a chi opera per la sicurezza e ai cittadini stessi. Viene inserito il cosiddetto “scudo penale”, che non rappresenta un’immunità, come precisato dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma una causa di non punibilità per chi, agente o semplice cittadino, compie un atto altrimenti considerato reato (come lesioni o sequestro di persona) nell’atto di fermare un ladro in flagranza di reato, in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine. “Vogliamo evitare un calvario agli agenti che fanno il loro dovere”, ha dichiarato la premier Meloni.

Contrasto alla microcriminalità: il caso dei borseggi

Un intervento specifico è mirato a contrastare il fenomeno dei borseggi, particolarmente diffuso nelle grandi città e nelle località turistiche. Con le nuove norme, il reato di furto con destrezza diventa procedibile d’ufficio. Questo significa che non sarà più necessaria la querela della persona offesa per avviare un procedimento penale, permettendo alle forze dell’ordine di agire con maggiore tempestività ed efficacia anche quando la vittima, spesso un turista, non è in grado di formalizzare una denuncia.

Le reazioni del mondo politico

L’approvazione del pacchetto sicurezza ha immediatamente acceso il dibattito politico. Mentre la maggioranza, con esponenti come il vicepremier Matteo Salvini, parla di un passaggio “dalle parole ai fatti”, le opposizioni si sono mostrate molto critiche. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha accusato il governo di voler “sfruttare i fatti di Torino per soffocare il dissenso”. Critiche sono arrivate anche dal Partito Democratico e da Alleanza Verdi e Sinistra, che vedono nelle nuove norme un tentativo di limitare le libertà di manifestazione e un approccio eccessivamente repressivo a problemi che avrebbero radici sociali. La premier Meloni ha replicato alle critiche, affermando che “serve un approccio più duro” e puntando il dito contro un “certo doppiopesismo della magistratura” che renderebbe difficile difendere i cittadini.

Di veritas

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