ROMA – Un monito forte e chiaro, che arriva direttamente dai vertici del mondo bancario italiano e che mette in luce una delle sfide più strutturali e complesse per il futuro del Paese: la crisi demografica. Durante un’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica, il Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), Marco Elio Rottigni, ha delineato uno scenario preoccupante ma non privo di speranza. “La dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali”, ha dichiarato Rottigni, sottolineando come questa non sia una semplice previsione ciclica, ma una questione profondamente radicata nella struttura stessa della nostra società.
Secondo le analisi presentate dall’ABI, l’impatto del calo della popolazione in età lavorativa potrebbe essere devastante. In assenza di interventi correttivi, il Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano potrebbe risultare inferiore del 3,5% già nel 2030, con una contrazione che potrebbe superare il 30% entro il 2080 rispetto a un’ipotesi di occupazione costante. Si tratta di numeri che fotografano una realtà in cui meno persone lavorano, producono, consumano e investono, innescando una spirale negativa per l’intera economia.
Le Quattro “Leve” per Contrastare il Declino
Tuttavia, come ha tenuto a precisare lo stesso Rottigni, “questo scenario non è però inevitabile”. L’Italia, infatti, dispone di ampi margini di recupero, risorse di capitale umano e lavorativo che al momento risultano sottoutilizzate rispetto alla media europea. L’ABI ha identificato quattro “riserve” strategiche che, se attivate con politiche mirate, potrebbero non solo contenere ma potenzialmente azzerare gli effetti negativi della crisi demografica. Eccole nel dettaglio:
- I Giovani: Favorire l’ingresso e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro è cruciale. Politiche attive, formazione di qualità e condizioni contrattuali stabili sono fondamentali per sbloccare il potenziale di una generazione spesso costretta a emigrare o a vivere di precariato.
- Le Donne: Il tasso di occupazione femminile in Italia è ancora lontano dalle medie europee. Colmare questo divario attraverso servizi di welfare, come asili nido, e politiche di conciliazione vita-lavoro, libererebbe un’enorme risorsa per la crescita economica.
- Una Gestione Adeguata dei Saldi Migratori: L’immigrazione regolare, se gestita in modo efficace con programmi di integrazione, può rappresentare una risposta concreta al calo della forza lavoro. Attrarre talenti e lavoratori dall’estero è una necessità per sostenere il sistema produttivo.
- Gli Occupati Laureati: Valorizzare il capitale umano più istruito, evitando la “fuga dei cervelli” e creando opportunità professionali adeguate al livello di formazione, è un altro pilastro per aumentare la produttività e l’innovazione.
“Nostre analisi mostrano come annullando tali gap si riuscirebbe a ridurre significativamente gli effetti di minor crescita economica”, ha affermato con convinzione Rottigni, indicando una chiara direzione politica.
Oltre le Leve: Silver Age e Nuovi Imprenditori
L’approccio proposto dall’ABI non si ferma qui. Rottigni ha evidenziato la necessità di un approccio integrato che consideri anche altri segmenti della popolazione e del sistema produttivo. Si pensa, ad esempio, a misure dedicate ai nuovi nati, per sostenere le famiglie e invertire il trend della denatalità, e alla popolazione più anziana, i cosiddetti “silver ages”. Quest’ultima fascia demografica, in costante crescita, non rappresenta solo un costo per il welfare, ma anche un’opportunità in termini di consumi e “silver economy”. Infine, un occhio di riguardo va ai nuovi imprenditori, il cui ricambio generazionale è fondamentale per la vitalità del tessuto produttivo italiano.
Il Fenomeno della “Desertificazione Bancaria”
Nel corso dell’audizione, è stato toccato anche un tema collaterale ma strettamente connesso alle dinamiche demografiche: la progressiva riduzione degli sportelli bancari, in particolare nelle aree interne del Paese. Rottigni ha spiegato che questo fenomeno è il risultato di due fattori principali: “lo sviluppo incredibile delle attività digitali” e le “dinamiche di tenuta del territorio” legate proprio allo spopolamento.
“È un tema sostanzialmente di demografia”, ha sottolineato il DG dell’ABI. La chiusura di una filiale bancaria è spesso l’ultimo anello di una catena che vede scomparire scuole, presidi sanitari e altri servizi essenziali, in un “fenomeno inerziale di maggiore complessità”. Dati recenti mostrano come oltre 3.300 comuni italiani siano già senza una filiale bancaria, lasciando milioni di cittadini, soprattutto anziani e meno digitalizzati, in difficoltà nell’accesso ai servizi finanziari. Un problema sociale che si intreccia inesorabilmente con la sfida economica lanciata dalla crisi demografica.
