Verona – Un anno a due velocità, segnato da sfide complesse ma anche da una notevole capacità di resilienza. Questo è il quadro che emerge per la Valpolicella al termine del 2025, una delle denominazioni più prestigiose del vino rosso italiano, che chiude l’anno con un giro d’affari complessivo superiore ai 600 milioni di euro. A tracciare il bilancio è il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, in occasione dell’evento “Amarone Opera Prima”, sottolineando come, nonostante un contesto congiunturale difficile e la pressione competitiva sui mercati internazionali, il settore abbia mostrato una buona ripresa nell’ultimo trimestre.
L’impatto dell’export e la sfida dei dazi
Il fronte delle esportazioni ha rappresentato il terreno più complesso per i vini della Valpolicella nel corso del 2025. Analizzando i dati relativi ai primi dieci mesi dell’anno, si registra un calo tendenziale in valore per i rossi Dop veneti fino a 15 gradi (una categoria merceologica in cui la Valpolicella ha un peso predominante, ma che tecnicamente non include l’Amarone). La flessione è stata del 2,1% a livello mondiale, con un calo più marcato verso gli Stati Uniti, pari al -5,8%. Quest’ultimo dato, in particolare, risente dell’impatto dei dazi introdotti dall’amministrazione statunitense, che hanno pesato significativamente sulle performance nella seconda metà dell’anno.
Tuttavia, il Consorzio evidenzia un dato importante: il decremento registrato dalla Valpolicella è “di tre volte inferiore rispetto alla performance nazionale della categoria rossista”, che ha segnato un -6,2%. Un risultato che, come sottolineato dal presidente del Consorzio, Christian Marchesini, testimonia “l’impegno profuso per contenere i danni” in uno scenario globale tutt’altro che semplice. Se da un lato si registrano cali significativi in mercati storici come la Svizzera (-9,8%), la Danimarca (-3,7%) e la Norvegia (-6,5%), dall’altro emergono segnali incoraggianti da altre piazze di sbocco strategiche.
I mercati in crescita: Canada e Germania in testa
A bilanciare le difficoltà su alcuni fronti, contribuiscono le ottime performance registrate in altri mercati chiave. Il Canada si conferma il primo acquirente dei vini della Valpolicella, con una crescita del 4,8%. Risultati positivi arrivano anche dalla Germania (+5,1%), dalla Svezia (+4,7%), dal Regno Unito (+8,9%) e dai Paesi Bassi, che segnano un notevole +12%. Questi dati dimostrano la capacità della denominazione di diversificare i propri mercati e di consolidare la propria presenza in aree strategiche, compensando così le perdite subite altrove.
L’andamento dell’imbottigliato: contrazione contenuta per Amarone, Ripasso e Valpolicella
Analizzando i dati relativi all’imbottigliato, ovvero i vini pronti per essere commercializzati, il Consorzio parla di una “contrazione più contenuta rispetto alle premesse”. In un contesto economico difficile, i cali sono stati limitati, a dimostrazione della solidità della domanda per i vini di punta della denominazione.
- L’Amarone chiude il 2025 con un calo del 2,4%, per un totale di circa 102 mila ettolitri imbottigliati.
- Il Valpolicella segna una flessione del 2,7%, attestandosi a 123,8 mila ettolitri.
- Il Ripasso registra il calo più marcato, con un -3,7%, ma supera comunque i 205 mila ettolitri.
Questi numeri, seppur negativi, sono letti con un certo ottimismo, considerando le difficoltà congiunturali e la capacità del sistema di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta, anche attraverso politiche di gestione della produzione.
Sostenibilità e visione futura: la Valpolicella guarda avanti
Oltre ai dati di mercato, un elemento chiave che emerge dal bilancio 2025 è la forte spinta verso la sostenibilità. Per la prima volta, oltre la metà dei vigneti della denominazione (il 53%) è risultata certificata come sostenibile. Un dato storico, trainato in particolare dalla certificazione ministeriale Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), che ha visto una crescita del 47% solo nel 2025. “In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità,” ha affermato il presidente Marchesini, definendola un “asset in chiave green” e una “leva di mercato” fondamentale, soprattutto in Nord-Europa e Nord-America.
Guardando al futuro, la strategia del Consorzio appare chiara: continuare a investire sulla promozione internazionale, sulla tutela del marchio e su una visione coesa che possa affrontare le sfide di un mercato in continua evoluzione, preservando la redditività per tutta la filiera.
