ROMA – Una ferita aperta da quasi tre decenni, che oggi torna a sanguinare con una violenza inaudita. La recente, devastante frana che ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, non è un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di una lunga storia di allarmi inascoltati e interventi mancati. Una storia che inizia nel lontano 12 ottobre 1997, quando un primo, imponente movimento franoso interessò i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio, costringendo centinaia di persone ad abbandonare le proprie case. Oggi, di fronte a un disastro di proporzioni ancora maggiori, con oltre 1.500 sfollati e un fronte franoso di 4 chilometri, il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, annuncia una stretta: un’indagine amministrativa per ricostruire la “cronistoria di quello che è accaduto negli ultimi 30 anni” e capire perché si sia arrivati a un “punto di non ritorno”.
“Omissioni e superficialità”: le accuse del Ministro
Intervistato da RaiNews24, il Ministro Musumeci ha usato parole dure, parlando di “omissioni e superficialità” e della probabile convinzione, all’epoca, che “la frana si fosse arrestata”. “Nel 1997 non si è intervenuti: vorrei capire se c’è stata una sottovalutazione del fenomeno”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di un’inchiesta che vada a fondo delle responsabilità amministrative. L’obiettivo è duplice: da un lato, fare chiarezza sul passato e sulle ragioni dei mancati interventi; dall’altro, comprendere l’evoluzione del fenomeno per valutare i rischi futuri per il centro abitato. A tal fine, è stata già istituita una Commissione di studio composta da geologi ed esperti che avrà il compito di analizzare le cause, la velocità del movimento franoso e le condizioni di rischio residue.
Cronistoria di un’emergenza permanente
La storia del dissesto idrogeologico di Niscemi è un drammatico elenco di occasioni mancate. Dopo la frana del 1997, che portò alla demolizione di 48 abitazioni e della storica chiesa di Sante Croci, fu dichiarato lo stato di emergenza. Tuttavia, a questa prima, grave avvisaglia non seguirono opere strutturali definitive. Per quasi un decennio, dal 1998 al 2007, lo stato di emergenza è stato semplicemente prorogato, mentre numerosi studi geologici confermavano l’altissimo rischio dell’area, caratterizzata da terreni sabbiosi poggianti su strati argillosi impermeabili. La prevenzione, di fatto, è rimasta confinata sulla carta.
- 2010: La Regione Siciliana risolve il contratto con l’impresa appaltatrice per un progetto di consolidamento da quasi 15 milioni di euro a causa di “gravi ritardi”, bloccando di fatto l’avvio dei lavori.
- 2014: Una nuova frana riporta l’attenzione sul problema. La Regione stanzia circa 9 milioni di euro per opere di regimentazione delle acque, drenaggi e consolidamento. Spesa effettiva: zero euro.
- 2022: L’allora Presidente della Regione, lo stesso Nello Musumeci, firma un Piano di assetto idrogeologico che classifica l’area di Niscemi a rischio R4, il livello massimo.
Un quadro desolante di fondi stanziati e mai spesi, progetti avviati e mai portati a termine, che solleva un pesante interrogativo sulla gestione del territorio e sulla catena di responsabilità che coinvolge amministrazioni locali e regionali succedutesi nel tempo.
Il dibattito politico e le accuse incrociate
L’annuncio dell’indagine da parte di Musumeci ha inevitabilmente acceso il dibattito politico. Le opposizioni, in particolare, puntano il dito contro lo stesso Ministro, ricordando il suo ruolo di Presidente della Regione Siciliana dal 2017 al 2022. Il capogruppo del Pd all’Ars, Michele Catanzaro, si è chiesto polemicamente: “ma c’è o ci fa?”, accusando Musumeci di scaricare le responsabilità sulle autorità locali. Angelo Bonelli di Europa Verde ha addirittura chiesto le dimissioni del Ministro, esibendo un documento della Protezione Civile che, a suo dire, già tra il 2019 e il 2022 segnalava al tavolo di Musumeci la necessità di intervenire proprio nelle aree oggi colpite. “Quel documento dimostra che Musumeci sapeva”, ha tuonato Bonelli.
Dal canto suo, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha difeso l’operato del Comune, affermando di aver più volte sollecitato interventi da parte degli organi superiori. Una complessa rete di accuse e difese che l’indagine amministrativa avrà il difficile compito di dipanare, nel tentativo di dare risposte a una comunità ferita e sfiduciata.
Il futuro di Niscemi: tra incertezza e necessità di risposte
Mentre la politica si interroga e si scontra, la terra a Niscemi non smette di muoversi. La frana, descritta dagli esperti come una delle più grandi in Italia per estensione del fronte, continua a destare preoccupazione. L’attenzione è ora concentrata sulla messa in sicurezza degli sfollati e sul monitoraggio costante del versante, ma la vera sfida sarà quella di passare, finalmente, dalla gestione dell’emergenza a una seria e concreta politica di prevenzione. L’indagine voluta da Musumeci potrebbe essere un primo passo, a patto che non si risolva in un mero esercizio burocratico ma riesca a individuare chiaramente responsabilità e a tracciare un percorso per evitare che disastri annunciati come quello di Niscemi possano ripetersi in futuro.
