ROMA – Un passo avanti significativo per fare luce sulla strage di Crans-Montana, la tragedia che nella notte di Capodanno ha spezzato la vita di 40 persone, tra cui sei giovani italiani. L’Ufficio Federale di Giustizia elvetico ha ufficialmente accolto la richiesta di rogatoria internazionale presentata dalla Procura di Roma, segnando una svolta decisiva verso una collaborazione giudiziaria piena tra Italia e Svizzera. A febbraio, i magistrati dei due Paesi si incontreranno per definire i dettagli operativi e avviare un’indagine che si preannuncia complessa e delicata.

La collaborazione giudiziaria prende forma

La notizia, attesa da giorni, è stata confermata da una nota ufficiale trasmessa a piazzale Clodio. L’accettazione della rogatoria implica che le autorità svizzere metteranno a disposizione degli inquirenti italiani tutti gli atti dell’istruttoria finora svolta. Questo permetterà alla Procura di Roma, che indaga per i reati di omicidio, lesioni e incendio colposi, di avere un quadro completo delle prove raccolte, delle testimonianze e dei primi risultati delle perizie tecniche. L’obiettivo è la creazione di una squadra investigativa comune, un modello di cooperazione già utilizzato in ambito UE per reati transnazionali, che consentirebbe a magistrati e forze di polizia di entrambi i Paesi di lavorare in sinergia, condividendo informazioni in tempo reale e superando le lungaggini burocratiche delle tradizionali procedure internazionali.

L’incontro di febbraio, definito “tecnico”, sarà cruciale per stabilire le modalità di questa collaborazione. Da parte svizzera, è stato chiarito che non si tratta di una richiesta di “aiuto”, ma del riconoscimento della necessità di unire le forze, dato il coinvolgimento di vittime di nazionalità italiana, che obbliga la giustizia del nostro Paese ad aprire un procedimento penale.

Le indagini si allargano: non solo i gestori nel mirino

Mentre la macchina della cooperazione internazionale si mette in moto, l’inchiesta condotta dalla Procura del Canton Vallese si allarga. Inizialmente concentrata sui gestori del locale “Le Constellation”, i coniugi Jacques e Jessica Moretti, ora il registro degli indagati include altre figure chiave. Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche l’attuale responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana, Christophe Balet, e il suo predecessore, Ken Jacquemoud. Le ipotesi di reato ruotano attorno alle presunte lacune nei controlli di sicurezza e al mancato rispetto delle normative antincendio all’interno del locale, dove l’incendio sarebbe stato innescato da candele pirotecniche che hanno dato fuoco al rivestimento del soffitto.

Le indagini dovranno accertare le responsabilità a tutti i livelli: da chi ha gestito il locale quella notte a chi, negli uffici comunali, avrebbe dovuto vigilare sul rispetto delle norme. Secondo quanto emerso, lo stesso sindaco aveva ammesso di “non sapere” perché per cinque anni nessuno avesse controllato estintori e uscite di sicurezza del Constellation. I coniugi Moretti e i due funzionari saranno nuovamente interrogati nei prossimi giorni.

Il dolore delle famiglie e la ricerca della verità

La tragedia ha scosso profondamente l’opinione pubblica, in particolare in Italia, che piange sei giovanissime vittime: Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Le loro famiglie, così come quelle delle altre 34 vittime, attendono risposte e giustizia. La Procura di Roma si è attivata fin da subito, disponendo le autopsie sui corpi dei ragazzi italiani, un atto istruttorio non inizialmente previsto dalle autorità elvetiche.

L’invio di un team investigativo italiano, composto da agenti della Squadra Mobile e Vigili del Fuoco, è uno dei prossimi passi attesi, anche se al momento non vi sono comunicazioni ufficiali in merito. Questa squadra avrebbe il compito di partecipare attivamente alla raccolta delle prove sul luogo della strage, affiancando i colleghi svizzeri. La strada per la verità è ancora lunga, ma la collaborazione avviata tra Italia e Svizzera rappresenta una solida base per un’indagine completa e trasparente, che possa finalmente accertare tutte le responsabilità di quella terribile notte.

Di veritas

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