VENEZIA – Un giudizio netto, che suona come una sentenza politica. Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto e figura di spicco della Lega, non usa mezzi termini per definire l’operazione che ha portato Roberto Vannacci nelle file del Carroccio. “È stato un errore imbarcarlo nella Lega”, ha dichiarato ai microfoni di 24 Mattino su Radio 24, ribadendo un concetto già espresso in precedenza, quando aveva definito il generale “un corpo estraneo”. Una presa di posizione che non solo certifica la fine di un’alleanza politica durata appena nove mesi, ma apre anche uno squarcio profondo sulle tensioni e le diverse anime che convivono all’interno del partito guidato da Matteo Salvini.
“UN TRADIMENTO EVIDENTE E PIANIFICATO”
Le parole di Zaia sono pesanti come macigni e delineano un quadro di delusione e rammarico. “La storia non si valuta col senno di poi, cerchiamo di non fare gli illuministi: la verità è che è stato un errore, perché l’epilogo lo ha confermato”. Secondo il governatore veneto, la scelta del segretario Salvini di “includere un nuovo soggetto, che poteva diventare un soggetto politico nel futuro” si è rivelata un investimento fallimentare. “Questa storia si è tradotta in una disponibilità da parte nostra che è stata ripagata con un tradimento, che è stato evidente e sotto gli occhi di tutti. Vannacci se n’è andato, ma se n’è andato in maniera organizzata e pianificata”.
L’analisi di Zaia è impietosa e sottolinea come l’avventura di Vannacci nella Lega sia stata una “meteora”, durata dal momento della candidatura alle elezioni europee fino alla sua recente uscita per fondare il proprio movimento, “Futuro Nazionale”. “Se non ci fosse stato l’aiuto nostro, la partecipazione ai nostri congressi, la nostra disponibilità a candidarlo probabilmente oggi la storia sarebbe molto diversa”, ha aggiunto, rivendicando il ruolo cruciale del partito nell’ascesa politica del generale.
LA LEZIONE: “NIENTE CORSIE PREFERENZIALI, SERVE GAVETTA”
Dall’errore, secondo Zaia, bisogna trarre un insegnamento per il futuro. “Tutta questa storia ci insegna che vale sempre il vecchio metodo: niente corsie preferenziali, gavetta e verifica di condivisione degli ideali”. Un richiamo alla tradizione e alla struttura di un partito che, come sottolinea il Presidente del Veneto, “ha decenni di storia e prevede comunque una condivisione degli ideali”. Un monito chiaro contro le scorciatoie e le candidature esterne che non passano attraverso un percorso di militanza e di reale adesione ai valori del movimento. “Tu non puoi arrivare in un movimento come il nostro e pensare di dettare legge, o peggio ancora di cambiare la linea”, ha sentenziato Zaia.
DESTRA LIBERALE CONTRO DESTRA LIBERTICIDA
Il punto di rottura, secondo l’analisi del governatore, risiede in una fondamentale e insanabile divergenza ideologica. Citando le parole dello stesso Vannacci al momento dell’addio (“La destra che ho in mente è un’altra destra”), Zaia ha affermato: “E io sono convinto che lui abbia ragione, perché noi siamo per una destra liberale e non per una destra liberticida”. Una distinzione cruciale che segna il perimetro identitario della Lega secondo la visione zaiana, in netta contrapposizione con le posizioni più radicali espresse dal generale, che hanno creato non pochi imbarazzi e divisioni all’interno del partito fin dal suo ingresso.
Questa divergenza era emersa in più occasioni, come quando Zaia prese nettamente le distanze da alcune dichiarazioni di Vannacci sul fascismo, definendo le leggi razziali una “schifosissima pagina di storia”.
IL FUTURO DELLA LEGA E DEL CENTRODESTRA
L’uscita di scena di Vannacci, che ha già annunciato la creazione del suo partito “Futuro Nazionale”, non mette in discussione la leadership di Matteo Salvini, come ha tenuto a precisare lo stesso Zaia. Tuttavia, apre inevitabilmente una fase di riflessione e riposizionamento per la Lega. L’esperimento di “allargare” a destra, includendo una figura controversa ma capace di intercettare un certo malcontento, si è concluso con un nulla di fatto, anzi, con l’accusa di “tradimento”.
La reazione di Salvini all’addio del generale è stata di profonda delusione: “Pensavamo che la lealtà avesse un significato per chi ha indossato la divisa”. Un’amarezza che testimonia la scommessa persa dal segretario. Ora, la sfida per il Carroccio sarà quella di ricompattarsi e definire con chiarezza la propria identità, probabilmente ripartendo da quei valori liberali e autonomisti che figure come Zaia continuano a rappresentare. Nel frattempo, la nascita di “Futuro Nazionale” potrebbe ulteriormente frammentare l’elettorato di centrodestra, con sondaggi che già accreditano il nuovo movimento di una percentuale significativa di consensi, pescando voti sia dalla Lega che da Fratelli d’Italia.
