Il mercato dell’energia elettrica in Italia mostra segnali di assestamento all’inizio del 2026. Nella settimana numero 5, che comprende il periodo da lunedì 26 gennaio a domenica 1° febbraio, il Gestore dei Mercati Energetici (GME) ha comunicato un calo del Prezzo Unico Nazionale (PUN), l’indice di riferimento del costo dell’energia all’ingrosso. Il valore medio si è attestato a 140,74 euro per megawattora (MWh), evidenziando una diminuzione del 4,7% in confronto ai 147,72 euro/MWh della settimana precedente.
Questa variazione si accompagna a una leggera contrazione dei volumi di energia scambiati direttamente sulla borsa del GME, che sono risultati pari a circa 5,0 milioni di MWh. Nonostante la diminuzione dei volumi, il mercato ha mantenuto un alto livello di vivacità, come testimoniato dal dato sulla liquidità, che si è posizionata all’82,7%.
Dinamiche territoriali e andamento dei prezzi zonali
L’analisi dei dati su base geografica rivela una consueta eterogeneità nel panorama energetico nazionale. Durante la settimana in esame, i prezzi medi di acquisto hanno mostrato una forbice significativa tra le diverse zone del Paese. Le aree di Calabria e Sicilia hanno registrato i valori più contenuti, con un prezzo medio di 134,80 euro/MWh. All’estremo opposto, le zone Nord e Centro Nord si sono confermate le più onerose, con un prezzo che ha raggiunto i 142,54 euro/MWh.
Questa differenziazione territoriale non è una novità, ma riflette le dinamiche strutturali del sistema energetico italiano, legate alla localizzazione degli impianti di produzione e ai flussi di energia sulla rete di trasmissione. Recentemente, si è discusso dell’introduzione di un meccanismo di prezzi zonali più marcato per incentivare la produzione da fonti rinnovabili nelle aree a maggior consumo.
Il contesto di inizio 2026: tra rincari e stabilità
Il calo registrato nell’ultima settimana di gennaio si inserisce in un contesto più ampio che ha visto un avvio del 2026 caratterizzato da un aumento dei costi energetici. Il valore del PUN di gennaio 2026 si è attestato a 132,66 €/MWh, in crescita rispetto a dicembre 2025 ma comunque inferiore al dato di gennaio dell’anno precedente. Questa tendenza rialzista di inizio anno è stata influenzata da fattori di stagionalità e da un quadro geopolitico che continua a generare incertezze sui mercati internazionali.
Tuttavia, il recente calo suggerisce una possibile stabilizzazione, legata anche alle condizioni favorevoli del mercato del gas, che ha un impatto diretto sulla formazione del prezzo dell’elettricità. Infatti, il prezzo del gas, dopo un picco a febbraio 2025, ha mostrato una tendenza alla discesa, favorita dall’abbondanza di forniture in Europa, inclusi gli acquisti di Gas Naturale Liquefatto (GNL).
Uno sguardo al futuro: il nuovo PUN Index GME
È importante sottolineare che, a partire dal 1° gennaio 2025, il tradizionale Prezzo Unico Nazionale (PUN) è stato sostituito dal PUN Index GME. Questo nuovo indice, pur mantenendo una continuità nella logica di calcolo, rappresenta un’evoluzione nel monitoraggio del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica scambiata sul Mercato del Giorno Prima (MGP). L’obiettivo è quello di fornire un riferimento sempre più trasparente e accurato per tutti gli operatori del settore e per i consumatori finali, le cui bollette sono direttamente o indirettamente influenzate da queste dinamiche.
In conclusione, la flessione del prezzo dell’energia nell’ultima settimana di gennaio rappresenta un segnale positivo in un quadro generale che richiede attenzione. Le famiglie e le imprese italiane continuano a confrontarsi con costi energetici significativi, e l’andamento del PUN rimane un indicatore cruciale per comprendere le evoluzioni del mercato e per orientare le proprie scelte di consumo e di fornitura.
